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INTERVISTA/ Luciano Moggi a tutto campo: scudetto, calciomercato e nazionale

In occasione dell’ultima e decisiva giornata del campionato, ilsussidiario.net ha interpellato l’ex dg della Juventus LUCIANO MOGGI, una vera “autorità” del mondo calcistico. Con lui ripercorriamo questa stagione della serie A, con un occhio agli acquisti delle grandi e al prossimo europeo

Moggi_FN1.jpg (Foto)

Iniziamo dal caso Inter. In questi giorni sono uscite alcune intercettazioni: queste notizie gettano ombre sulla vittoria dell’anno scorso, o sono solo “bombe a orologeria”?

Che ci siano le intercettazioni non ci sono dubbi. Il problema quindi esiste: non ne conosco però l’entità, e non voglio perciò dare giudizi. Ho vissuto anch’io una cosa del genere e non voglio fare ad altri quello che è stato fatto a me.

Questo le fa onore. Parliamo della stagione in corso: di sicuro è stata pesantemente influenzata dagli errori arbitrali. Secondo lei gli arbitri italiani sono impreparati? È un problema di professionalità o di malafede?

Escluderei a priori la malafede. Escluderei anche l’incapacità, perché la maggior parte degli arbitri che hanno fatto gli errori più grossi sono i più vecchi, quelli che formano lo zoccolo duro della classe arbitrale.
Certamente gli errori che sono avvenuti sono stati per la maggior parte in favore dell’Inter. Basti pensare a Inter-Parma, Inter-Empoli o Inter-Palermo (addirittura Il Corriere dello Sport l’altro giorno ha fatto un elenco di una decina di partite). Senza questi errori, l’Inter sarebbe adesso alle spalle della Roma.
Tuttavia non si può parlare di malafede. È solamente un qualcosa che scatta negli arbitri quando si trovano a gestire una partita in cui gioca una squadra forte, il cui presidente è consigliere della federazione.

Si tratta allora di una “sudditanza psicologica”?

Io l’ho definita su Libero “mignottaggine involontaria”. Nessuno compra gli arbitri e gli arbitri non si fanno comprare. Gli arbitri, come tutti del resto, hanno un “meccanismo” involontario che gli fa prendere decisioni in favore dei più forti per essere più stimati.

È la stessa cosa che avveniva qualche anno fa con la Juventus?

Sì, come ha detto il presidente dell’Aia Gussoni, è una cosa che esiste da quando è nato il calcio. Ma mai è stata così evidente come quest’anno.

Da un po’ di anni in Italia, a vincere lo scudetto è la squadra indicata come favorita fin dall’inizio. In Europa, invece (basta vedere la vittoria dello Zenit in Uefa), la situazione è assolutamente imprevedibile. Alcuni giudicano questo fatto come un abbassamento qualitativo delle competizioni europee, ma non è piuttosto indice del fatto che il calcio a livello europeo è genuino?

Le rispondo con una domanda: ha riscontrato negli arbitri italiani che hanno diretto partite europee lo stesso metro di giudizio che hanno usato in Italia? Credo proprio di no. Anzi, permettono un gioco più “maschio”, fischiano di meno, soprattutto non lo fanno a favore della squadre più blasonate, contrariamente a quanto avviene da noi a causa di questa sudditanza psicologica, che avveniva certamente anche con la Juventus, ma non con le stesse dimensioni viste quest’anno a favore dell’Inter.
Per questa ragione, l’Inter non potrà facilmente vincere in Europa come vince in Italia.

Qual è il suo giudizio generale sul campionato: lo ha trovato divertente?

È stato entusiasmante per la tenacia della Roma, mentre il regresso dell’Inter è stato deprimente.
Credo che Moratti non abbia molto da esultare: ha speso un patrimonio per costruire a Mancini due squadre di campioni e si trova solamente con tre punti di vantaggio sulla Roma (che non può contare sullo stesso organico dei nerazzurri e ha dovuto rinunciare a lungo a Totti), dopo aver dilapidato un vantaggio di undici lunghezze.
Penso che dovrebbe gioire solo la Roma, che ha disputato un campionato di tutto rispetto con una rosa che non è neppure la metà di quella dell’Inter.

A proposito di rose, tra poco si riaprirà il mercato. Milan e Juventus sembrano aver difficoltà a chiudere le trattative rispetto al passato. È un problema di soldi o di capacità dei direttori sportivi che non sono del calibro di Luciano Moggi?

Direi entrambe le cose, in egual misura. Certamente manca chi va a scoprire i giocatori con un adeguato anticipo rispetto ai concorrenti.

Un problema di investimento sui vivai giovanili e di capacità degli osservatori?

Il problema è improntato su un fatto fondamentale: arrivare per primi su un giocatore sconosciuto che può magari diventare importante. Faccio un esempio: c’è un giocatore in Germania, che è Gomez dello Stoccarda. In Italia nessuno sembra essersi accorto di lui, che è uno dei migliori attaccanti in circolazione in Europa ed è dell’85.
Si tratta quindi di un problema afferente le società italiane che o non hanno fantasia, oppure non sono organizzate in modo da poter scoprire giocatori di questo tipo.

Può provare a suggerire un acquisto alle prime cinque del campionato: Inter, Roma, Juventus, Fiorentina e Milan?

