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domenica 14 marzo 2010 S. Matilde regina - Ultimo agg.: 14/03/2010 13:37
 
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SCENARIO/ Martelli: paghiamo l’ideologia dei magistrati. Berlusconi faccia presto

giovedì 5 novembre 2009

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Quella del processo civile. Per il momento c’è una delega al governo, mi sembra davvero eufemistico parlare di riforma. Bisognerebbe comunque cercare una via per risolvere in modo extragiudiziale molte liti bagatellari che intasano i tribunali. Servono arbitrati tra le parti con procedure semplificate.

 

C’è secondo lei un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi?

 

Che ci sia accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi non c’è ombra di dubbio. E questa è già di per sè una cosa molto grave. Tra l’altro questo, poi, spinge Berlusconi a difendersi in forme esagitate e questo avvelena la situazione. La responsabilità risale però alla magistratura che non può, nel modo più assoluto, perseguire obiettivi di parte o farsi trascinare nella spirale del pregiudizio, anche soltanto personale, ideologicamente ispirato.

 

Sta qui il nocciolo di 15 anni di conflitto tra giustizia e politica?

 

Può sembrare paradossale, ma se uno deve fare opera di giustizia, occorre che faccia quello. Né di più, ne di meno. Amministrare la giustizia non deve significare fare azione moralizzante per cambiare radicalmente la società. La giustizia ha bisogno di gente imparziale, non di santi votati alla causa.

 

Reintrodurrebbe l’immunità?

 

Sì. L’articolo 68 della Costituzione garantiva un equilibrio che è completamente saltato e che andrebbe ripristinato.

 

Come si è arrivati al preponderante ruolo dei pm?

 

Gravi danni ha fatto un codice solo apparentemente garantista come il codice Vassalli, perché ha dato al pubblico ministero la titolarità del processo. Nel vecchio rito il pm era sottoposto al giudizio istruttorio. Raccoglieva sì le prove, ma non era lui a decidere il rinvio a giudizio, bensì il giudice istruttore, rispetto al quale il pubblico ministero aveva un ruolo del tutto subordinato. Viceversa, in nome della parità con l’accusa, il codice Vassalli ha esaltato il ruolo del pm, lo ha reso arbitro non solo dell’indagine ma anche del processo. Col risultato che il pm ha aumentato i propri poteri mentre lo scopo della riforma, la reale parità, è rimasta sulla carta.

 

Lei è diventato ministro della Giustizia proprio dopo Vassalli, trovandosi a gestire la riforma. Cosa ricorda?

 

Venni invitato a spiegare il nuovo codice penale, su invito dell’avvocatura di Parigi, agli avvocati francesi. Siamo pieni di ammirazione per questa riforma all’americana, mi dissero, però francamente pensiamo che finché i nostri avvocati non saranno in gradi di fare le contro indagini come le fanno gli avvocati americani, preferiamo tenerci i nostri giudici istruttori, che almeno controllano che i pubblici ministeri non debordino. Chiaro, no?

 

Tragga lei le conclusioni.

 

Ci innamoriamo di modelli stranieri, ne importiamo un pezzo, lo incastriamo nel nostro sistema e i risultati sono tragici. Il nuovo codice di procedura penale, di fatto, è l’esaltazione del pubblico ministero. E pensare che era nato come codice garantista. Non solo: un’altra delle sue conseguenze nefaste è l’aver subordinato totalmente gli ufficiali di polizia giudiziaria ai pm. Ci vorrebbe invece un’autonomia dell’indagine di polizia; sottoposta al controllo del pm, ma senza avere un pm arbitro, oltre che dell’azione di polizia, anche del processo.

 

Cosa pensa del caso Mills che vede imputato il premier?

 

Preferisco non parlarne, né fare previsioni. Posso solo dire che mi sembra incredibile che un processo si fondi sulla corruzione, da parte di un signore, del proprio avvocato. Che avrebbe reso falsa testimonianza. Ma come si fa a corrompere il proprio avvocato? In genere si pagano le parcelle. Non bastano quelle a fargli fare l'interesse del suo cliente? Mi pare un presupposto abbastanza labile.

 

(Federico Ferraù)

 




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COMMENTI
05/11/2009 - Appare chiara... (Francesco Giuseppe Pianori)

Appare chiara anche qui l'intelligenza di Claudio Martelli, che pure non gli ha consentito di mostrarsi uomo, fino a tradire l'amico e benefattore Bettino Craxi, di fronte alla canea degli accusatori ipocriti, coinvolti pur essi nel sistema della cosiddetta Prima Repubblica. Ma, come fa dire Manzoni "il coraggio uno non se lo può dare" e cedette pure lui alla marea montante dei giudici "casti e puri". Qualsiasi persona di senno, anche chi non ha una competenza giuridica, condivide il giudizio dato dall'ex-Ministro della Giustizia, tranne forse quei giudici ex-sessantottini laureatisi con il "voto politico". Le poltrone, anche quelle ricoperte di "ermellino", non si abbandonano facilmente. Tutto per "il bene del popolo" ovviamente. Ma il Tempo è galantuomo e la Storia lo testimonia bene. Del resto a che giova conquistare il mondo intero, se poi... o, come disse un ottimo uomo di potere come il Cancelliere di Enrico VIII, Sir Thomas More, al segretario fedifrago, che ne aveva preso il posto: "E' detto che non vale la pena vendere l'anima per conquistare il mondo intero...per un cancellierato d'Inghilterra, poi!" Figurarsi per un posto di Procuratore Generale, tanto per dirne una. Che strani siamo noi uomini!

 
05/11/2009 - CREDERE A MARTELLI (celestino ferraro)

Bisogna credergli, senza dubbio, anche se è legittimo domandarsi perché mai non l'abbia fatto lui quando. ministro della Giustizia, avrebbe avuto il dovere di provvedere a domare questo mostro sbizzarrito che al posto della democrazia intende sistemare la MAGISTROCRAZIA. Sfortunatamente fu proprio lui a dover piangere se stesso per non aver messo la museruola al mostro fagocitatore. Così va la vita: è sempre il dopo ad essere il maestro di ogni occasione perduta. CF

 
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