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BASKET/ Lino Lardo: «Olimpia ti ho nel cuore. Armani un grande presidente ma non siederò più sulla panchina biancorossa»

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«Un grandissimo saluto per un grandissimo signore. Grazie veramente di cuore per quello che ci hai dato». Questo messaggio, lasciato da un tifoso dell’Olimpia, racchiude l’umore e i sentimenti dei tifosi biancorossi quando mercoledi 25 Gennaio 2006 venne annunciato l’esonero del coach Lino Lardo. Il primo allenatore dell’era Armani, l’uomo che portò l’Olimpia dopo anni disastrosi ad un passo dallo scudetto e riaccese nei tifosi, vecchi e giovani, il tifo. L’uomo dal sorriso sempre stampato sul volto, terminò la sua avventura troppo presto, pagando gli errori e la fretta di una dirigenza (Corbelli - Natali) che non riuscirà mai negli anni successivi a far decollare un progetto vincente. A ilsussidiario.net Lino Lardo racconta questi giorni di attesa che gli faranno varcare domenica, da avversario, il Forum con la sua Rieti. Racconta il periodo milanese, la stima per Giorgio Armani, il talento di Danilo Gallinari e di quando quest’estate fu a un passo dal ritorno a Milano. Ma che, con un po’ di tristezza, ammette che «persa questa occasione non ce ne saranno più altre per il mio ritorno all’Olimpia».

 

Lino Lardo, primo allenatore dell’era Armani. Che ricordo ha dell’attuale patron dell’Olimpia?

 

Nel 2004 sembrò già una gran cosa che Giorgio Armani avesse deciso di sponsorizzare una squadra di basket. Ora che è diventato presidente e proprietario credo che questo non solo faccia bene alla Milano sportiva ma soprattutto sia importante per tutto il movimento cestistico italiano. Rappresenta un marchio prestigioso e nella figura di Giorgio Armani c’è tutto: carisma, serietà e la semplicità di un uomo che stimo molto. L’ho conosciuto, mi ha trasmesso tantissimo e ho capito perché è un grande uomo. Il suo ingresso fa bene a tutti perché ha le idee chiare e ha riportato soprattutto serietà in una società prestigiosa come l’Olimpia.

 

Cosa ricorda di quel periodo?

 

E’ stato un passaggio importante della mia carriera. Un onore per me essere stato il primo allenatore dell’era Armani e aver portato Milano a grandi livelli, anche se nessuno lo aveva preventivato subito. Quindi, solo ricordi positivi.

 

Nonostante l’esonero…

 

Nel secondo anno non meritavo l’esonero visto che il progetto era su base triennale. Comunque anche quei mesi furono positivi per la mia esperienza, avendo fatto tutto il girone di Eurolega. Mi dispiace solo aver lasciato il lavoro a metà. E ancora oggi su quelle maglie c’è quello stesso marchio AJ, che mi è rimasto dentro nel cuore.

 

Mancò qualcosa a quell’Olimpia…

 

Abbiamo dato tantissimo, nessuno ci chiedeva di vincere. Con i dirigenti, nei primi colloqui, gli obiettivi prefissati erano i play off che mancavano da tempo e riempire il Palalido. Siamo arrivati alla finale scudetto e al posto del Palalido abbiamo riempito il Forum. Una stagione che, infatti, andò ben al di là dei nostri obiettivi, con una squadra costruita per un campionato tranquillo. Nessun rammarico ma l’orgoglio di aver riportato il grande basket a Milano. Con i miei occhi ho visto il ritorno di tanti bei valori, di famiglie e l’entusiasmo di vecchi tifosi che ritornavano al palazzetto dopo diversi anni e ci ringraziavano per quanto stavamo facendo. Quello che chiedeva Armani si era avverato: riportare l’entusiasmo ma con i valori giusti. Una strada che si doveva portare avanti nel tempo, senza una fretta eccessiva. L’anno dopo, però, si volle fare il passo più lungo della gamba e vincere a tutti i costi. Era solo il secondo anno del progetto e si è avuta troppa fretta nel voler vincere campionato e Eurolega quando invece si doveva crescere ancora. Una fretta che portò anche al mio esonero.

 

Poi il filo rotto quell’inverno del 2006 sembrava potersi riallacciare questa estate…

 

Sì, in effetti, c’è stato un contatto un po’ strano. Ma poi si sono prese altre strade. E comunque dopo quest’ultimo tentativo fallito e la scelta fatta dalla società, il mio ritorno a Milano non lo vedo più possibile. Non è certo una mia speranza, ci mancherebbe, ma questo poteva essere l’anno buono…

 

Se Gallinari fosse rimasto, avrebbe potuito influire su un suo ritorno?

 

Queste indiscrezioni sono dovute al fatto che il mio procuratore è il papà di Danilo. Le cose non sono assolutamente collegate. Se fossi stato allenatore di Milano e avessi avuto Gallinari mi sarebbe piaciuto da matti allenarlo.

 

Un giudizio sul Gallo?

 

E’ uno dei talenti più forti mai visti crescere in Italia. Sono d’accordo sulla scelta che ha fatto. Era maturato abbastanza per quel tipo di salto. Senza i problemi fisici che lo stanno tartassando in questo momento, sarebbe stato da subito un protagonista indiscusso. Ritengo anche che abbia molto più talento di Bargnani. La scelta dell’Nba è stata corretta, peccato solo per quello che gli sta accadendo ora.

 

Domenica con Rieti tenterà la prima vittoria esterna. Come vede questa Olimpia?

 

Fa già specie vedere che Rieti, con il suo potenziale, in classifica ha le stesse vittorie di Milano. L’Olimpia è una squadra nuova e come le squadre nuove può trovare l’amalgama subito o dover aspettare del tempo. Ma sul valore dei giocatori non c’è dubbio: prima o poi sarà una squadra che decollerà. Punti deboli non ne vedo ma ho notato che sottopressione perdono partite anche a causa dell’alto numero di palle perse. Parlando di Rieti sono confortato dai miglioramenti che vedo, dalle buone prestazioni fuori casa contro la Virtus e la Fortitudo. Per vincere con Milano dobbiamo fare una partita perfetta, di grandissima intensità per 40 minuti e non è così semplice. Sognano questa grande vittoria ma se non viene non ne faremo certo un dramma.

 

Un giudizio sul campionato: equilibrato o sempre Siena regina?

 

Mi aspettavo un campionato diverso dall’anno scorso dove c’erano state molte sorprese con squadre blasonate che hanno toppato la stagione. Un campionato subito diviso in 2 tronconi e invece è sorprendente anche quest’anno. Siena è sempre regina. C’è da dire che le grandi quest’anno hanno investito e, prima o poi, verrà fuori la differenza tra le prime 5 o 6 e il resto del gruppo.

 

Un commento sul futuro della Nazionale visto che è stato vice di Recalcati…

 

Adesso è finito un ciclo che ci aveva portato all’argento nelle Olimpiadi. Bisogna aver pazienza, lavorare sui giovani e non avere la fretta di volere i risultati a tutti i costi. La mancata qualificazione agli Europei è una brutta tegola. Rimango dell’idea che il campionato italiano dovrebbe produrre più giocatori italiani protagonisti e per questo dovremmo cambiare le regole. Devono esserci più italiani nei rooster delle squadre professioniste. Solo così apriremo un nuovo ciclo.

 

(Eugenio Monti)



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