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lunedì 25 gennaio 2010
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Inevitabilmente lo stesso rischio lo corre questo film che in maniera programmatica vuol narrare il disordine vitalissimo e pericoloso (per i figli e per lei stessa) di questa donna che sembra solare anche quando fa pazzie (scappa dall’ospedale per andare al cinema) e invece nasconde parecchi segreti. Svelati poi in punto di morte, quando le sue rivelazioni (che ovviamente non diremo) chiariscono alcuni punti di una vita borderline e finiscono anche per commuovere.
Pure quando, di per sé, lascerebbero perplessi, a usare un eufemismo. Commozione che ha a che fare non solo con l'epilogo esistenziale, ma anche con il rinnovato legame, confuso e anche venato di paradossi però forte, dei rapporti in famiglia. Tanto da recuperare, a distanza di tempo, anche un padre che non era certo un modello e aprire la porta a nuovi "ingressi" in questa cerchia di affetti.
Quello di Virzì non è un elogio del disordine umano e morale: ad Anna (resa perfettamente da giovane da Micaela Ramazzotti, in crescita professionale, e da anziana da una Stefania Sandrelli intonata al personaggio) non fa sconti, ma la guarda con affetto e magnanimità. Ed è giusto così, perché è una donna che molto ha amato ma cui nessuno (neanche i figli) ha perdonato.
Però lo sguardo - e qui tornano certi difetti dei film precedenti - non è fermo, si fa distrarre da troppe storie laterali. C’è molto sentimento, ma un sentimento a volte insistito, superficiale, condito da canzoni (che hanno un preciso significato nella storia, essendo appunto il modo con cui Anna spesso chiede ai figli un momento di completa e intima unità) che non possono non emozionare ma il cui accumularsi lascia il sospetto che siano un appiglio indispensabile per certe carenze narrative.
Soprattutto, il film accumula i finali, rischia di “uccidere” la commozione nel momento topico della storia con una situazione (che riguarda il matrimonio della figlia Vittoria) che rischia di sbracare in farsa (la scelta a sorpresa della figlia). E i troppi finali, anche amari, rischiano di far arrivare esausti a quello definitivo e molto bello: quando Bruno finalmente prende sul serio il consiglio che da più parti gli veniva rivolto. E si butta, sorridente.
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