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EURO 2008/ Quarant'anni fa l'unico trofeo continentale degli azzurri

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Sono passati 40 anni da quel 10 giugno 1968 quando l'Italia conquistò il suo primo e unico titolo europeo a Roma nella finale di ripetizione contro la Jugoslavia vinta per 2-0 con gol di Riva e Anastasi. La prima finale si era chiusa 1-1 e si era resa necessaria la seconda partita di finale, dopo la disputa dei tempi supplementari, non essendo ancora in vigore allora i calci di rigore.
Cronache di un'altra Italia guidata da Ferruccio Valcareggi che in semifinale aveva sconfitto l'Unione Sovietica dopo lo 0-0 del campo, per vittoria dopo il sorteggio propizio della monetina. Nell'altra semifinale la Jugoslavia aveva battuto i campioni del mondo dell'Inghilterra per 1-0 (Inghilterra che poi si era rifatta nella finale del terzo posto sconfiggendo l'Unione Sovietica).
Eppure da allora la nazionale azzurra non si è più ripetuta, cogliendo sì due titoli mondiali ma non riuscendo più a bissare i successi di Riva, Mazzola, Anastasi e Burgnich, per una squadra piena di grandi nomi, ma ricca anche di quel gioco all'italiana, il famoso catenaccio, che tanto aveva fatto le fortune negli anni sessanta di Milan e Inter. Del resto l'approccio mentale dell'Italia calcistica agli europei di calcio non è mai stato dei più buoni, quasi che nel nostro paese contasse soltanto il campionato del mondo oltre che le fortune dei club, delle squadre sia a livello nazionale, che a livello di coppe europee.
Celebrare l'anniversario della vittoria sembra cosa giusta anche se quel successo fu macchiato da polemiche per la tanta fortuna o meglio diciamo buona sorte che aiutò l'Italia calcistica. Una vittoria costruita tra le mura amiche, con l'ausilio di una monetina che quasi per magia decretò il nostro arrivo in finale. Proprio quella finale che si decise in due manche agonistiche come se si trattasse di una prova di sci alpino, dopo che Domenghini a dieci minuti dalla fine pareggiò il gol del giocatore jugoslavo Dzajic, che divenne – con 2 gol – il capocannoniere del torneo.
Nella ripetizione i nostri eroi riuscirono a portare a casa il risultato. Ma in fondo di vittoria si trattò, tanto importante se si considera che nel nostro palmares vantiamo quattro titoli mondiali e solo uno europeo.
Sono d'altronde i fasti di un football molto antitetico rispetto al calcio attuale, fatto di grande prova atletica e di allenatori dediti a insegnare schemi e formule come se si trattasse di alchimie di scienziati e non di un semplice gioco attuato su un semplice campo d'erba. Anche la formula in effetti era molto lontana da quella presente dove l'aspetto economico e organizzativo ha un ruolo primario. La fase finale si era disputata in sole tre città: Firenze, Napoli e Roma. Ora sono 16 le squadre negli Europei di Svizzera e Austria che si fronteggiano per conquistare il titolo europeo, allora si trattava di una manifestazione a cui prendevano parte le diverse compagini continentali per arrivare a una fase finale a 4 squadre.
Al di là di tutto questo rimane l'albo d'oro che ci ha consegnato alla vittoria di un trofeo che è poi passato alla storia e che ancor oggi celebriamo. Per ripeterci magari con la nazionale di Donadoni. E' passato troppo tempo e i campioni del mondo ora siamo noi…



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