venerdì 20 novembre 2009
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Sicuramente non è così per coloro che continuano nei grandi intermediari finanziari a realizzare il più dei loro utili da attività frenetiche di trading book, invece che dalle ordinarie attività di banca commerciale, attraverso l'implementazione di software e algoritmi matematici gestiti in automatico, sempre più raffinati e capaci di realizzare miliardi di utili in un trimestre con decine di migliaia di ordini di acquisto e vendita nella dimensione temporale di qualche millisecondo (si chiama high frequency trading, e pazzescamente Goldman Sachs vi fa più ricorso oggi che prima del fallimento di Lehman). Ma proprio perché a distanza di tanto tempo e dopo migliaia di convegni sul ritorno a una finanza per l'economia reale in realtà non è cambiato assolutamente niente nelle regole e nei princìpi, né Oltreoceano né qui da noi, a maggior ragione non ci dobbiamo tirare indietro dal coraggio e dall'esempio di una testimonianza diversa. Personalmente non ho avuto molto successo, nel battere l'Italia in decine e decine di assemblee di imprenditori, chiamando aziende e banche a condividere insieme una diversa teoria dello sconto finanziario, basata sul capitale umano invece che sui soli rating patrimoniali. Dopo gli applausi di rito, nessuno o quasi che io sappia ci ha provato per davvero, a elaborare attivi patrimoniali condivisi per filiera nei quali il capitale umano giocasse un ruolo centrale, sui quali incardinare una diversa richiesta di capitale di rischio per ricapitalizzarsi, di debito per aver garanzia di continuità nel conto economico, di capacità impositiva per un consolidato fiscale capace di divenire – coi tempi che corrono, e il rischio di discontinuità aziendale che molti correranno col bilancio 2009 – un vero e proprio concordato fiscale. CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA SUL PULSANTE >> PER PROSEGUIRE
Sicuramente non è così per coloro che continuano nei grandi intermediari finanziari a realizzare il più dei loro utili da attività frenetiche di trading book, invece che dalle ordinarie attività di banca commerciale, attraverso l'implementazione di software e algoritmi matematici gestiti in automatico, sempre più raffinati e capaci di realizzare miliardi di utili in un trimestre con decine di migliaia di ordini di acquisto e vendita nella dimensione temporale di qualche millisecondo (si chiama high frequency trading, e pazzescamente Goldman Sachs vi fa più ricorso oggi che prima del fallimento di Lehman). Ma proprio perché a distanza di tanto tempo e dopo migliaia di convegni sul ritorno a una finanza per l'economia reale in realtà non è cambiato assolutamente niente nelle regole e nei princìpi, né Oltreoceano né qui da noi, a maggior ragione non ci dobbiamo tirare indietro dal coraggio e dall'esempio di una testimonianza diversa.
Personalmente non ho avuto molto successo, nel battere l'Italia in decine e decine di assemblee di imprenditori, chiamando aziende e banche a condividere insieme una diversa teoria dello sconto finanziario, basata sul capitale umano invece che sui soli rating patrimoniali. Dopo gli applausi di rito, nessuno o quasi che io sappia ci ha provato per davvero, a elaborare attivi patrimoniali condivisi per filiera nei quali il capitale umano giocasse un ruolo centrale, sui quali incardinare una diversa richiesta di capitale di rischio per ricapitalizzarsi, di debito per aver garanzia di continuità nel conto economico, di capacità impositiva per un consolidato fiscale capace di divenire – coi tempi che corrono, e il rischio di discontinuità aziendale che molti correranno col bilancio 2009 – un vero e proprio concordato fiscale.
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Commentare Giannino è come aggiungere una pagina ad un romanzo di Greene, sarebbe una volgarizzazzione. Conscio di ciò mi limito a suggerire un piccolo primo passo che va nella direzione che Giannino mi pare indicare da mesi, cioè passare all'azione. Su questo sito c'è la pubblicità di una società che svolge un'attività (trading in cambi) che sappiamo tutti essere attività del tutto inadatta ai retail e a chi non è esperto, la quale, in assenza di più stringente regolamentazione, sarebbe forse meglio non pubblicizzare. Troppo alte le leve con cui si può operare, le quali vanno proprio nel senso di una finanziarizzazione senza scopo nella gestione del risparmio che finisce così nelle tasche di intermediari d'oltreoceano che a differenza del signor Rossi gli algoritmi addirittura li creano, oltre ad usarli, peraltro, spesso, male.
Ha ragione oscar...
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