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GIRO D'ITALIA/ Sulla via del Mortirolo, tra sofferenza e mito

Dopo la tappa di ieri, di cui ilsussidiario.net vi propone la sintesi, il Giro arriva ai piedi del Gavia e del Mortirolo. Qui si gioca la più grande sfida di ogni scalatore. Quella con se stesso.

mortirolo_FN1.jpg(Foto)

30 maggio, Monte Pora. La tappa delle valli bergamasche, ultimo arrivo in salita del Giro 2008, è stata vinta dal bielorusso Kiryienka. Il corridore della Tinkoff si è imposto dopo una lunghissima fuga sotto gli acquazzoni che stanno inzuppando il nord Italia. Così, dopo 2 fughe e 2 secondi posti, il bielorusso è riuscito a centrare la vittoria, per la gioia del Patron Tinkoff, il miliardario proprietario della birra numero 1 in Russia, col debole per le due ruote.
Tappa lunga e dura, quella di oggi: 238 km e 4 salite dividevano Legnano da Monte Pora. Nella prima fase, completamente pianeggiante, attraverso Brianza e bassa bergamasca, vanno via Ermeti, Cummings, Siutsou, Efimkin, Missaglia, Sorensen e Kiryienka. Il gruppo sembra più intirizzito dal mal tempo che proccupato dai fuggitivi, e lascia fare. Davanti i 7 tirano di buona lena ed arrivano ad avere anche più di 20 minuti di vantaggio.
Inizia poi per i primi la salita del Vivione. Il gruppo Maglia Rosa la comincerà 20’ dopo. Passati 8 km di salita, Perez Cuapio, Sella e Colom attaccano. Sella è quello messo meglio in classifica, a meno di 5’ da Contador. Il gruppo si allunga, Perez è subito ripreso e Sella non fa il vuoto come nelle magiche giornate dolomitiche; davanti Missaglia e Cummings si staccano ai meno 3 dal Vivione (rientreranno in discesa): sono le prime avvisaglie del temporale.
Il gruppo Maglia Rosa scollina compatto sul Vivione, ma sull’asfalto bagnato Di Luca mette davanti Savoldelli a fare il diavolo a quattro; Nibali e Di Luca lo seguono; Ermeti, fuggitivo della prima ora e compagno di Di Luca e Savoldelli alla Lpr, si rialza e aspetta i compagni. Ai piedi della Presolana i 4 hanno già 1 minuto e 10'' sul gruppo Contador (e per una volta, lasciatecelo dire, finalmente la Lpr di Bordonali ha fatto una strategia non solo sensata ma entusiasmante). Davanti restano Cummings, Efimkin, Kiryienka e Sorensen, con Kiryenka che sulla Presolana affonda il colpo del ko e se ne va in solitario verso la vittoria.
Sulle rampe insidiose della Presolana Di Luca scatta come ai bei tempi, con la stessa freschezza vista l’anno scorso sulle Tre Cime; lascia Nibali sul posto, scollina sulla Presolana con 2’10” di vantaggio su Contador e si avvicina virtualmente alla Rosa. Contador fiuta la minaccia, reagisce, e sulla facilina erta finale che porta a Monte Pora prova a riportarsi sotto. Ed è in quel momento che subisce la pugnalata, il secondo scatto cattivo, quello di Riccò: il modenese se ne va, e il madrileno si trova così con 2 corridori davanti che rischiano di rubargli la Maglia. Sella prova qualche scatto, ma non riesce a fare male; Di Luca continua la sua cavalcata; Riccò dà tutto. Alla fine Kiryienka vince su Di Luca, secondo, che così prende i 12” di abbuono. Riccò chiuderà 5° a 1’08” da Di Luca. Contador, con tutti i grossi nomi della classifica, arriva a 1’45” da Di Luca. Lo sconfitto di giornata è Gilberto Simoni, che ha preso quasi 8’ dall’abruzzese.

