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venerdì 19 marzo 2010 S. Giuseppe sposo di M.V. - Ultimo agg.: 19/03/2010 11:45
 
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ESCLUSIVA/ Ruini: rifiutando Dio si dissolve l'uomo

giovedì 5 novembre 2009

In un momento storico nel quale la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo stabilisce che la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce "una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni" è utile fare un passo indietro e interrogarsi sull'idea di educazione che viene proposta dalla società, dai media e dalle istituzioni.
Da anni la Chiesa richiama l’attenzione sull’"emergenza educativa", forse la sfida antropologica più impegnativa del nostro tempo, in cui la società sembra aver abdicato al suo compito «in nome di una sterile neutralità». A partire da questa preoccupazione è nato il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, presieduto dal cardinale Camillo Ruini, che ci ha gentilmente concesso un'ampia intervista su questi temi.

Eminenza, il Progetto culturale della Cei nasce dalla preoccupazione di offrire un contributo per rispondere alle sfide più urgenti delle persone e della società in Italia. Quali sono oggi le esigenze e i pericoli che interrogano maggiormente i cristiani e la Chiesa?

Per il cristiano autentico è innanzitutto fondamentale il suo rapporto con Dio, che passa attraverso Gesù Cristo. Questa è la prima preoccupazione che deve avere, anche nel campo della cultura. La cultura contemporanea tende spesso, infatti, a lasciare Dio fuori dal proprio orizzonte e ad allontanare noi stessi da Lui.

A partire da questa esigenza quali obiettivi si pone il Progetto culturale?


Il Progetto Culturale vuole tenere aperto il rapporto dell’uomo con Dio. Un rapporto che ha due direzioni: da Dio all’uomo, innanzitutto, perché Dio per primo viene in cerca di noi e, in secondo luogo, dall’uomo a Dio.
Con questo Progetto la Chiesa riafferma la validità della fede in quel Dio che si rivela, concetto purtroppo scomparso dall’orizzonte della cultura contemporanea, e, in secondo luogo, lascia spazio alla ricerca di Dio. L’uomo, interrogandosi, giunge di fronte alla questione di Dio e soltanto rispondendo ad essa in maniera positiva trova un compimento del suo percorso, anche intellettuale.

Quali sono i principali campanelli d’allarme della cosiddetta “emergenza educativa” a cui lei sta dedicando da anni molta attenzione? Chi deve sentirsi chiamato a rispondere a questa emergenza?

Tutti devono sentirsi chiamati a rispondere: i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, ma anche i politici, i giornalisti, il mondo dello sport, dello spettacolo e del tempo libero. Ogni persona ha responsabilità educative, compresi gli stessi ragazzi.

Cosa intende per educazione?

La formazione della persona, che avviene attraverso il dialogo tra due libertà, quella di colui che educa e quella di colui che viene educato. Anzi, più propriamente, di colui che cerca di educarsi attraverso l’uso positivo della sua intelligenza e della sua libera volontà, per indirizzare positivamente gli impulsi che sente dentro di sé. La responsabilità è quindi universale, anche se naturalmente ha diversi gradi di intensità.

Nel Rapporto dal titolo “La sfida educativa” si avverte la preoccupazione antropologica della Chiesa, che interviene quando avverte il pericolo che l’uomo perda se stesso. Mettere al centro l’uomo può costituire un terreno comune per un dialogo tra cattolici e laici?

 

CONTINUA LA LETTURA DELL'INTERVISTA, CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO




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COMMENTI
05/11/2009 - Presenza (claudia mazzola)

Anni fa mi volevo disfare del Crocifisso che il nonno ci aveva dato, mi pareva inutile, poi decisi di pazientare. Ora, è ancora appeso alla parete di casa ed io mi sono attaccata addosso a quella presenza!

 
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