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KAKA’/ Il Milan cede, Berlusconi non può opporsi, ma il brasiliano vuole il City?

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Il Milan ha vinto e ha continuato a vincere anche senza Van Basten. Il Milan continuerà a vincere anche senza Kakà. La società rossonera potrebbe trovare un accordo con gli inglesi del Manchester City per un’offerta che pare eccezionale (120/130 milioni di euro) e ha dato l’ok al padre-procuratore del giocatore per trattare direttamente con il club. Non è un mistero che l’asso brasiliano soffrisse un po’, soprattutto in questo ultimo periodo, di gelosia: l’arrivo di Ronaldinho aveva procurato un certo malcontento, più volte manifestato, sulla posizione da tenere in campo. Anche alcune sue dichiarazioni avevano fatto intravedere una sua possibile cessione. Destinazione Madrid. La crisi in cui si è ritrovato Calderon ha chiuso la pista madridista e ha dato il via libera agli sceicchi. Suona sinceramente stonato il fatto che il Milan decida di vendere un giocatore prezioso a campionato in corso.

 

Che sia un segnale di resa? No. Se pur determinante come pochi, Kakà può essere sostituito, anche perché nel reparto avanzato Ancelotti è piuttosto coperto. Il Milan con questo affare può concludere diversi acquisti (Mattioni è arrivato e Agger è vicinissimo) e rinverdire la rosa. Il prossimo nome sul taccuino è quello di Mexes. Per evitare “rivolte popolari” il Milan non potrà non investire il capitale recuperato dalla cessione di Riccardo Kakà. Il club di via Turati non ci ha abituato a cedere i suoi giocatori importanti, basti ricordare l’epilogo del dualismo Sacchi-Van Basten con l’allenatore “costretto” a lasciare i rossoneri. Forse ha giocato un ruolo determinante anche la crisi economica, non si spiegherebbe altrimenti il silenzio di Berlusconi. Una questione morale? Una questione etica? Potrebbe essere. In caso contrario è l’ennesima dimostrazione che il premier ha abbandonato le sorti del Milan. Berlusconi, rispetto a Moratti, non ha più intenzione di aprire i cordoni della borsa. Considerato che il brasiliano è un giocatore intelligente sarebbe opportuno capire quali possano essere le sue motivazioni. Certo si potrebbe obiettare che Manchester, per qualità della vita, non vale Madrid (il sogno dichiarato di Kakà) o Barcellona. Un ruolo importante lo gioca il contratto (15 milioni di euro a stagione contro i 9 a salire di quest’anno). Resta da comprendere perché accetti una destinazione, che sulla carta non gli permette di puntare ai massimi traguardi sportivi quali il pallone d’oro e la Champions. Al Manchester City, forse, arriverà come allenatore Roberto Mancini e con lui partirà un progetto per raggiungere l’elite del calcio inglese. Kakà, visto l’affetto dei tifosi, potrebbe anche rifiutare l’offerta, ma allora sarebbe inevitabile proseguire una convivenza con il Milan “da separati in casa”. Una cosa è certa: adesso Kakà è cedibile. Chiudendo, mi piace ricordare che la Juve di Moggi riuscì a vincere anche senza Zidane e anche allora i tifosi si strapparono le vesti. Ma in contemporanea (anzi i contratti furono depositati prima) arrivarono Buffon, Thuram e Nedved. Via i facili sentimentalismi, spazio al pragmatismo.

 

(Luciano Zanardini)



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