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ESCLUSIVA/ Scala racconta l'esordio di Buffon: «Gli chiesi se era pronto, la risposta fu emblematica...»

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Buffon è tornato dopo un anno in chiaroscuro (complice un lungo infortunio) ai livelli di un tempo e ora, nel corso di una stagione nella quale cerca di tornare al successo con la Juve e di stupire al Mondiale, deve fare i conti con un’operazione (al menisco) da programmare. Non è certo il primo infortunio per l’estremo difensore bianconero, che ha sempre dimostrato carattere e personalità fin da quando senza grandi emozioni conquistò la scena al debutto in serie A (Parma-Milan 0 a 0, 19 novembre 1995) o quando rifiutò di abbandonare la nave (Juventus) che stava affondando colpita da calciopoli. Ma come era quel giovane che esordì ad appena 17 anni? L’abbiamo chiesto a Nevio Scala, che nel 1995 lo allenava al Parma. Con i ducali Scala ha conquistato, fra gli altri trofei, una Coppa delle Coppe e una Coppa Uefa. Nel suo curriculum da girovago del pallone (è stato in Russia, Ucraina, Germania e Turchia) figura anche una Coppa Intercontinentale vinta alla guida del Borussia Dortmund. Scala, mentre prosegue il suo buon ritiro nella sua azienda agricola e, quindi, lontano dai campi di gioco, racconta chi era quel giovane che decise di mandare nella mischia.


Può aiutarci a ricostruire il debutto di Gianluigi Buffon in serie A?

Durante la settimana (si era allenato con noi) avevamo visto che era pronto. Gigi era un ragazzino, ma si capiva che era già un uomo, senza emozioni e con una grande sicurezza. E quando gli chiesi se era pronto, se se la sentiva, la sua risposta fu emblematica.

 

Cioè?

Mi disse: “Nessun problema”. Fu una risposta secca che trasmetteva serenità e tranquillità, anche se sapeva che avrebbe dovuto affrontare il Milan. E allora lo lanciai.


Lei ha visto crescere Buffon, qual è la sua caratteristica in più rispetto agli altri portieri?

Difficile trovare una sola caratteristica, bisogna ricordarsi che stiamo parlando di uno che è considerato (e io sono pienamente d’accordo) il migliore al mondo nel suo ruolo. E’ un portiere completo con una statura alta, una potenza muscolare che ha sviluppato negli anni, una buona capacità con i piedi e un’intelligenza nel vedere in anticipo le azioni degli avversari. Io l’ho fatto debuttare, ma poi l’anno successivo sono andato via. Sarebbe meglio chiedere anche ad Ancelotti e a Malesani che l’hanno avuto per più tempo.

 

La scelta di impiegarlo dal primo minuto fu ponderata?


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