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LA PRIMA COSA BELLA/ Nel film di Virzì tanti sentimenti che “uccidono” il lieto fine

lunedì 25 gennaio 2010

Su un punto però non ci possono essere dubbi: ancora una volta il regista livornese - e l’ambientazione e gli umori della pellicola risentono ovviamente della conoscenza della sua città - sa dirigere come pochi i suoi attori. Detto delle due attrici che incarnano Anna, Valerio Mastrandrea conferma una capacità crescente di unire ironia e understatement, Claudia Pandolfi è ormai attrice matura, e tanti altri attori bravissimi li accompagnano in ruoli importanti: tra questi il “padre” Sergio Albelli (che commozione la sua uscita di scena), la zia Isabella Cecchi, il vicino Marco Messeri, senza contare i figli da piccoli (bravissimi) o adolescenti.

 

In definitiva un film bello e imperfetto, potente ed eccessivo. Che mette a fuoco il problema cruciale dell’infelicità delle persone (“mamma, ma perché siamo tutti così infelici?”), ma forse con minor radicalità del suo capolavoro Ovosodo: se qui c’è un tentativo di sistemare tutto, anche là c’era un lieto fine per il giovane protagonista che trovava il suo posto nel mondo, ma ammettendo che c’è un disagio che ti rimane anche quando le cose ti vanno bene. Proprio come un “ovosodo” che non va né su né giù.

 

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