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PREMIER LEAGUE/ Cade il Chelsea, Manchester in fuga. Classifiche, risultati, giocatori top e flop

Pubblicazione:lunedì 19 ottobre 2009

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Premiership- Risultati della nona giornata di campionato

 
La seconda sconfitta esterna consecutiva del Chelsea consente al Man Utd, vittorioso contro il Bolton, di raggiungere la vetta con un punto di margine sui Blues: alle loro spalle, si confermano Arsenal, che ha una partita in meno delle top-two, e Tottenham, mentre rallentano Man City e Liverpool, condannata da un pallone da spiaggia alla quarta sconfitta stagionale.
In coda, si risolleva il Blackburn e affonda il West Ham, alla pari del solito Portsmouth.
 
 
 
Dopo Wigan anche il Villa Park, come 2 stagioni fa in una sconfitta che costò il posto a José Mourinho, risulta fatale al Chelsea di Carlo Ancelotti, superato 2-1 da un fortunato Aston Villa, a segno con i due centrali difensivi sugli sviluppi di corner che evidenziano lacune in fase di marcatura del difensore avversario da parte di Didier Drogba e colleghi.
I due assist di Ashley Young, altrimenti insufficiente e in preoccupante involuzione personale, consentono alla coppia Richard Dunne (già a segno contro il Man City)- James Collins di battere l’incolpevole Peter Cech e di ribaltare l’iniziale vantaggio del solito Drogba (papera di Brad Friedel), dopo un netto penalty negato a Gabriel Agbonlahor: il momentaneo vantaggio blu era stato comunque legittimato da un gioco fluido e da buone iniziative personali, con Deco in particolare evidenza nel solito assetto mediano “a diamante” schierato dal manager italiano, con Essien davanti alla difesa e Lampard-Malouda sugli esterni.
 
 
Reazione consistente dei capitolini a cavallo dei due gol subiti, in particolare con Drogba che si vede respingere da Collins (migliore in campo) una conclusione a botta sicura, mentre dopo la rete del gallese ancora Deco e Florent Malouda provano ad insidiare senza successo la porta difesa dal vegliardo americano, che nel finale deve superarsi su Nicolas Anelka, dopo che John Carew aveva buttato alle stelle una chance favorevole per il 3-1.
A nulla valgono gli inserimenti di Branislav Ivanovic e del rientrante Joe Cole, a referto dopo 8 mesi, che assistono alla seconda débacle stagionale dei Blues, superati immeritatamente da un Villa fortunato ad ottenere 3 punti conquistati sulle uniche 2 conclusioni pericolose, a fronte di una buona prestazione del Chelsea, sabato solamente impreciso in fase realizzativa e nelle marcature difensive sulle palle inattive: pensieri positivi per Carlo Ancelotti, quindi, atteso mercoledì dalla sfida contro l’Atletico Madrid a Stamford Bridge
 
 
Il Man Utd, con il risicato 2-1 ai danni del Bolton a Old Trafford, conquista il primato solitario della Premier, vetta importante prima dei difficili impegni di Mosca in Champions e di Liverpool la prossima domenica.
L’autogol di Zat Knight, che devia una testata di Michael Owen su assist del solito, irrinunciabile, Ryan Giggs e l’assolo di Antonio Valencia, il primo con la maglia dei campioni d’Inghilterra, sembravano aver chiuso meritatamente la contesa a favore degli uomini di Sir Alex Ferguson, che denotano un imprevisto calo fisico nella ripresa, che consente ai Trotters di rientrare in partita con
Matt Taylor, con suggerimento di Kevin Davies sul solito schema da palla inattiva (9 dei 10 centri stagionali del Bolton sono arrivati su questo refrain) e di sfiorare più volte il pareggio in un finale che vede lo United chiudersi in difesa con spirito da neopromossa e subire la rete di Ivan Klasnic, annullata per un mani di Ricardo Gardner.
 
 
 
Funziona bene la coppia offensiva Owen-Berbatov, in assenza dell’infortunato Wayne Rooney, quando costantemente supportata dagli esterni offensivi e difensivi (ottimo Gary Neville), a loro volta innescati dai piedi sapienti di Anderson: diverse le chance create dallo United nella prima mezz’ora di gioco, con Michael Owen e Johnny Evans respinti dalle parate di Jussi Jaaskelainen, il quale si ripete nella ripresa su un paio di occasioni a carico del positivo Dimitar Berbatov.
 
 
La rete di Matt Taylor, che sovrasta nello stacco Patrice Evra superando il rientrante Edwin van der Sar, carica gli uomini di Gary Megson, che sfiorano il pareggio con Ivan Klasnic, Chris Basham e soprattutto con Gary Cahill, sul quale l’estremo olandese deve superarsi, preservando un successo fondamentale per il Man Utd, atteso ora da due difficili impegni in trasferta nei quali non potrà contrare sulla stella Rooney.
 
