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DOPING/ Scandalo al Tour: Riccò positivo all'Epo di terza generazione. Squadra ritirata, Moser: "Sono incredulo"

Il ciclista Modenese trattenuto in gendarmeria, è risultato positivo ai controlli e in Francia l'uso di doping è un reato penale. Il nuovo scandalo squote il mondo del ciclismo

Tracce di Epo sono state trovate nelle urine di Riccardo Riccò, nei controlli effettuati il 3 e il 4 luglio. Il sito internet dell'Equipe rivela della positività di Riccardo Riccò all'EPO di terza generazione, le cui tracce sono state rinvenute nei controlli delle urine effettuati il 3 e il 4 luglio scorsi.
Lo scalatore della Saunier Duval si era messo in grande evidenza in questa edizione del Tour de France vincendo due tappe e conquistando la maglia a pois di leader del Gran Premio della Montagna.

Il modenese, che prima della 12ª tappa era nono in classifica con 2'29" di ritardo dalla maglia gialla, aveva vinto due tappe: quella di Super Besse il 10 luglio, e quella di Bagneres-de-Bigorre, quattro giorni dopo. L'atleta è stato raggiunto dalla gendarmeria nel van della Saunier Duval, prima della partenza della dodicesima tappa, e portato via a bordo di un'auto della squadra per essere interrogato mentre la folla lo copriva di fischi e insulti. Attualmente si trova in stato di fermo ed è interrogato dalla Gendarmeria. Per la legge francese il doping è un reato penale, con pene fino a 5 anni e multe fino a 75mila euro.

Le indagini - L'Agenzia francese per la lotta al doping aveva già testato il corridore della Saunier Duval-Scott diverse volte, tre prima della partenza e una dopo l'arrivo solo nella prima settimana della Grande Boucle. Riccò avrebbe utilizzato il CERA, attivatore continuo dei recettori dell'eritropoietina ma sembra che le ultime analisi condotte dall'AFLD abbiano evidenziato livelli anomali di ematocrito ed emoglobina per un totale di 20 atleti iscritti.

Il doping di terza generazione - La Cera, acronimo di «Continuous erythropoietin receptor activator», cioè attivatore continuo del recettore dell’eritropoietina a livello renale. E' un prodotto nuovissimo, viene usato da non più di un anno in ambito ospedaliero nella cura dei pazienti con grave insufficienza renale e costretti alla dialisi.
E' sufficiente un’iniezione, massimo due, al mese. Questo tipo di Epo agisce in maniera continua sul recettore renale, cioè lo stimola a produrre naturalmente eritropoietina. Dal punto di vista tecnico, la maggior durata del prodotto è resa possibile dall’inserimento, a livello di ingegneria genetica-molecolare, di una lunga catena proteica nella molecola dell’Epo, raddoppiandone il peso e soprattutto gli effetti nel corpo. Questo è proprio il segreto del nuovo prodotto che ha attirato l’attenzione degli sportivi: basta l’iniezione con una siringa da insulina per essere coperti per lungo tempo, e quindi non è necessario fare migliaia unità di Epo in continuazione, con il rischio di dover portare in giro le fiale di eritropoietina.
La Cera potremmo descriverla come un prodotto a lento rilascio di Epo: quindi maggiore ossigenazione, più globuli rossi, ma in un lasso temporale più ampio.Senza i picchi tipici della somministrazione esterna di Epo, che mette a rischio gli atleti per l'aumento dei valori di ematocrito ed emoglobina. Si dice che al mercato nero costi 1.000 euro a siringa.

Le reazioni - Francesco Moser, dimessosi un mese fa dalla presidenza del sindacato corridori, è incredulo. «Sono senza parole è meglio lasciar perdere tutto. Proprio non capisco perchè i corridori insistono con il doping. Oramai dovrebbero saperlo che se ti prendono sei finito». «Non si capisce più niente. È una cosa davvero incredibile - ha spiegato il vincitore del Giro d'Italia del 1984 - Stava facendo una grande corsa, entusiasmando i tifosi italiani. Spero con tutto il cuore che ci sia un errore. Non so come facciano i corridori, e specialmente i campioni, a rischiare ancora così tanto».
 

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