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INTER/ Campioni d'Italia e di passivo: 148 milioni di perdite nel 2008

Il calcio è economicamente sostenibile o è un giocattolo per mecenati alla Moratti? I nerazzurri hanno accumulato circa 250 milioni di perdite in due anni...

Moratti_Massimo_R375_2ott08.jpg (Foto)

Un aspetto appare chiaro e comprensibile ai più: nel calcio le vittorie non sanano i bilanci. Lo sa bene l’Internazionale che, nonostante i tre scudetti consecutivi sistemati in bacheca, ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2008 con una perdita netta di 148,27 milioni di euro. Questi sono i numeri riproposti ieri in un articolo apparso su Il Sole 24 Ore. Certo nel rileggere i dati c’è una cifra importante da annotare: la perdita 2008 è inferiore a quella record (per il momento) del 2007, quando l’asticella rossa era arrivata a 206,8 milioni di euro. Non è difficile immaginare che con questi soldi (spesi male) sarebbe per lo meno auspicabile competere anche in Europa al cospetto dei grandi club. Lo sforzo economico giustifica gli scudetti? Evidentemente no. Lo sa bene anche Massimo Moratti che ha preso Mourinho quale garanzia per sfondare in Europa. L’Internazionale senza i successi in campo continentale è una società in perenne perdita. Lasciamo da parte la considerazione che con quei soldi l’Udinese o il Genoa, due squadre che ben si comportano in campionato, camperebbero di rendita per dieci anni. La questione chiara è che la galassia Inter non avrebbe modo di esistere se non ci fosse il Paperone di turno. Per garantire “la continuità aziendale” la holding di Moratti ha versato 68,5 milioni nelle casse dell’Inter e, inoltre, l’assemblea del 30 ottobre ha approvato un’ulteriore ricapitalizzazione da 86,6 milioni da versare entro la fine di quest’anno. I tifosi nerazzurri possono, quindi, dormire notti tranquille fino a quando Massimo Moratti resterà alla guida della società. Ma siamo tutti chiamati a chiederci se e quanto Massimo Moratti sarà disposto a perdere nel prosieguo. La mancanza di risultati in campo europeo potrebbe spingerlo a ridimensionare il suo investimento “a fondo perduto”. Per non parlare della grana plusvalenze da calciomercato dove è in atto una controversia con il fisco italiano sul pagamento dell’Irap. Si può discutere su un’ipotesi di cattiva gestione, ma non può bastare. Quel che più preoccupa è il fatto che una squadra di calcio con la massima esposizione mediatica, con i diritti televisivi pagati a peso d’oro, con biglietti e abbonamenti e soprattutto con uno sponsor solido come la Pirelli, non riesca a restare sul mercato, cioè non riesca a registrare indici positivi. Forse, visto che la situazione dell’Inter è comune ad altre realtà, il mondo del pallone dovrebbe interrogarsi su quali strade percorrere. Nella scorsa stagione l’Inter, ad esempio, ha pagato 190,66 milioni, il 97,6% della produzione, per la spesa del personale (stipendi dei calciatori, allenatori e dipendenti). Allora anche la tanto sospirata pay tv, che ci costringe a vedere a singhiozzi il campionato, non è in grado di far funzionare il sistema. A meno che, questa sembra essere la proposta avanzata più volte dalla Lega Calcio, si estendano le gare ad altre fasce orarie. Ma per il momento il placet dell’Associazione Calciatori è lontano. Serve una pausa di riflessione prima che il Titanic affondi o che i mecenati alzino bandiera bianca.

(Luciano Zanardini)

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