LA TAPPA DI OGGI. Si riparte per il tappone di Gavia e Mortirolo con una situazione incertissima ed incredibile: dopo 20 giorni di gara, con 3 crono e 4 tappe di montagna nelle gambe, Contador guida davanti a Riccò per soli 4”; Di Luca segue a 21”. Marzio Bruseghin è 4°, a 2'; Pellizotti 5° a 2'05'' e 6° il russo Menchov a 2'47''. Tutto è possibile, e come ha appena dimostrato Simoni, la cotta è sempre dietro l’angolo.
Ieri lo avevamo detto che quella del Monte Pora, nonostante le pendenze più facili delle dolomiti, si sarebbe rivelata come la tappa decisiva. E la tappa di domani? Come sarà?
Il Gavia, cima Coppi del Giro 2008, è un passo situato a quota 2621 metri, dove l’ossigeno è rarefatto e i polmoni chiedono aria. Il Gavia fa paura: la salita ha pendenze ampiamente sopra il 10%, e se sarà affrontata col mal tempo come nel 2000 (e come nel 1986: ma quella è una storia lunga, di neve, di Hampsten e di geloni, ed è meglio leggersela sui libri) potrà restare nelle gambe dei corridori. È una salita che fa male, lunga, impegnativa: pendenze interessanti si trovano già dopo Edolo, quando si è solo 700 metri sul livello del mare; pendenze dure si troveranno ancora 30 km dopo, vicino alla vetta, attorno ai 2400 metri d’altitudine, quando si affronterà una galleria non illuminata dove le pendenze restano costantemente al 13% e tira una corrente contraria: una mazzata. Poi si scende su Bormio e si percorre tutta l’alta Valtellina, calcando strade della tradizione del Giro. A Mazzo si svolta a sinistra, e da lì partono subito i tornanti del Mortirolo. Lì è impossibile che non succeda qualcosa, perché il Mortirolo non solo ha pendenze micidiali (quelle le possono vantare tante altre salite ormai conosciute dai ciclisti: lo Zoncolan, la Marmolada, Pampeago, l’Angliru), ma inoltre non dà punti di riferimento. I suoi tornanti sono gradini, le sue pendenze al 18% arrivan d’improvviso, il ritmo va cambiato in continuazione. È una salita in cui si prova sempre a rilanciare la bici, ma ce la si ritrova respinta indietro da una montagna che non vuole proprio saperne di darci una mano... Poi si tira su lo sguardo, e si vede solo asfalto. Il Mortirolo è una salita difficilissima da interpretare, e su di essa vedremo spettacolo puro. Ai meno 2,5 km dalla vetta finiscono gli alberi e si entra nel Maracanà del ciclismo, la conca del Mortirolo, con l’ultima parte della salita molto più facile della precedente, tornanti su tornanti, ed una marea di gente assiepata come su delle gradinate, il cui trambusto sale alto e dà ai corridori l’adrenalina che sopperisce alla stanchezza del fisico. Dopo il passo, una lunga picchiata su Monno, un lungo falsopiano verso Aprica, una lunga picchiata su Stazzona, e una pianuretta (4 km) che porta a Tirano. Un finale facilissimo, insomma, dove le alleanze risulteranno decisive. Forse Riccò rimpiangerà le parole che ha rivolto a Sella oggi, ma se il duo Savoldelli-Di Luca saprà trovare un intesa con Riccò domani ci sarà spettacolo. Pellizotti è quello che sulle salitone ha fatto di più in questo Giro, ma forse è stanco. Menchov potrebbe risultare un utile alleato per Contador nella strada verso Milano. Insomma, anche se dopo il Mortirolo c’è molto terreno per recuperare, non sottovaluterei il finale: nel 2005 Simoni, dopo aver primeggiato sulle Finestre, non riuscì a riprendere la Rosa a Savoldelli proprio per colpa delle facili pendenze del Sestriere. Nel 2006 sulle rampe (?) dell’Aprica, fu Basso che fece la differenza, perché un finale facile magari non favorisce il recupero, ma divarica ed aumenta i distacchi maturati in precedenza. Insomma, anche domani sarà spettacolo.

(Luigi Crema)

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