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SPECIALE CALCIOMERCATO/ Juventus, a gennaio Diego o Tymoschuk per vincere la crisi

La prima scelta per gennaio è il fantasista del Werder Brema, altrimenti si potrebbe puntare sul regista dello Zenit San Pietroburgo

Diego_WerderR375_29set08.jpg (Foto)

Un mercato sbagliato, questa è evidentemente una delle cause dello stentato inizio di campionato bainconero. Dopo aver seguito diversi centrocampisti di talento e di fama internazionale, da Xabi Alonso a Van der Saar, passando per Deco e Rakitic, la dirigenza ha optato per Poulsen, un buon giocatore sì, ma non certo una uomo in grado di cambiare le sorti del centrocampo juventino che, più di ogni altra cosa, aveva bisogno di un uomo con piedi, geometrie e fantasia. Dato per scontato che Xabi Alondo e Van der Vaart sono ormai irraggiungibili: il primo è rimasto a Liverpool ed è diventato insostituibile, il secondo è finito al Real Madrid suscitando subito un'ottima impressione, per gennaio bisognerà pensare a qualcosa di nuovo, a meno che nel frattempo la squadra non cambi completamente l'impressione suscitata fino ad ora. Due nomi su tutti, secondo quanto riporta il Corriere dello Sport sono gli obiettivi per un mercato di riparazione che, anziché essere sfruttato per sbolognare da qualche parte Tiago e porre le basi per il prossimo anno, dovrà andare a pescare un uomo in mezzo al campo in grado di fare la differenza da subito. Il nome più gettonato è quello di Diego Ribas Cunha, star del Werder Brema che ha ben impressionato anche la scorsa settimana contro l'Inter in Champions. Il giocatore costa parecchio ma il ragazzo vuole l'Italia e difficilmente i tedeschi potrebbero respingere un attacco deciso dei bianconeri. Il secondo è Tymoschuk, il regista dello Zenit San Pietroburgo, che proprio alla vigilia di Juve-Zenit aveva ammesso un interesse dei bainconeri nei suoi confronti. Certo non si parla di un furisclasse alla Diego, ma l'ucraino sarebbe comunque in grado di portare un po' d'ordine in un centrocampo confusionario e asfittico, che porta avanti il gioco più con la rabbia agonistica che con la ragione.

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