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IL CASO/ Lo sapevate? Uomini e animali pari sono, parola di (certa) Ue

lunedì 21 giugno 2010

Tre uomini e tre donne completamente nudi e con la testa di animali. È questa l’ultima provocazione firmata Oliviero Toscani per pubblicizzare una nota marca di cibi per cani e gatti. La cosa non poteva passare inosservata. E lo sanno bene i promotori che proprio sull’effetto shock hanno imbastito lo scandaloso battage.

 

Un’indignata cittadina milanese protesta contro il cartellone pubblicitario, che definisce «da guardoni», scrivendo al direttore di Avvenire, il quale risponde precisando di sentirsi «offeso e preso in giro non solo da chi premedita campagne pubblicitarie come quella, ma anche e soprattutto da chi ha potere di governo amministrativo e consente che una tale “violenza” si consumi sui muri di Milano e di tante altre nostre città». Conclude: «Gridi pure chi vuole alla “censura”, l’unico scandalo - qui - è la sconcia pretesa di gabellare la pornografia per espressione di libertà». Sacrosante parole. Quello che però ha urtato maggiormente la mia personale sensibilità non è stato soltanto l’utilizzo gratuito e voyeuristico della nudità. Tra l’altro, l’immagine non riesce a trasmettere nulla di particolarmente sensuale o provocante. Si tratta di semplici corpi denudati. Carne esposta in macelleria.

 

Il messaggio più trasgressivo è, invece, quello di voler parificare la dignità degli esseri umani con quella degli animali. Operazione culturale in atto da tempo.

Non è una coincidenza, peraltro, il fatto che solo qualche giorno fa la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE) abbia diramato una nota, alquanto critica, in merito ad un progetto di direttiva dell’Unione europea sulla protezione degli animali utilizzati nelle sperimentazioni di carattere scientifico.

 

Pur condividendo, in linea di principio, lo spirito dell’iniziativa, i presuli europei denunciano il fatto che in quella bozza di direttiva si insinui surrettiziamente il rischio di «cancellare la differenza tra l’animale e l’uomo». Preoccupa, in particolare, l’art. 4, paragrafo 1, del testo, il quale prevede che, al fine di proteggere gli animali, «si adottino, ove possibile, metodi scientifici o sistemi di sperimentazione, che non implichino l’utilizzo di animali vivi».

 

Dove stia il pericolo, lo precisa la nota della COMECE, spiegando che una formulazione così generica del testo potrebbe consentire, per esempio, sperimentazioni che utilizzino cellule staminali embrionali umane. La conseguenza è che «alcuni Stati membri, che non hanno una legislazione specifica in ordine alle cellule staminali embrionali umane, potrebbero vedersi costretti, in base alla direttiva, ad applicare metodi di sperimentazione che implichino l’utilizzo di tali cellule, nonostante sussistano al riguardo non poche perplessità di carattere etico».

 

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COMMENTI
26/06/2010 - diversi sì, vivisezionatori no (Salvo Piccinini)

credo che la pubblicità di toscanini alluda a un problema molto diverso da quello indagato nell'articolo. la almo nature è una delle poche aziende di un certo prestigio a non finanziare né direttamente, né indirettamente la vivisezione. lo so perché abbiamo da poco adottato (si può dire anche per gli animali) un cucciolo di cane e mia moglie ha fatto una ricerca su diversi blog per capire quale fosse l'alimentazione migliore. si è imbattuta in un vero libro dell'orrore, fatto di aziende che finanziano ricerche dai metodi disumani e disanimali. non credo che la norma dell'U.E. intenda equiparare irrazionalmente uomo e altre specie viventi, ma evitare sofferenze oggettivamente inutili. il che, tra parentesi, credo non abbia nulla a che fare con la questione degli embrioni.

 
22/06/2010 - animali (alessandra fedeli)

i soliti umani ipocriti: si scandalizzano per una pubblicità e ignorano tutto il resto dell'efferatezza "umana". E' vero, non c'è pari dignità tra uomini e animali poichè gli animali sono incommensurabilmente migliori e loro si, umani...