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venerdì 19 marzo 2010 S. Giuseppe sposo di M.V. - Ultimo agg.: 18/03/2010 23:46
 
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SCENARIO/ Savona: la vera “finanziaria”? Vendere il patrimonio pubblico e fare cassa

venerdì 6 novembre 2009

 

I recenti dati sul Pil americano, che ha fatto segnare un più 3,5 per cento nel terzo trimestre, hanno fatto sperare in un consolidamento della ripresa o quantomeno in un allentamento della morsa della crisi. Ma se si guardano bene le cose, e si considera che il dato Usa va depurato degli ingenti aiuti di stato - che pesano anche tre punti percentuali -, e che i dati su occupazione e consumi sono molto più contrastanti, si vede bene che la prudenza è d’obbligo. E in Europa la situazione non è certo migliore. «Non possiamo trasgredire il vincolo che ci viene dal deficit pubblico - dice l’economista Paolo Savona -. La mia proposta è quella di cedere patrimonio pubblico e con gli introiti abbattere il debito. Abbattendo quindi gli oneri finanziari sul debito pubblico e creando spazio per la spesa».

 

Professore, gli Stati Uniti potranno tirare come prima l’economia mondiale?

 

Solo se il mondo è disposto ad accettare lo squilibrio della loro bilancia dei pagamenti e quindi a finanziare i loro bisogni. Gli Stati Uniti stanno tornando allo sviluppo ripristinando il loro vecchio modello, basato sullo spostamento del debito privato sul di debito pubblico.

 

Obama si trova a dover affrontare il medesimo dilemma di tutti i paesi interessati dalla crisi, Italia compresa: se stimola l’economia facendo altro debito peggiora il saldo di bilancio pubblico, ma se non lo fa la crescita sarà insufficiente. Col risultato di aumentare la disoccupazione.

 

Su questo non c’è dubbio. Per di più quando si verificano crisi così gravi le imprese esplorano le frontiere della tecnologia più avanzata, proprio per risparmiare lavoro. Quindi non solo per ristabilire il livello di occupazione gli Usa devono tornare ai vecchi saggi di sviluppo, ma ne avrebbero bisogno di superiori. Ma questo comporta un aumento fortissimo del disavanzo di parte corrente. Si può stimare che mentre all’attuale regime gli Stati Uniti hanno bisogno di 550 miliardi di dollari di finanziamento internazionale, per tornare ai livelli precedenti ne servirebbero 800-850.

 

Quali sono le conseguenze per una strategia “attendista” come quella italiana, che confida nella ripresa dell’export?

 

Non possiamo trasgredire il vincolo che ci viene dal deficit pubblico, che è a livelli quasi doppi rispetto a quelli previsti dal trattato di Maastricht. Possiamo fare ben poco rispetto a paesi come la Germania, che hanno una situazione migliore e un surplus di bilancia dei pagamenti. Più che di attendismo parlerei di necessità. D’altronde il nostro modello di sviluppo è basato sulle esportazioni: e se quelle non tirano, la nostra economia non procede. Incrementarla con aumenti salariali e aumento di spesa pubblica peggiorerebbe soltanto la situazione.

 

Non è possibile secondo lei cambiare una scelta di politica economica come la nostra, basata essenzialmente per ora sul contenimento del debito?

 

Si può farlo solo con anni di riforme. Nell’oggi la mia proposta è quella di cedere patrimonio pubblico e con gli introiti abbattere il debito. Abbattendo quindi gli oneri finanziari sul debito pubblico e creando spazio per la spesa. Il tutto senza fare ancora modifiche strutturali. È l’unica soluzione che io valuto possibile. Le altre restano avventuristiche: come ribassare le tasse senza preoccuparsi del disavanzo, nella speranza che l’elasticità della domanda superi il deficit pubblico che genera.

 

La Cina potrà compensare la forza minore della locomotiva americana? Anche Pechino ha un bel dilemma: se forza la crescita potrebbe trovarsi di fronte ad una bolla, ma se toglie gli incentivi?

 

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COMMENTI
27/11/2009 - MA PER PIACERE !! (michele fortunato)

il tesoro non ha ancora concluso la vendita degli immobili pubblici ( operazione scip )iniziata nel 2002 e che ha dovuto essere "salvata" per ben 2 volte dal default!!! basta con questa retorica che le cose vanno male perche' c'e' qualcuno che trama alle spalle. gli immobili pubblici..ma sapete cosa è rimasto da vendere ? caserme e palazzoni di enti e ministeri, case carceriali del soggiorno obbligato vecchi istituti di cura- tutta roba facile da vendere e riconvertire vero ??!!! il problema è che con la crisi immobiliare vendere ai prezzi di quando la crisi non c'era non sarà per niente facile!! LA VERA-VERITA' E' che zitto zitto il tesoro tramite cartolarizzazioni di vario tipo ci ha tentato e/o ci sta tentando di vendere i propri immobili...e la stessa cosa stanno facendo i comuni le provincie e le regioni con il risultato che gli immobili....sono sempre più immobili!!! INFORMARSI PER CREDERE !!!

 
07/11/2009 - Una misura che si impone (Giuseppe Crippa)

Sposo senza riserve la tesi del prof. Savona, la cui definizione dell’Unione Europea come di “un ossimoro” è davvero amara ma ben definisce la realtà, secondo la quale lo Stato dovrebbe abbattere il debito pubblico con una dismissione “monstre” di beni del suo patrimonio pubblico (opere d’arte comprese, aggiungo io!). Ovvio che il tutto debba essere fatto in modo estremamente trasparente, ma questo non sarebbe difficile, almeno per le opere d’arte, aggiudicabili attraverso delle aste.

 
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