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Signori: il derby? Emozioni indescrivibili. Lazio più in forma ma la Roma...

GIUSEPPE SIGNORI, bomber della Lazio anni '90, racconta i suoi 11 derby, giocati con la maglia dei biancazzurri, e presenta il match di domenica

signori_R375_15nov08.jpg (Foto)

Giuseppe Signori ha smesso gli scarpini per muovere i primi passi da direttore sportivo alla Ternana ma non dimentica i suoi trascorsi da bomber della Lazio, quando con il suo sinistro faceva esplodere la curva nord. Alla corte della Lazio Beppe gol riuscì anche a conquistare per tre volte il titolo di capocannoniere della squadra. Memorabile anche la presa di posizione del popolo laziale che nel 1995 scese in piazza per protestare contro l’intenzione di Cragnotti di cederlo al Parma al tempo dei grandi scambia “Parmalat-Cirio”. I tifosi biancocelesti non l’hanno mai dimenticato e lui non ha mai cancellato le emozioni da derby come quella volta che si fece espellere dopo il gol vittoria all’86’ minuto. Sì, il derby fa fare cose strane. In molti oggi vedono in Zarate il nuovo Signori. Il bomber argentino ha ancora tanta strada davanti da percorrere per emulare il baschetto biondo bergamasco. La Lazio odierna piace, buon per Lotito, a Signori che intravede alla base un progetto serio che sta dando i suoi frutti. Un messaggio per la tifoseria e uno al presidente, magari per un futuro come dirigente biancoceleste.


Sono passati diversi anni, ma le emozioni restano indelebili. Cosa ha scritto nella pagina dei ricordi alla voce “derby”?


Beh, sicuramente mi ricordo le settimane interminabili che facevano da prologo alla gara. A Roma si vive una situazione incredibile, difficile da spiegare. Certe emozioni si possono capire solo se si provano.

 


Vincere un derby a Roma equivale per la tifoseria a conquistare uno scudetto?


Sì, è una cosa speciale, ma non si può paragonare alla gioia per uno scudetto. Vale per il morale, per l’entusiasmo. Diciamo che fa restare tranquilla la tifoseria per 4/5 mesi.

 


Qual è il derby che non dimenticherà mai?

Ne ho giocati undici e, praticamente, ne ho perso solo uno. Ho sempre provato una grande felicità.


Il derby fa fare cose strane…

Non c’è dubbio. Segno il gol della vittoria su rigore all’86’ (18 febbraio 1996, Lazio-Roma 1 a 0, ndr) e di corsa volo ad aggrapparmi alla vetrata dei tifosi: becco la seconda ammonizione e lì finisce la mia partita.

 


Giuseppe Signori espulso, un fatto più che raro, nel derby che passò alla storia per il fallo di mani in area di Lanna...


Il derby ha proprio un sapore speciale. Sono sempre stato un giocatore corretto e in quella gara presi due ammonizioni. Non mi ero nemmeno reso conto, tanta era la trance agonistica, che in precedenza ero già stato ammonito.

 


Domenica sera chi recita il ruolo della favorita?


Nei derby non c’è mai una favorita. Quasi sempre la squadra che si presenta meno bene alla fine riesce a non perdere. Quelli che non godono di una buona classifica colgono l’occasione per il riscatto. In questo momento la Lazio sta meglio della Roma.

 


C’è qualche giocatore del nuovo corso biancoceleste in cui si rivede?

Molti mi paragonano a Zarate, forse per i gol. Ognuno, però, ha le proprie caratteristiche, quindi è sempre difficile fare paragoni. Secondo me siamo un po’ diversi, se pur con aspetti simili.

 

Zarate ha impressionato un po’ tutti…


Si sta rivelando la sorpresa più positiva del campionato. Arrivato fra lo scetticismo generale, sta dimostrando tutto il suo valore e sta dando ragione a chi l’ha scovato.

 

Lode e gloria a Lotito, un po’ troppo criticato dall’ambiente romano…

Il vero tifoso alla fine deve esultare per la sua squadra del cuore al di là della simpatia o dell’antipatia per il proprio presidente. La Lazio sta facendo bene: il progetto è valido e sta dando i suoi frutti. Alla base del progetto c’è l’allenatore.

 


Delio Rossi è cresciuto alla scuola del suo vecchio maestro Zeman…

Mi ricordo quando Delio Rossi, allenatore della Primavera del Foggia, veniva a vedere gli allenamenti della prima squadra allenata da mister Zeman. Pur restando che ognuno ha un approccio personale alla gara, i due allenatori sono molto simili: la Lazio è una squadra che gioca, diverte e vince.
 

 

(Luciano Zanardini)

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