L’Inter è difficile da rinforzare, perché addirittura ha un organico che le permette di poter schierare due squadre forti. Un acquisto sarebbe ipotizzabile solo nel caso di una cessione importante. Se non cede nessuno può comunque vincere tranquillamente ancora qualche campionato.
Il Milan ha invece bisogno assolutamente di un portiere. In mancanza di Buffon, che è della Juventus, un’alternativa valida è Frey.
Ci vuole però anche un attaccante. Inzaghi, nonostante l’età, ha dimostrato di essere un grande uomo d’area di rigore, segnando dei gol che altri non segnerebbero. Tuttavia, manca coesione nel reparto avanzato dei rossoneri e credo che ci sia bisogno di un attaccante alla Toni o alla Ibrahimovic, cioè giocatori che fanno reparto, creando spazi per gli altri e facendo anche gol, soprattutto di testa. Data la situazione di Toni e di Ibrahimovic, credo che il Milan possa puntare su Amauri, che è un giocatore che spazia dappertutto ed è un goleador molto importante, che sa segnare di piede e di testa, creando anche spazi per i compagni.
La Juventus deve controllare bene il centrocampo, valutare l’età dei propri giocatori, mettere in ordine la difesa. Inoltre dovrà tener conto che l’anno prossimo, a differenza di questa stagione, avrà anche i preliminari di Champions. Avrà perciò bisogno di una panchina più lunga e di qualità. Dovrà quindi creare, come in passato, un gruppo forte sia in campo che in panchina.
Io, personalmente, avendo Trezeguet, Del Piero e gli altri campioni in attacco, punterei su acquisti per il centrocampo e la difesa.
La Fiorentina, per poter ripetere le bellissime cose fatte quest’anno, dovrà rinforzarsi. Avendo avuto la coppa Uefa, ha rischiato di perdere l’accesso alla Champions e se lo conquisterà, lo dovrà al fatto che quest’anno il Milan non è certamente la squadra che siamo abituati a veder giocare. Credo che la perdita di Toni per i viola, sia stata la perdita non soltanto di un condottiero, ma anche di un giocatore capace di far coesistere il reparto centrale con quello avanzato. Pazzini è stato ingiustamente subissato di critiche perché non ha il carisma e la qualità di Toni. Penso che il Bayern abbia fatto un buon acquisto e che non pensi assolutamente di privarsi di un giocatore del genere.
Per la Roma suggerirei Amauri, perché è un attaccante capace di coesistere coi propri compagni di reparto; sa tenere la squadra alta.

Certamente Amauri potrebbe far comodo alla Roma, ma forse non può permettersi un acquisto del genere, a meno che non arrivi una nuova proprietà. Si parla tanto a questo proposito della vendita della società giallorossa a Soros. Secondo Lei avverrà questa cessione?

Non so se i Sensi venderanno. So però che c’è l’urgenza delle banche di recuperare i propri crediti. Per questo ritengo che il tentativo di vendere ci sia, ma non saprei dire quale sarà l’esito, anche perché l’acquisizione è molto costosa: ho letto di 250 milioni di euro.
Va poi detto che la Roma è una squadra più giovane rispetto alle altre, perciò con più possibilità di cominciare un ciclo, e con giocatori di qualità, come De Rossi, Aquilani, per non parlare di Totti.
L’alta cifra sborsata per il suo acquisto potrebbe essere ben spesa, considerato che con qualche innesto diventerebbe una squadra di altissimo livello.

Per quanto riguarda il prossimo campionato europeo, lei quali giocatori porterebbe in nazionale?

Dato che non faccio il commissario tecnico, non posso dirle quali giocatori vanno portati. Ritengo però che lasciare a casa Del Piero sarebbe una follia. Se poi venisse portato come alternativa a Borriello sarebbe una doppia follia, perché Borriello ha fatto un buon campionato nel Genoa, ma un conto è giocare nel Genoa, un altro è andare in campo internazionale e misurarsi con campioni fatti e finiti.
Ritengo anche che Donadoni saprà fare la scelta giusta: considerando che Iaquinta è out e che il ct considera Camoranesi un attaccante esterno, può sicuramente trovare lo spazio per Del Piero.

E Cassano lo porterebbe?

Sì, lo porterei. È difficile pensare di poter escludere anche lui.

Secondo lei Cassano è cambiato, è diventato un altro tipo di giocatore, potrà giocare in una grande squadra o è “condannato” a una “provinciale”?

Cassano ha sempre giocato bene in ogni squadra dove è stato, tranne il Real Madrid, dove però non ha di fatto giocato. Credo che debba cambiare, e forse è già cambiato, nel carattere. Questo è l’unico lato negativo di questo giocatore.
Però, con qualche “sculacciata”, come si fa con i bambini, può crescere. Non c’è dubbio in ogni caso che sia un campionissimo. E dato che lo stimo come campionissimo, non penso che non possa essere anche un uomo all’altezza della situazione. Credo che se supportato da dirigenti di livello, possa rendere sia come uomo che come campione.
Se fossi ancora alla Juventus lo avrei già preso. Sicuramente con me avrebbe già migliorato il carattere.
(Foto: Imagoeconomica)
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