 
Prosegue l’ottimo stato di forma dell’Arsenal di Arséne Wenger, che supera per 3-1 il Birmingham e conquista il settimo successo consecutivo grazie all’ottima prova di Robin van Persie, il quale realizza la prima rete (assist di Alex Song) e colpisce un legno nella ripresa, momento in cui i Blues, ravvivati dalla rete di Lee Bowyer che approfitta dell’uscita maldestra di Vito Mannone, sfiorano un insperato pareggio prima che Andrey Arshavin sigilli definitivamente la gara.
La tegola dell’infortunio ad un ginocchio rimediato dopo un quarto d’ora di gioco da Theo Walcott, alla prima stagionale da titolare, è l’unica notizia negativa per i londinesi, protagonisti di una buona gara che conferma il raggiungimento di un solido assetto di gioco, nonostante il turn-over orchestrato dal manager alsaziano in vista degli impegni di Champions contro i campioni d’Olanda dell’AZ e dei due derby di Premier contro West Ham e Tottenham.
 
Sotto lo sguardo del nuovo proprietario, il magnate di Hong Kong Carson Yeung, il Birmingham subisce per tutta la prima frazione il gioco mandato a memoria dai rossi, con Tomas Rosicky finalmente in evidenza ed un paio di volte alla conclusione pericolosa ed un centrocampo solido e propositivo nelle persone di Alex Song e Abou Diaby, autore della seconda rete: il tutto sarebbe sufficiente per una tranquilla gestione del match se il brianzolo Vito Mannone, discreto interprete negli ultimi match, non regalasse a Lee Bowyer uno dei suoi rarissimi gol con cui i blu delle West Midlands riaprono la contesa, prima di essere respinti dalla freschezza atletica dei Gunners, che colpiscono un palo clamoroso con Robin van Persie sugli sviluppi di una palla a due in area e sigillano il risultato con il folletto russo Arshavin, sfiorando anche a più riprese la quarta realizzazione con la punta olandese e con Diaby.
 
 
Buon momento per l’Arsenal, che recupera il divario generatosi con i due rovesci patiti su ambo le sponde di Manchester e si ripropone in zona titolo, avendo anche una partita da recuperare rispetto alle rivali capoclassifica: il rientro di Rosicky, unito ad una maggior solidità nella zona mediana ha sicuramente influito nelle ultime prestazioni anche se, per essere davvero a livello di Man Utd e Chelsea, resta da rivedere la fase difensiva, a tratti molto incerta.
 
Quarto rovescio stagionale per il Liverpool, che a Sunderland paga dazio ad una conclusione del solito Darren Bent deviata da un pallone da spiaggia (!) lanciato in campo da un giovane fan dei Reds: sfortuna a parte, le assenze per infortunio delle due stelle Steven Gerrard e Fernando Torres, un turn-over spinto (fuori Mascherano e Riera, in campo l’esordiente Jay Spearing, dall’Academy) oltre ad un inedito modulo con difesa a 5 (Johnson-Carragher-Agger-Skrtel-F.Aurelio), penalizzano gli uomini di Rafael Benitez, ora a rischio come già un paio di stagioni addietro, che si trovano nei due prossimi impegni settimanali ad affrontare Lyon e Man Utd, in un momento di palese difficoltà.
 
 
Gol fortunoso (e irregolare, se il Liverpool dovesse inoltrare ricorso probabilmente la gara sarebbe fatta ripetere) a parte, ottima prova degli uomini di Steve Bruce, con un asse mediano molto solido nella coppia Cana- Cattermole e Kenwyne Jones ad aprire spazi per le conclusioni di Darren Bent, sempre vivo e partecipe che, nel primo tempo, colpisce anche un palo esterno dopo un clamoroso errore di Daniel Agger in appoggio; gli uomini della Merseyside non abbozzano nessun tipo di reazione in mancanza di un centravanti di ruolo, compito ignoto anche ai subentrati Andrey Voronin e David Ngog, i quali comunque nel finale riescono ad impegnare Craig Gordon, dopo che il Sunderland aveva modificato il suo assetto con un’impronta più da transizione, con l’innesto del rapidissimo Frazier Campbell e l’esordio del neo-acquisto Boudewijn Zenden, uno degli ex della gara.
 
 
Grave crisi di risultati per il Liverpool, che ha in calendario due match di fuoco che forniranno immediati responsi: il recupero di un’identità di gioco, legata soprattutto ai due grandi assenti, oppure un ribaltone, episodio che i proprietari americani attendono con ansia dall’inizio del loro mandato.
 
 
Prova di maturità fallita per il Man City, che impatta 1-1 al DW Stadium contro un Wigan che si era portato in vantaggio con un tap-in di Charles N'Zogbia su conclusione di Hugo Rodallega respinta da Shay Given: l’immediata reazione degli azzurri porta al pareggio di Martin Petrov, il più in forma della squadra, prima che l’espulsione per doppio giallo dell’argentino Pablo Zabaleta costringesse gli uomini di Mark Hughes ad una strenua difesa del risultato (dentro Vincent Kompany in luogo dello spento Emmanuel Adebayor), che poteva addirittura variare a favore degli ospiti se il contestatissimo Alan Wiley (chiedere a Sir Alex Ferguson in merito) avesse sanzionato un chiaro rigore ai danni di Shaun Wright-Phillips, prima che Shay Given compiesse un grande intervento ai danni di Hugo Rodallega allo scadere.
 
Ora il calendario ed il rientro di Robinho potrebbero risultare favorevoli ai Citizens, che se la vedranno con Fulham, Birmingham e Burnley prima di incocciare nel Liverpool ad Anfield.
 
 

 


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