lunedì 21 dicembre 2009
Secondo recenti stime la fusione di nevi e ghiaccio ha un’importanza non trascurabile per le portate estive dei grandi fiumi asiatici come il Gange; un quarto della popolazione cinese, inoltre, vive nelle regioni occidentali del paese dove la fusione di ghiacci e neve è fondamentale nel produrre acqua dolce durante la stagione secca. In Nepal e Pakistan l’importanza dei ghiacciai e delle nevi perenni non è minore. Tutto ciò giustifica, quindi, la particolare attenzione che la comunità scientifica internazionale sta rivolgendo al settore asiatico della criosfera (con il termine criosfera si indicano ghiaccio e neve presenti sul nostro Pianeta, ndr): le variazioni di massa ed estensione di neve e ghiaccio che qui avvengono o che potrebbero avvenire nel prossimo futuro, infatti, possono concretizzarsi in una diversa disponibilità complessiva e/o stagionale di acqua dolce per le popolazioni che vivono nelle valli e nelle pianure sottostanti e conseguentemente in impatti non trascurabili nelle diverse attività umane quali agricoltura, pastorizia e produzione di energia. L’importanza del tema non giustifica però allarmismi ad oggi non supportati da dati scientifici. Secondo il noto scienziato L. G. Thompson dell’Ohio State University-Columbus le conoscenze ad oggi disponibili sui ghiacciai delle alte catene asiatiche sono molto ridotte se confrontate a quelle disponibili per altre regioni del Pianeta e solo una robusta campagna di osservazioni dirette a sostegno di analisi e modelli permetterà di affermare con certezza se questi ghiacciai (il cosiddetto Terzo Polo, vista la loro importanza dopo Antartide e Groenlandia) persisteranno e resisteranno al cambiamento climatico. Quanto si sa sulle variazioni recenti ed in atto di nevi e ghiacci delle grandi catene asiatiche e sugli effetti attuali ed attesi di queste? Molte sono le ricerche e gli studi in corso ma le informazioni sono ancora poche ed insufficienti per delineare un quadro completo. Non bisogna dimenticare, infatti, che la criosfera in queste zone è distribuita generalmente tra i 5000 e gli 8000 metri di quota rendendo più complessa la raccolta di dati scientifici circa la distribuzione e persistenza delle nevi o le misure di spessore e volume glaciale, o la quantificazione delle portate dei torrenti di alta quota. Le analisi ottenute attraverso l’elaborazione di immagini satellitari, seppure importanti, non sono qui esaustive, sia per limiti legati alla presenza di elevate pareti montuose spesso molto acclivi, sia per la necessità di calibrazione e verifica con dati acquisiti sul terreno non sempre disponibili. A complicare il tutto vi è poi, in alcuni casi, la non semplice situazione geopolitica che rende più delicata la programmazione di campagne di rilevamento in alcuni settori glacializzati. Anche i dati meteo-climatici (temperature, precipitazioni nevose, piogge), necessari per delineare i trend attuali e per calcolare relazioni con le tendenze nivo-glaciali, sono assai scarsamente rilevati ad alta ed altissima quota e solo negli ultimi anni sono state allestite o irrobustite reti di monitoraggio climatico ed atmosferico per tentare di colmare questa grave lacuna (come la rete italiana SHARE, Stations at High Altitude for Research on the Environment, che vede tra le altre la stazione più alta del mondo, a 8000 m al Colle Sud dell’Everest). CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
Secondo recenti stime la fusione di nevi e ghiaccio ha un’importanza non trascurabile per le portate estive dei grandi fiumi asiatici come il Gange; un quarto della popolazione cinese, inoltre, vive nelle regioni occidentali del paese dove la fusione di ghiacci e neve è fondamentale nel produrre acqua dolce durante la stagione secca. In Nepal e Pakistan l’importanza dei ghiacciai e delle nevi perenni non è minore.
Tutto ciò giustifica, quindi, la particolare attenzione che la comunità scientifica internazionale sta rivolgendo al settore asiatico della criosfera (con il termine criosfera si indicano ghiaccio e neve presenti sul nostro Pianeta, ndr): le variazioni di massa ed estensione di neve e ghiaccio che qui avvengono o che potrebbero avvenire nel prossimo futuro, infatti, possono concretizzarsi in una diversa disponibilità complessiva e/o stagionale di acqua dolce per le popolazioni che vivono nelle valli e nelle pianure sottostanti e conseguentemente in impatti non trascurabili nelle diverse attività umane quali agricoltura, pastorizia e produzione di energia.
L’importanza del tema non giustifica però allarmismi ad oggi non supportati da dati scientifici. Secondo il noto scienziato L. G. Thompson dell’Ohio State University-Columbus le conoscenze ad oggi disponibili sui ghiacciai delle alte catene asiatiche sono molto ridotte se confrontate a quelle disponibili per altre regioni del Pianeta e solo una robusta campagna di osservazioni dirette a sostegno di analisi e modelli permetterà di affermare con certezza se questi ghiacciai (il cosiddetto Terzo Polo, vista la loro importanza dopo Antartide e Groenlandia) persisteranno e resisteranno al cambiamento climatico.
Quanto si sa sulle variazioni recenti ed in atto di nevi e ghiacci delle grandi catene asiatiche e sugli effetti attuali ed attesi di queste? Molte sono le ricerche e gli studi in corso ma le informazioni sono ancora poche ed insufficienti per delineare un quadro completo. Non bisogna dimenticare, infatti, che la criosfera in queste zone è distribuita generalmente tra i 5000 e gli 8000 metri di quota rendendo più complessa la raccolta di dati scientifici circa la distribuzione e persistenza delle nevi o le misure di spessore e volume glaciale, o la quantificazione delle portate dei torrenti di alta quota. Le analisi ottenute attraverso l’elaborazione di immagini satellitari, seppure importanti, non sono qui esaustive, sia per limiti legati alla presenza di elevate pareti montuose spesso molto acclivi, sia per la necessità di calibrazione e verifica con dati acquisiti sul terreno non sempre disponibili.
A complicare il tutto vi è poi, in alcuni casi, la non semplice situazione geopolitica che rende più delicata la programmazione di campagne di rilevamento in alcuni settori glacializzati. Anche i dati meteo-climatici (temperature, precipitazioni nevose, piogge), necessari per delineare i trend attuali e per calcolare relazioni con le tendenze nivo-glaciali, sono assai scarsamente rilevati ad alta ed altissima quota e solo negli ultimi anni sono state allestite o irrobustite reti di monitoraggio climatico ed atmosferico per tentare di colmare questa grave lacuna (come la rete italiana SHARE, Stations at High Altitude for Research on the Environment, che vede tra le altre la stazione più alta del mondo, a 8000 m al Colle Sud dell’Everest).
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