lunedì 31 maggio 2010
Da oggi il ddl intercettazioni è al vaglio del Senato, dopo una settimana segnata dalla polemica tra gli organi di informazione, tutti schierati contro quella che hanno chiamato legge-bavaglio, i magistrati a difendere la propria indipendenza, il ministro Alfano a ribadire di voler tutelare la giustizia e la privacy degli italiani dall’uso indiscriminato delle intercettazioni telefoniche. Dopo lunedì scorso però le posizioni nel governo si sono ammorbidite e lo stesso ministro aveva dichiarato di ritenere buona la vecchia ipotesi di ddl, che comprendeva la possibilità di far conoscere le intercettazioni per riassunto. Al di dà di quello che potrà essere l’assetto finale del dispositivo, il sussidiario ne ha parlato con il filosofo Pietro Barcellona, già membro laico del Csm. «In questo paese - dice Barcellona - davvero non è più possibile discutere, perché chi esprime un’opinione deve subito arruolarsi o da una parte o dall’altra». Cosa la fa sentire a disagio, professore? Siamo immersi in un clima di manicheismo estremista che sta diventando sempre di più una forma di pensiero unico, e che rappresenta una patologia grave della vita democratica. Personalmente non condivido questa battaglia così forsennata contro il rischio del bavaglio e a favore della libertà assoluta di intercettare chiunque. Neanche se è l’unico strumento per scoprire reati gravi? Tutti i reati devono venire scoperti e occorre dotarsi degli strumenti per farlo. Ma guardiamo la realtà dei fatti. Veniamo da un’esperienza oramai lunghissima di intercettazioni realizzate da centri di potere sui quali ancora non s’è fatta chiarezza. Persone come Giuliano Tavaroli e Gioacchino Genchi - e molti altri prima di loro - hanno dedicato tempo e risorse ad “auscultare” la vita democratica, costruendo non accertamenti della verità, ma dossier ricattatori che sono serviti semplicemente a destabilizzare il paese. Intercettiamo o non intercettiamo? Penso che il tema delle intercettazioni non possa più essere visto soltanto sotto il profilo della ricerca della verità sui nemici di mafia, sui crimini più gravi e su tutto quanto rientra sotto il codice penale. Le intercettazioni vanno ormai situate nel contesto generale della nostra vita pubblica. È vero, hanno dato qualche risultato molto importante in materia di reati mafiosi, ma nell’80 per cento dei casi il loro uso è stato assolutamente abnorme ed è servito a costruire, in sinergia col sistema mediatico, processi più o meno fantasiosi senza nessun vero riscontro. Lei, insomma, dà il primato alla privatezza. Ecco, vede la falsa contrapposizione? La privatezza è un grande bene, ma il vero tema è: che cosa serve a questo paese per avere accesso alla verità dei fatti? Il problema della verità assorbe sia il problema della tutela della libertà di stampa, sia la tutela del cittadino privato che pretende giustamente riservatezza. L’uso indiscriminato delle intercettazioni invece ha portato ad una manipolazione continua della verità. Per esempio? Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista
Da oggi il ddl intercettazioni è al vaglio del Senato, dopo una settimana segnata dalla polemica tra gli organi di informazione, tutti schierati contro quella che hanno chiamato legge-bavaglio, i magistrati a difendere la propria indipendenza, il ministro Alfano a ribadire di voler tutelare la giustizia e la privacy degli italiani dall’uso indiscriminato delle intercettazioni telefoniche. Dopo lunedì scorso però le posizioni nel governo si sono ammorbidite e lo stesso ministro aveva dichiarato di ritenere buona la vecchia ipotesi di ddl, che comprendeva la possibilità di far conoscere le intercettazioni per riassunto. Al di dà di quello che potrà essere l’assetto finale del dispositivo, il sussidiario ne ha parlato con il filosofo Pietro Barcellona, già membro laico del Csm.
«In questo paese - dice Barcellona - davvero non è più possibile discutere, perché chi esprime un’opinione deve subito arruolarsi o da una parte o dall’altra».
Cosa la fa sentire a disagio, professore?
Siamo immersi in un clima di manicheismo estremista che sta diventando sempre di più una forma di pensiero unico, e che rappresenta una patologia grave della vita democratica. Personalmente non condivido questa battaglia così forsennata contro il rischio del bavaglio e a favore della libertà assoluta di intercettare chiunque.
Neanche se è l’unico strumento per scoprire reati gravi?
Tutti i reati devono venire scoperti e occorre dotarsi degli strumenti per farlo. Ma guardiamo la realtà dei fatti. Veniamo da un’esperienza oramai lunghissima di intercettazioni realizzate da centri di potere sui quali ancora non s’è fatta chiarezza. Persone come Giuliano Tavaroli e Gioacchino Genchi - e molti altri prima di loro - hanno dedicato tempo e risorse ad “auscultare” la vita democratica, costruendo non accertamenti della verità, ma dossier ricattatori che sono serviti semplicemente a destabilizzare il paese.
Intercettiamo o non intercettiamo?
