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LETTURE/ Non basta il profitto: come l’azienda può fare il bene di tutti?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La domanda di base da cui si dipana il ragionamento di Gaetano Troina nel suo ultimo saggio (L’impresa sostenibile. Riflessioni su capitale e lavoro alla luce delle encicliche sociali, Ed. Guerini e Associati) è questa: “L’impresa deve essere apprezzata e valutata solo in funzione degli obiettivi economici che persegue e della sua capacità di trasformarli in risultati reddituali, patrimoniali e finanziari positivi”? Dipartendosi da questa domanda il ragionamento di Troina constata che, se sono solo questi i parametri del giudizio, allora “ogni altro strumento valutativo dell’operato delle imprese è da ritenersi improprio e sarebbe foriero di contraddizioni”.

L’autore afferma che questo non può essere perché l’impresa, come tutte le “comunità sociali” deve rintracciare la sua più autentica motivazione nella soddisfazione che arreca sia ai componenti della sua comunità (capitalisti e lavoratori) sia al più ampio sistema umano e sistema vivente ove è inserita ed opera.

 

Non è punto sufficiente - afferma l’autore - perseguire significativi livelli di surplus-profitto per poter concludere che l’impresa ha adeguatamente raggiunto il suo obiettivo; per apprezzare realmente il fine aziendale è necessario fare intervenire la variabile etica per porre sotto il suo fascio di luce sia le modalità di ottenimento del surplus, sia le modalità della sua destinazione economico-sociale. Il richiamo all’etica è, nel saggio di Troina, la chiave di volta (un intero capitolo viene riservato ai rapporti etici degli operati aziendali, dei mercati e delle finanze).

 

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