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EURO 2008/ Via ai processi, l'Italia cerca un punto da cui ripartire

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Spesso si dice che la notte porta consiglio. L’Italia calcistica si interroga dopo l’eliminazione europea e per il momento Donadoni (grande indiziato) resta in sella alla nazionale. Buffon e compagni hanno disputato una rassegna continentale non all’altezza, se non altro non da campioni del mondo in carica. Sono molte le possibili cause di un’eliminazione avvenuta al cospetto di un’ottima (per gioco e per talenti espressi) squadra come la Spagna. Innanzitutto Donadoni ha la responsabilità di avere pensato (e insistito) a un unico assetto tattico, quel 4-3-3 che aveva permesso la qualificazione alla fase finale. La disposizione si è scontrata sin da subito con le convocazioni di Cassano e Del Piero, entrambi (soprattutto Pinturicchio) difficili da inserire in un contesto già delineato. Il Ct si è affidato a Luca Toni come unico terminale offensivo, ma è stato “tradito” dal generoso ma poco lucido attaccante del Bayern Monaco. È fin troppo semplice pensare che qualcosa non abbia funzionato, quando – statistiche alla mano – si constata che gli azzurri hanno realizzato solo tre reti, di cui una per merito di un difensore (Panucci), una su rigore (Pirlo) e una su una punizione deviata (De Rossi). Non servono altri commenti. Donadoni ha provato tutte le soluzioni offensive (Camoranesi, Di Natale, Del Piero, Cassano, Perrotta e in corsa anche Quagliarella), ma non è bastato: ha invertito tutti i fattori in campo, tranne uno (Toni). Curiosamente l’alter ego (Borriello) dell’ex centravanti viola non è sceso in campo nemmeno in minuto. Forse sarebbe stato meglio convocare un giocatore con l’esperienza di Inzaghi, in forma e capace di entrare subito in partita. L’impiego di Inzaghi, però, mal si sposava con il progetto tattico. Non tutte le colpe sono attribuibili all’attacco. Il centrocampo è cambiato quattro volte in quattro partite, ma non ha mai espresso un gioco. Le uniche note positive sono state l’impiego di De Rossi davanti alla difesa e le geometrie di Pirlo (grande assente con la Spagna), che si è ostinato troppo - anche per lo scarso movimento dei compagni di reparto – nei lanci lunghi verso la torre Toni. L’Italia, archiviata la “temibile” difesa Barzagli-Materazzi, ha trovato un Panucci sicuro e un Chiellini in stato di grazia e pilastro del prossimo corso. Ora che per molti giocatori l’avventura è arrivata al capolinea bisogna voltare pagina. Spazio alle forze fresche, a Giovinco, a Marchisio, a Giuseppe Rossi, a Canini, solo per citare alcuni elementi dell’Under 21 di Casiraghi. Resta una magra consolazione per l’italico pallone: pur giocando male l’Italia è uscita solo ai rigori, sarebbe bastato poco (forse il coraggio) per approdare a Vienna.

(Luciano Zanardini)



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