Penso che il tema delle intercettazioni non possa più essere visto soltanto sotto il profilo della ricerca della verità sui nemici di mafia, sui crimini più gravi e su tutto quanto rientra sotto il codice penale. Le intercettazioni vanno ormai situate nel contesto generale della nostra vita pubblica. È vero, hanno dato qualche risultato molto importante in materia di reati mafiosi, ma nell’80 per cento dei casi il loro uso è stato assolutamente abnorme ed è servito a costruire, in sinergia col sistema mediatico, processi più o meno fantasiosi senza nessun vero riscontro.
Lei, insomma, dà il primato alla privatezza.
Ecco, vede la falsa contrapposizione? La privatezza è un grande bene, ma il vero tema è: che cosa serve a questo paese per avere accesso alla verità dei fatti? Il problema della verità assorbe sia il problema della tutela della libertà di stampa, sia la tutela del cittadino privato che pretende giustamente riservatezza. L’uso indiscriminato delle intercettazioni invece ha portato ad una manipolazione continua della verità.
Per esempio?
Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista
Il prof. Barcellona cita, in una delle sue risposte, Genchi e Tavaroli. Cosa c'entrino questi casi con quello di cui si discute è, però, per me un mistero. I due signori citati, infatti, sono stati oggetto di indagini, provvedimenti e per Tavaroli anche processi esattamente per quello di cui sono imputati e cioè di avere illegittimamente abusato di uno strumento (Tavaroli anche di intercettazioni, Genchi di qualcosa di diverso e cioè tabulati di traffico telefonico)previsto dal nostro ordinamento. Anche la citazione della vicenda Del Turco mi pare impropria dal momento che la stessa, da un punto di vista processuale, non si è affatto conclusa e non conosciamo, perciò, gli esiti finali. Non sappiamo, cioè, per usare termini usati da Barcellona in altro contesto se siamo in presenza di un santo o di un reprobo ed allora sarebbe il caso di attendere. Quanto al c.d. "gossip" del titolo: ho l'età per ricordare i fascicoli del SIFAR. Se avessimo voluto applicare a quel caso la logica del ddl sulle intercettazioni (invece di punire gli abusi, eliminiamo direttamente lo strumento) avremmo dovuto eliminare i servizi segreti. Ci limitammo, invece, a distruggere i fascicoli. Cosa che si potrebbe fare anche con intercettazioni non utili ai fini processuali. Senza rendere, perciò, impossibile l'uso delle intercettazioni telefoniche ed anche ambientali. Perchè di queste ultime e della loro "regolamentazione" nel ddl, poi,chissà perchè non parla nessuno dei commentatori. Franco Labella
Veramente l'uso del "gossip" in politica cominciò, durante l'ultimo governo Prodi, con la pubblicazione delle foto di Sircana che chiedeva informazioni a un trans. Da lì non si è più fermato, al punto da farci sospettare che lo stile ricattatorio abbia infestato la politica più di quanto si pensi. Ha ragione il Prof. Barcellona quando parla di articoli confusi, nei quali è difficile capire come realmente stiano i fatti. Ma questo giornalismo fa anche vendere i quotidiani... Non rinuncerei, come cittadina, alle intercettazioni: magari raccomanderei maggiore tutela del segreto istruttorio (quando studiavo io, e poi durante la pratica legale che ho svolto per due anni, era un imperativo categorico), ma se perfino le Iene o Striscia la Notizia (onestamente non ricordo quale dei due) possono accedere indisturbati agli archivi dei tribunali e visionare i fascicoli di processi ancora in corso, a cosa serve in realtà la stretta sulle intercettazioni?
Secondo me il Governo di oggi ha molto usufruito della comunicazione mediatica e sopratutto del debito pubblico, con cui ha mantenuto sino ad ora il suo elettorato o moltissima parte di questo. Non c'è un altro problema più importante e pericoloso della situazione economica in cui ci siamo ficcati. Anche Tremonti è piuttosto preoccupato ed oggi voler ridurre anche di poco la possibilità di scrivere che ad esempio, che Scajola si è fatto regalare 900.000 euro, a me fa pensare che dobbiamo solo coprire gente come Balducci e Anemone, che sicuramente avranno fior fiori di avvocati a difenderli, cosa che non può fare chi non ha quasi di che vivere. Questi sono i veri problemi però sembra che anche il solo parlarne possa minare il potere di turno, sia di Dx di Sx o di nessuna delle due parti.Il potere è quello di avere i privilegi a cui è troppo difficile rinunciare. Buona Giornata
Tutte le Notizie di Politica
2.00 Culture & Religion MEETING of RIMINI/ Sports and Performances: A Taste of the Infinite
23.43 Calcio e altri Sport Tennis: Us Open, Nadal agli ottavi
23.41 Calcio e altri Sport Basket: Mondiali, bene Slovenia e Turchia
23.24 Calcio e altri Sport Calcio: Serie B, Livorno-Siena 1-1
23.12 Calcio e altri Sport Pallanuoto: Europei, Italia-Croazia 5-8
23.01 Politica Maroni, se voto pronti a elezioni in pochi giorni