giovedì 21 gennaio 2010
Il caso Grecia sta creando qualche grattacapo in Europa. «L’euro - ha detto Angela Merkel - si trova in una fase difficile che rischia di durare anni». «Il problema - ha scritto martedì Carlo Pelanda su ilsussidiario.net - nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia». Ne abbiamo parlato con Francesco Forte, economista. Che cosa rappresenta la crisi del debito greco per l’Europa? Per la Grecia la situazione è certamente molto delicata. Penso però che il piano di risanamento non riuscirà a funzionare, e che l’idea della Merkel e della Bce sia di dare alla Grecia un chiaro avvertimento. E quindi il soccorso avrà luogo tardi, temo, cioè dopo che Atene avrà avuto guai. Bruxelles farà scattare la procedura di infrazione? Non penso a quello, ma agli interventi che ora non si faranno. Poi vedrà che tra un anno o due, quando la Grecia sarà in una situazione molto più difficile, in un modo o nell’altro si dovrà intervenire. Manca comunque in Europa un organismo che svolga verso i paesi membri le funzioni del Fondo monetario: per esempio quella di commissariare i paesi dell’area euro che vanno in grave crisi. Poiché si parla di debito, alla lista possono aggiungersi Portogallo, Spagna, Irlanda. E in Europa lo sanno. Ma la Grecia è piccola e per la comunità europea non è un grosso problema. Certo se alla Grecia si aggiungesse l’Irlanda, il problema avrebbe un’altra luce. Non dico che l’Irlanda è come la Grecia, ma il suo Pil è anch’esso sopravvalutato perché in gran parte è costituito da attività finanziarie e il paese ha una struttura industriale precaria. La Spagna è un’incognita, anche se per ora il suo debito è considerato solvibile. E l’Italia? La somiglianza con la Grecia è solo apparente, perché le due economie sono completamente diverse. Poi il rapporto debito/Pil della Grecia già prima della crisi era superiore a quello italiano e il suo Pil secondo me era sopravvalutato, mentre il nostro Pil è sottovalutato di un 20 per cento. Ma quali possono essere le ripercussioni sull’eurosistema di quello che sta accadendo? CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
Il caso Grecia sta creando qualche grattacapo in Europa. «L’euro - ha detto Angela Merkel - si trova in una fase difficile che rischia di durare anni». «Il problema - ha scritto martedì Carlo Pelanda su ilsussidiario.net - nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia». Ne abbiamo parlato con Francesco Forte, economista.
Che cosa rappresenta la crisi del debito greco per l’Europa?
Per la Grecia la situazione è certamente molto delicata. Penso però che il piano di risanamento non riuscirà a funzionare, e che l’idea della Merkel e della Bce sia di dare alla Grecia un chiaro avvertimento. E quindi il soccorso avrà luogo tardi, temo, cioè dopo che Atene avrà avuto guai.
Bruxelles farà scattare la procedura di infrazione?
Non penso a quello, ma agli interventi che ora non si faranno. Poi vedrà che tra un anno o due, quando la Grecia sarà in una situazione molto più difficile, in un modo o nell’altro si dovrà intervenire. Manca comunque in Europa un organismo che svolga verso i paesi membri le funzioni del Fondo monetario: per esempio quella di commissariare i paesi dell’area euro che vanno in grave crisi.
Poiché si parla di debito, alla lista possono aggiungersi Portogallo, Spagna, Irlanda. E in Europa lo sanno.
Ma la Grecia è piccola e per la comunità europea non è un grosso problema. Certo se alla Grecia si aggiungesse l’Irlanda, il problema avrebbe un’altra luce. Non dico che l’Irlanda è come la Grecia, ma il suo Pil è anch’esso sopravvalutato perché in gran parte è costituito da attività finanziarie e il paese ha una struttura industriale precaria. La Spagna è un’incognita, anche se per ora il suo debito è considerato solvibile.
E l’Italia?
La somiglianza con la Grecia è solo apparente, perché le due economie sono completamente diverse. Poi il rapporto debito/Pil della Grecia già prima della crisi era superiore a quello italiano e il suo Pil secondo me era sopravvalutato, mentre il nostro Pil è sottovalutato di un 20 per cento.
Ma quali possono essere le ripercussioni sull’eurosistema di quello che sta accadendo?
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