BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ESCLUSIVA/ Camolese: «Ho allenato una big: si chiama Torino»

camolese_R375x255_25mar09.jpg (Foto)

Avevo avuto Franceschini a Reggio e me lo ricordavo per la professionalità e per l’integrità fisica. Quando sono arrivato, ho scelto di impiegarlo visto che c’erano alcuni problemi in difesa. Lui è stato bravo e in otto partite ha fatto tre gol: di più non poteva fare. Un giocatore a scadenza di contratto sa comunque che una società può arrivare a determinate valutazioni. Credo che a breve troverà una squadra.


Per molti tratti della stagione Rosina, il più talentuoso del gruppo, è stato un oggetto misterioso, preso di mira anche dai tifosi…

Al mio arrivo abbiamo cercato di fargli recuperare la condizione perché era reduce da un infortunio. Rosina si è applicato, ma le cose non sono sempre facili. Rimane la qualità, resta il fatto che come capitano è stato preso di mira dai tifosi, che in un’annata negativa individuano le responsabilità nei giocatori più rappresentativi. La colpa non è mai di un solo giocatore.

 

Ci sono alcuni giocatori, si pensi a Rolando Bianchi sotto la sua gestione, che rinascono dopo un periodo di luci (poche) e ombre (tante). Qual è stato il suo merito?

Tra un allenatore e un giocatore deve esserci un rapporto, un dialogo continuo nel rispetto dei ruoli. La bravura del tecnico è di riuscire a trovare la chiave di lettura per capire il giocatore. Posso dire che non mi è mai successo di dover fare delle scenate per portare avanti le mie idee. L’allenatore, pur rispettando il giocatore, deve fare delle scelte.


A parte la serie B, cosa c’è di diverso nel Toro di ieri da quello di oggi?

La categoria non è cosa da poco. Il Torino ha grandi giocatori che fanno la B con qualità al di sopra della media. Vincere non è, però, mai facile. I granata partono con i favori del pronostico, ma soprattutto all’inizio c’è da soffrire, poi alla lunga esce la maggiore qualità tecnica e numerica.

 

Abitando vicino a Vinoso, le è capitato di “spiare” i bianconeri?

Vado a vedere qualche gara della Primavera. Quando passo di lì, provo un po’ di invidia per quello che sono riusciti a costruire, cioè un Centro sportivo completo. Era il mio sogno anche per il Toro, ma non si è concretizzato. I dirigenti bianconeri hanno dimostrato una grande lungimiranza, sarebbe bello che anche il Toro riuscisse a costruire una struttura simile.

 

Suo figlio gioca con il figlio di Roberto Mancini al Bellaria in seconda divisione, vi siete incontrati qualche volta in tribuna?

Per il momento non ci siamo ancora visti, ma il campionato è lungo.


Nel calcio ha speso fin qui gran parte della sua vita da giocatore prima e da allenatore poi, cosa ha imparato da questo mondo?

Il mondo del calcio mi ha dato moltissimo. Mi ha permesso di uscire da un paesino e di conoscere tante persone. Mi ha aiutato ad aggiungere alla normale conoscenza scolastica anche una sportiva. Il calcio è la mia passione e ho avuto la possibilità di viverlo sotto tanti aspetti.

 

C’è spazio per coltivare qualche sincera amicizia all’interno dell’ambiente? Può fare qualche nome?

Credo di avere tante persone che stimo e che, credo, mi stimino. Proprio perché ho molta stima nei loro confronti, farei un’ingiustizia a citarne uno piuttosto che un altro.


Nella vita di Camolese c’è anche l’attenzione al sociale con l’impegno nella comunità di don Aldo Rabino.

La nostra conoscenza è di antica data, da quando ero un giocatore delle giovanili del Torino. Don Aldo organizzava delle colonie estive in montagna per i ragazzini e per chi era stato meno fortunato. Nel corso della mia crescita ci siamo incontrati diverse volte. Purtroppo mi impegno sempre meno di quanto vorrei fare e di quanto ci sarebbe bisogno di fare.

 

(Luciano Zanardini)

© Riproduzione Riservata.