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DELUSIONE AZZURRA 1/ E' colpa anche del doping arbitrale

Giorgio Vittadini a tutto campo sulle Olimpiadi: dalle imprese degli atleti azzurri, agli scandali arbitrali che hanno deciso molte gare, fino alla necessità di investire seriamente nello sport in Italia

giorgio_vittadiniR375x255_25ago08.jpg (Foto)

Oggi si sono chiuse le Olimpiadi di Pechino, quali sono le sue impressioni?
 

Innanzitutto la grandezza degli Italiani che hanno regalato emozioni fortissime, anche se i trionfi potevano essere molto più numerosi. In tutti gli sport dove c'è stata una giuria, penso soprattutto agli anelli, alla ginnastica ritmica e alla scherma, l'Italia ha subito decisioni ingiuste: è un evidente caso di doping arbitrale mascherato. Nonostante anche i nostri organi di stampa abbiano cercato di minimizzare, siamo davanti a una distorsione pericolosa del risultato sportivo che va combattuta. C'è evidentemente qualcosa di strano nel “sistema sport”, pensiamo anche alla medaglia conquistata da Phelps ai danni del serbo Milorad Cavic, che ha portato al reclamo, poi respinto, della Serbia. La Omega, resposabile dei cronometraggi e sponsor personale di Phleps ha ovviamente dato ragione allo statunitense. Per questo motivo gli azzurri che hanno vinto sono ancora più meritevoli.


Esiste anche un problema di doping secondo lei?

Mi viene difficile pensare che sia il solo ciclismo ad essere interessato dal fenomeno del doping. Pensiamo alla denuncia di Filippo Magnini, che si è visto battere da atleti che hanno abbassato i loro tempi di oltre un secondo in un solo anno.

Il bilancio finale del medagliere azzurro viene considerato insoddisfacente. Quali sono le cause?

Il problema fondamentale è la mancanza di investimenti nello sport. Negli Stati Uniti si fa sport nelle scuole, in Gran Bretagna investono grosse somme di denaro, in Italia niente. Mancano i soldi e l'organizzazione. Non per niente quasi tutti gli atleti che hanno vinto fanno parte di squadre militari, l'unico livello dove esistono strutture sportive e un'organizzazione che funziona dignitosamente nel nostro paese, mentre è nulla a livello scolastico e anche a livello professionistico. E' stato poi evidente il crollo degli sport di squadra, sintomo anche qui di un pessimo livello organizzativo e dell'impoverimento dei vivai delle nostre squadre. L'esempio più eclatante è rappresentato dall'Inter, che scende in campo con 11 stranieri. (Un fatto emblematico che può essere risolto solamente limitando il numero di stranieri per squadra)


 Petrucci ha definito il nono posto finale nel medagliere un risultato comunque positivo.
 

Tutto sommato è vero. Ma i successi ottenuti sono frutto soprattutto di prodezze personali, del talento individuale e della forza di certi atleti, penso a Montano e alla Pellegrini, che vincono nonostante gli attacchi continui da parte della stampa.

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COMMENTI
26/08/2008 - Prima della struttura la mentalità (alberto fornari)

Le difficoltà strutturali denunciate da Vittadini sono la conseguenza di una mentalità. Solo se lo sport viene riconosciuto come fatto culturale a pieno titolo (il che rimanda alla rivalutazione del corpo non subordinato alla mente ma componente imprescindibile della persona)si possono affrontare correttamente i problemi, partendo dalla valorizzazione delle enormi risorse esistenti. Prima fra tutte le Società Sportive di base, che costituiscono il 65% delle opere non profit in Italia, e che oggi vivono una situazione di precarietà cronica, a cominciare dal sistema di autofinanziamento che si basa su sponsorizzazione gonfiate, cioè in sostanza su una truffa. Bisogna lavorare a livello educativo in due direzioni convergenti: da una parte recuperando il valore del movimento e dell'esercizio nelle facoltà di Scienze Motorie, che si stanno invece medicalizzando; dall'altra cercando un punto di convergenza tra scuola primaria e Società sportive, che superi le arretratezze intellettualistiche dell'una e le tentazione specialistiche delle altre. Se rispetteranno e valorizzeranno ciò che già c'è, senza sovrapporsi con arbitrarie impostazioni, il livello politico ed imprenditoriale possono fare tantissimo per far riprendere rapidamente una tradizione che per mantenersi ed ampliarsi si deve rapidamente rinnovare. Pena l'altrettanto rapida decadenza.