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CALCIO VIOLENTO/ Marinelli: «Seguire il modello inglese e lavorare sull'educazione»

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Come commenta la proposta di Mattarrese di costruire prigioni negli stadi italiani?



Possono servire. Questo tipo di provvedimenti guardano al modello inglese: pian piano si stanno introducendo anche in Italia i passaggi che sono avenuti in Inghilterra. Nel Regno Unito, quando l'escalation di violenza è arrivata a un livello insopportabile si sono fermati i campionati e si sono prese misure drastiche e definitive, cercando un cambiamento che fosse radicale. In italia ci si vuole arrivare pian piano, prima con gli stewart, poi con l'inaspirmento delle pene per i reati compiuti contro le forze dell'ordine, poi con questa proposta del presidente Matarrese che punta a mettere in cella direttamente allo stadio le persone responsabili di violenze, dove possono “sbollire” la rabbia. Successivamente, e in maniera secondo me tardiva, si arriverà anche a togliere le barriere tra spalti e campo e ad avere gli stadi di proprietà delle società di calcio. Attualmente in Italia ne esisiste solo uno uno, lo Stadio del Giglio di Reggio Emilia, tutti gli altri sono o dello Stato, o della Provincia o dei Comuni. Proprio la costruzione di stadi all'avanguardia e di proprietà delle società sarà uno dei passi decisivi per la risoluzione del problema.
 

Quindi è auspicabile l'imitazione del “modello inglese”?



Sono sicuramente molti gli aspetti positivi. L'introduzione degli stewart, per esempio, ha dato ottimi risultati. Le celle possono avere un significato, soprattutto se si va contemporaneamente a toccare le tasche dei tifosi violenti, e che commettono atti vandalici, come nel caso del treno da Napoli a Roma. E' inutile sanzionare le società, chi rompe deve pagare, allo stadio come alla stazione. In Italia poi si arrestano 120-130 persone all'anno, in inghilterra migliaia, e per uscire si deve pagare la cauzione. Oltre ad essere un efficace deterrente, si potrebbe investire il denaro ricavato in sicurezza. La via insomma è quella tracciata per il reato di guida in stato di ebrezza che ora contempla la confisca dell'auto.


Gli stadi privati in Inghliterra hanno mediamente meno posti, tutti a sedere, e hanno prezzi più alti rispetto a quelli Italiani. Viene in pratica selezionata una fascia di tifosi più ricca. Questo non va contro la natura del calcio che è lo sport popolare per eccellenza?



Non è esattamente così perché anche da noi i biglietti, escludendo le curve, non sono certo a buon mercato. In Inghilterra i prezzi sono comunque più alti, ma si cerca anche di favorire un certo tipo di tifosi. Per esempio esistono abbonamenti a prezzi scontati per le famiglie: in questo modo si rende più accessibile lo stadio ma si seleziona anche un tipo di tifoseria che certamente non va alla partita per commettere reati. Un incentivo simile è facilmente applicabile anche da noi.


La repressione è l'unico modo per sconfiggere la violenza?



E' il metodo che va usato per affrontare l'emergenza. Ma oltre a questo vanno presi provvedimenti di natura educativa e formativa. Questi concetti devono passare attraverso la famiglia, la scuola e gli oratori, bisogna puntare anche su questo. In Italia capita di vedere i genitori che accompagnano i bambini alla partita e si comportano in maniera volgare e violenta. Serve un nuovo atteggiamento, servono dibattiti, ricerche, studi; si deve comunicare cos'è la legalità e cos'è l'illegalità, cos'è l'educazione civica. I provvedimenti repressivi devono essere accompagnati da provvedimenti educativi.
In più va detto che la gente è stufa di vedere questa sorta di impuntià che circonda il mondo del calcio. Mi riferisco ai passaporti falsi, al doping, ai bilanci truccati, non solo alla violenza. Le società devono impegnarsi per ripulire il mondo del calcio dall'interno e tutti, anche il tifoso stesso, deve sentirsi una voce di questo mondo, deve considerarsi parte attiva del movimento. Per risolvere il problema della violenza negli stadi ognuno deve fare la sua parte, i soggetti che fanno parte del mondo del calcio devono lavorare d'intesa e trovare una soluzione insieme anziché scaricare reciprocamente le rispettive responsabilità.


La violenza, dopo il giro di vite dello scorso anno, pare essersi spostata fuori dallo stadio, negli autogrill, nelle stazioni... Come si può leggere questo fenomeno?



All'interno dello stadio, essendoci telecamere e controlli, il tifoso si sente osservato, quindi commette meno reati ripetto a un tempo. Fuori invece crede di non essere visto e si sente libero. Per questo il problema si è spostato. Lo stesso fenomeno ultrà è cambiato: i grandi gruppi si sono sciolti perchè non vogliono essere più identificabili e connotati, ma i capi ultrà agiscono ancora.


Quewsto fenomeno si combatte vietando le trasferte?


Non vietandole ma controllandole. Il caso di Napoli è al limite. Ai tifosi partenopei era stata accordata una fiducia che è stata tradita, per questo si è arrivati a vietare le trasferte. Le traferte possono continuare ad esserci serve però il biglietto nominativo del treno, il biglietto nominativo dello stadio e in più bisogna pensare ad una sorta di stewart, che è un tifoso responsabilizzato, che segua gli ultras anche in trasferta.



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