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CALCIO/ Lo Monaco-Mourinho, atto IV: «Insopportabile la sua aria di superiorità»

Il dirigente catanese ha risposto a Mourinho che lo accusava di usarlo per farsi publicità. Anche il ministro Maroni è intervenuto nella polemica

MourinhoR375_16set08.jpg(Foto)

La querelle tra Lo Monaco e Mourinho è arrivata alla quarta puntata:  le polemiche seguite alle dichiarazioni dell'allenatore portoghese dopo la vittoria contro il Catania si fanno infinite ed ora vedono anche l'interessamento del ministo dell'Interno Roberto Maroni.

Riassunto delle puntate precedenti:

ATTO I

Josè dopo la gara vinta con due autoreti degli etnei avea dichiarato spavaldo che "potevamo vincere 5 a 1".

ATTO II

Quest'uscita, unita probabilmente a quelle del pre-gara secondo le quali The Special One sostenteva che sarebbe satata sufficiente un Inter "normale" per battere il club siciliano, ha acceso l'animo di Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, che ha immediatamente ribattuto: "Uno che dice queste cose non ha rispetto né degli avversari, né della nazione che lo ospita, nè dei tecnici.Mourinho è semplicemente uno da prendere a bastonate nei denti. Poteva evitare di dire ciò che ha detto e rispondergli sarebbe troppo facile. Noi non siamo un popolo che si può imbonire con le chiacchiere e quindi Mourinho la smetta di fare il chiacchierone. Muntari, poi, lo conoscono tutti, non è nuovo a questi gesti e meritava quella espulsione sacrosanta. Mourinho farebbe bene a guardare i suoi problemi, a quanto costa lui e la sua squadra alla sua società. Mi auguro che vinca perché se non vince, si deve prendere la sua bella valigetta e andarsene via al suo paese".

ATTO III

Qualcuno chiede il commento al diretto interessato, che però non sembra colpito dalla cosa: "Le parole di Lo Monaco? Chi lo monaco del Tibet... Io conosco quel monaco, oppure Monaco di Montecarlo o il Gran Prix di Monaco o il Bayern Monaco. Se Lo Monaco vuole essere conosciuto parlando di me, mi deve pagare... e pure tanto".

ATTO IV

Da buon siciliano il dirigente non poteva restare impassibile dinnanzi a simile affronto. Oggi l'ultimo atto: "Innanzitutto la prima pagina certo non mi interessa. Non la cerco e ho conquistato tutto quello che ho raggiunto con il lavoro mio e dei miei uomini, gestendo con oculatezza assoluta quanto permetteva il portafoglio dei miei presidenti, certo meno gonfio di quello dei suoi, senza badare alle luci dei riflettori; in secondo luogo, che vergogna ostentare il fatto che lui guadagna anche con la pubblicità e sbattere ciò in faccia a me, ai catanesi e a tutti i piccoli che certamente identifica tutti insieme con la sua insopportabile aria di superiorità e con il suo disgustoso disprezzo; in terzo luogo, infine, mi chiamo Lo Monaco, non Monaco semplicemente. Sono certo che, d'ora in poi, se ne ricorderà in maniera nitida". Lo Monaco ha poi voluto ritornare sulle sue precedenti dicharazioni: "La mia frase - ha precisato - è assimilabile a un intercalare tipico delle nostre parti, e non è certo da intendersi come qualcosa che possa istigare violenza o realizzarsi fisicamente, bensì un corollario a tutto un insieme di diverse considerazioni. Se qualcuno, comunque, è stato indotto a comprendere diversamente il senso della mia espressione, ebbene, chiedo scusa fin da ora. Credo che il Catania abbia dimostrato in questi anni il suo forte dissenso verso ogni forma di violenza e sono certo che strumentalizzare la mia frase dimostra solo la pochezza dell'interlocutore". Infine, qualche considerazione sulla squadra di Mourinho e sulla partita di sabato sera. "L'Inter, e lo dico con vera convinzione, ha l'organico più forte d'Europa. Peccato abbia dimostrato di avere anche l'allenatore più chiacchierone del Continente! La sua squadra - continua Lo Monaco -, fino a prova contraria, ha vinto contro di noi grazie a due autoreti: incredibile la carambola della prima, mai dimostrata la validità della seconda. Immaginate, a porte invertite, se avessero dato per buono il secondo gol (autogol) al Catania? Per favore, siamo seri, Mourinho! Quello che ho detto a commento della gara lo confermo tutto: l'equità dell'espulsione di Muntari, la nostra sudditanza psicologica e probabilmente quella di qualcun altro, il fatto che lei deve assolutamente vincere, pena un mesto ritorno al suo Paese. Tra qualche mese sapremo. Non credo che il calcio italiano, senza di lei, perda granché".

In mattinata è intervenuto sulla querelle anche il ministro Maroni: "Le parole dell'amministratore delegato del Catania nei confronti di Mourinho, sono "un'istigazione alla violenza" e per questo il mondo del calcio deve intervenire. Sono francamente stupito delle dichiarazioni di alcuni dirigenti di serie A - dice Maroni - che sembrano proprio un'istigazione alla violenza. Non ho titolo per intervenire, ma quando un dirigente dice di un allenatore della squadra avversaria che bisognerebbe bastonarlo sui denti, io mi aspetterei che il giudice sportivo o la Lega calcio o la Figc prendessero immediate decisioni in merito". Per il ministro dell'Interno la condotta tenuta dell'ad del Catania "è la cosa peggiore che si può fare: se un dirigente di una squadra incita alla violenza, anche solo metaforicamente, poi io non mi stupisco se qualche tifoso esagitato mette in atto compartimenti violenti".

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