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venerdì 19 marzo 2010 S. Giuseppe sposo di M.V. - Ultimo agg.: 19/03/2010 11:55
 

SCENARIO/ Violante: un accordo con Berlusconi è possibile, ecco come

lunedì 23 novembre 2009

 

Mentre da Gedda, in Arabia Saudita, Berlusconi conferma la volontà di governare fino alla fine della legislatura, quasi a fugare ogni dubbio dopo le voci di elezioni anticipate dei giorni scorsi, poi smentite, c’è da scommettere che nella maggioranza si stia lavorando ad una ridefinizione delle proposte in tema di giustizia più discusse del momento, quella del processo breve e di una riedizione del lodo Alfano. Ilsussidiario.net ne ha parlato con Luciano Violante, ex presidente della Camera, magistrato e “padre nobile” del pensiero politico del Pd in materia di giustizia.

 

La maggioranza sta lavorando ad un riaggiustamento del processo breve, mentre non è da escludere una riedizione del lodo Alfano. Il suo partito sarebbe disponibile ad un confronto?

 

Dico subito che contrariamente a quello che si pensa ci sono state riforme importanti votate da entrambe le parti: e mi riferisco al federalismo fiscale, alla legge sulla riforma delle procedure di bilancio, all’approvazione del Trattato di Lisbona. Non è impossibile dunque lavorare insieme. Ma detto questo, su un testo come quello del processo breve mi pare che non si possa nemmeno aprire la discussione, perché è irragionevole per troppi aspetti.

 

Quali?

 

Per esempio fissa la stessa durata per fasi del processo molto diverse; fa un’applicazione retroattiva della normativa anche ai processi in corso, quindi anche a quelli che sono cominciati con altre regole. Sono solo gli aspetti più macroscopici. Non discuto se sia giusto o sbagliato evitare al presidente del Consiglio un processo, ma questo è un problema che ha la maggioranza, non l’opposizione.

 

Quello che potrebbe accadere al capo del governo pone però una problema. Secondo lei c’è l’esigenza di uno scudo per le alte cariche istituzionali, o di un’immunità magari in una nuova versione?

 

Non ci sono oggi le condizioni politiche per reintrodurre l’immunità parlamentare, perché non c’è una legittimazione sufficiente della classe politica. E la stragrande maggioranza degli italiani vi vedrebbe un odioso privilegio.

 

Non è minimamente possibilista?

 

Al contrario. Credo che nel quadro di una riflessione complessiva sui poteri dello stato - Camera, Senato e rispettivi poteri -, sul numero dei parlamentari, sui poteri del presidente del Consiglio, sui rapporti stato-regioni, potrebbe e dovrebbe trovare posto la revisione di alcuni elementi di fondo del governo della magistratura. In questo quadro discutiamo di tutto, ma vedo assai difficile la praticabilità di un’introduzione dell’immunità parlamentare.

 

Nemmeno se temperata da più solide garanzie?

 

 

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COMMENTI
23/11/2009 - caro Violante (attilio sangiani)

dimentichi che il processo ad Andreotti è stato da te dirottato a Palermo,d'accordo con Caselli,fattosi trasferire appositamente appunto a Palermo,per distruggere l'esponente di punta della D.C. Dimentichi che la divisione della magistratura in correnti politiche,contro lo spirito,se non la lettera,della Costituzione,risale a ben prima delle "deleghe" che hai descritto. Infatti la magistratura ,insieme alla "cultura",è il primo attore sociale da conquistare,secondo l'insegnamento di Antonio Gramsci. Dimentichi che quando eri magistrato in servizio a Torino conferivi sistematicamente con il "federale" del P.C.I. locale. Che Pacciardi,vero antifascista, ma anche anticomunista, è stato anche da te emarginato. Ecc. Che amnesie !

 
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