mercoledì 30 dicembre 2009
“The Noughties” è il termine in inglese per l’ultimo decennio, ma non, e questo è interessante, nell’inglese-americano, dato che nell’inglese-americano per indicare lo zero non si usa “nought”, ma “zero”, e per questo il decennio là è rimasto senza nome. Gli anni “zero” sono entrati nell’uso solo verso la fine del decennio, perché dieci anni fa eravamo troppo impegnati a pensare al millennio per chiederci come sarebbe stato il decennio. Nei minuti finali del ventesimo secolo, il bug Y2K, il “millenium bug”, minacciava di mandare in crisi i sistemi It in tutto il mondo al rintocco della mezzanotte. Il problema era iniziato con una falsa economia. Nel tentativo di risparmiare spazio nella memoria, i costruttori di computer avevano concentrato il datario in due cifre anziché quattro, creando la possibilità di una lettura dello 00 come 1900, invece di 2000, provocando il caos. Tutto è finito in nulla, ma ha stranamente offerto una anticipazione dell’umore di un decennio definito da falsi allarmi e da inattese ma reali catastrofi. Alle calcagna di Y2K sono venute la Sars, l’aviaria e infine la suina, e hanno mancato tutte la prevista distruzione dell’umanità. Tuttavia, non mancavano le preoccupazioni reali, dato che stavamo entrando, dopo tutto, in uno dei secoli più pericolosi della nostra storia, un secolo dove è possibile che qualche pazzo possa sviluppare nel proprio garage una qualche arma di distruzione di massa e con questa ricattare il mondo. In retrospettiva, i “Noughties” rimarranno definiti da un orrore così reale da essere inimmaginabile. Alle 15:28 dell’11 settembre 2001 tutto ciò che consideravamo acquisito è stato vanificato. L’11 settembre può essere interpretato sia come una rappresentazione di performance art che come un ignobile atto di malvagità terroristica. Tuttavia, non sembra plausibile che il distorto simbolismo del crollo delle torri gemelle possa essere stato un elemento intenzionale di questo attacco senza precedenti, penetrato nel centro della fiducia e compiacimento postbellici. Gli avvenimenti della fine decennio, il crollo dei mercati finanziari e dei valori immobiliari, sembrano essere stati predetti in modo inquietante in quei momenti di incubo. La società occidentale da quel momento è sembrata rifugiarsi nella postura dello struzzo. Come se la verità profonda fosse troppo orribile da contemplare, dato che metteva in luce la vulnerabilità di una civiltà che per mezzo secolo ha saltellato nel recinto della sicurezza e della prosperità. Così, nel primo decennio del secolo, il dibattito politico più persistente è stato attorno al fatto che Bush e Blair avrebbero dovuto intuire che Saddam non aveva armi di distruzione di massa, e loro sono diventati i cattivi, non Saddam o Bin Laden. L’11 settembre ha riprodotto per tutto il decennio l’eco di un avvenimento accaduto molto prima, all’inizio della età adulta della generazione ora detentrice del potere culturale: il Vietnam. Dal 2003 in poi, i “Noughties” sono stati una ripresa del 1968, di ricordi repressi di MyLai, RFK e Richard Nixon. La generazione del ’68 era ancora alla ricerca dei suoi Tricky Dick e in Bush e Blair ne ha trovati due al prezzo di uno. I sopravissuti della controcultura hanno evitato di affrontare i pericoli attuali rivisitando le emozioni della gioventù, ignorando le realtà morali in favore di una moralità imposta, radicata in una storia più semplice. Così, la sciagura dell’11 settembre è stata trasformata in un film del tutto diverso, dove il finale poteva essere scritto dai sogni rimasti della controcultura. CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO
“The Noughties” è il termine in inglese per l’ultimo decennio, ma non, e questo è interessante, nell’inglese-americano, dato che nell’inglese-americano per indicare lo zero non si usa “nought”, ma “zero”, e per questo il decennio là è rimasto senza nome. Gli anni “zero” sono entrati nell’uso solo verso la fine del decennio, perché dieci anni fa eravamo troppo impegnati a pensare al millennio per chiederci come sarebbe stato il decennio.
Nei minuti finali del ventesimo secolo, il bug Y2K, il “millenium bug”, minacciava di mandare in crisi i sistemi It in tutto il mondo al rintocco della mezzanotte. Il problema era iniziato con una falsa economia. Nel tentativo di risparmiare spazio nella memoria, i costruttori di computer avevano concentrato il datario in due cifre anziché quattro, creando la possibilità di una lettura dello 00 come 1900, invece di 2000, provocando il caos.
Tutto è finito in nulla, ma ha stranamente offerto una anticipazione dell’umore di un decennio definito da falsi allarmi e da inattese ma reali catastrofi. Alle calcagna di Y2K sono venute la Sars, l’aviaria e infine la suina, e hanno mancato tutte la prevista distruzione dell’umanità. Tuttavia, non mancavano le preoccupazioni reali, dato che stavamo entrando, dopo tutto, in uno dei secoli più pericolosi della nostra storia, un secolo dove è possibile che qualche pazzo possa sviluppare nel proprio garage una qualche arma di distruzione di massa e con questa ricattare il mondo.
In retrospettiva, i “Noughties” rimarranno definiti da un orrore così reale da essere inimmaginabile. Alle 15:28 dell’11 settembre 2001 tutto ciò che consideravamo acquisito è stato vanificato. L’11 settembre può essere interpretato sia come una rappresentazione di performance art che come un ignobile atto di malvagità terroristica. Tuttavia, non sembra plausibile che il distorto simbolismo del crollo delle torri gemelle possa essere stato un elemento intenzionale di questo attacco senza precedenti, penetrato nel centro della fiducia e compiacimento postbellici. Gli avvenimenti della fine decennio, il crollo dei mercati finanziari e dei valori immobiliari, sembrano essere stati predetti in modo inquietante in quei momenti di incubo.
La società occidentale da quel momento è sembrata rifugiarsi nella postura dello struzzo. Come se la verità profonda fosse troppo orribile da contemplare, dato che metteva in luce la vulnerabilità di una civiltà che per mezzo secolo ha saltellato nel recinto della sicurezza e della prosperità. Così, nel primo decennio del secolo, il dibattito politico più persistente è stato attorno al fatto che Bush e Blair avrebbero dovuto intuire che Saddam non aveva armi di distruzione di massa, e loro sono diventati i cattivi, non Saddam o Bin Laden.
L’11 settembre ha riprodotto per tutto il decennio l’eco di un avvenimento accaduto molto prima, all’inizio della età adulta della generazione ora detentrice del potere culturale: il Vietnam. Dal 2003 in poi, i “Noughties” sono stati una ripresa del 1968, di ricordi repressi di MyLai, RFK e Richard Nixon. La generazione del ’68 era ancora alla ricerca dei suoi Tricky Dick e in Bush e Blair ne ha trovati due al prezzo di uno.
I sopravissuti della controcultura hanno evitato di affrontare i pericoli attuali rivisitando le emozioni della gioventù, ignorando le realtà morali in favore di una moralità imposta, radicata in una storia più semplice. Così, la sciagura dell’11 settembre è stata trasformata in un film del tutto diverso, dove il finale poteva essere scritto dai sogni rimasti della controcultura.
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