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PREMIER LEAGUE/ Il Chelsea torna a volare. Classifiche, risultati, giocatori top e flop

I blues schiantano il Liverpool e tornano soli in vetta

Malouda_R375_6ott09.JPG (Foto)

Premiership- Weekend 8
 
Il Chelsea si aggiudica meritatamente il big-match contro il Liverpool e ritorna solitaria in vetta, grazie al pareggio del Man Utd contro il Sunderland ad Old Trafford, mentre il Tottenham viene fermato a Bolton e l’Arsenal dilaga sul Blackburn, riportandosi in zona Champions, in attesa del Monday Night tra Aston Villa e Man City.
In coda, si sblocca il Porstmouth con il successo del Molineux contro il Wolverhampton, mentre il West Ham di Gianfranco Zola muove la classifica con un punticino rimediato contro il Fulham, ma occupa solitario la penultima piazza.
 
Il Chelsea supera una prova decisiva in termini di affermazione di competitività per il titolo, battendo 2-0 un Liverpool ora in crisi di gioco e di risultati, dopo il KO infrasettimanale contro la Fiorentina: decisive le reti nella ripresa di Nicolas Anelka e di Florent Malouda, ma fondamentale l’apporto del solito Didier Drogba, con due assist in cui evidenzia le sue enormi caratteristiche tecniche e fisiche, conditi dalla solita teatralità con la quale l’ivoriano si lancia per terra ad ogni minimo contatto con la difesa avversaria.
 
Match equilibrato nella prima fase, con molti contatti fisici al limite della lotta libera e nervi tesi, in cui il Chelsea mostra un migliore equilibrio tra reparti (Deco al posto di Malouda nell’11 iniziale) e crea una buona chance con Michael Ballack, subito replicata da una zuccata di Fernando Torres su centro di Dirk Kuyt, parata da Hilario, sostituto dello squalificato Peter Cech: una grande prova del capitano John Terry annulla ogni offensiva dei rossi, mentre l’altra bandiera Frank Lampard è decisiva nel rubare palla a Javier Mascherano e dare il via all’asse Deco-Drogba-Anelka, che firma la rete che sblocca la gara, chiusa nei minuti di recupero da un inserimento del neo-entrato Malouda, servito dal solito Drogba per un comodo tap-in sull’uscita errata di José Reina.
 
Nessuna reazione da parte dei Reds, che manifestano i soliti problemi in fase di costruzione di gioco, evidenti nelle altre 2 sconfitte stagionali in Premiership e in Champions contro la Fiorentina (insufficiente Lucas, non maturo per questi livelli ed inutile Albert Riera, dotato di scarsa personalità), con scarsi rifornimenti per le punte e gli esterni, che arrivano a stento sul fondo e non creano spazi per gli inserimenti di Steven Gerrard e di Dirk Kuyt: senza risultato i tentativi di Rafael Benitez di ravvivare la fase offensiva con gli inserimenti di Yossi Benayoun e Ryan Babel, inconcludenti, mentre risulta insufficiente anche la prestazione dei centrali difensivi, sempre in difficoltà nei duelli fisici con i marcantoni dell’attacco Chelsea.
 
Il Carlo Ancelotti più soddisfatto della stagione può guardare al futuro con più tranquillità, dopo aver chiuso un ciclo difficoltoso originatosi con la sconfitta di Wigan: il Chelsea non è ancora un meccanismo perfetto, al livello del Man Utd degli scorsi anni, ma con qualche accorgimento (magari un esterno destro difensivo al posto dell’incerto Branislav Ivanovic) i Blues possono veramente competere fino in fondo per il titolo.
 
Un punto rimediato con fortuna per il Man Utd, sotto fino al 94’ contro un buon Sunderland e salvato da un autogol di Anton Ferdinand, perfetto fino a quel momento.
Il 2-2 finale è sintomatico delle difficoltà stagionali degli uomini di Sir Alex Ferguson, lenti a centrocampo con Darren Fletcher e Paul Scholes stranamente sotto tono ed il giovane Danny Welbeck fuori partita, oltre ad un Nani fumoso come di consueto: decisiva l’espulsione di Kieran Richardson, scuola United, che scatena l’offensiva finale in rosso che porta alla conclusione di Patrice Evra, deviata da Anton Ferdinand nella propria porta.
Meglio i Black Cats sin dall’avvio, testimoni la splendida rete di Darren Bent su servizio di Lee Cattermole e una buona proprietà nel possesso di palla, che comunque non portano altre occasioni lampanti, chance con Kenwyne Jones a parte, di fronte ad un Man Utd totalmente silente.
Nella ripresa, con Anderson in luogo di Paul Scholes, lo United trova immediatamente il pareggio con una rovesciata di Dimitar Berbatov, altrimenti dannoso alla manovra offensiva della squadra, su assist di John O’Shea, scatenando la reazione degli uomini di Steve Bruce, altro importante ex, che trovano subito il vantaggio con Jones (mezza papera di Ben Foster) e sfiorano in più occasioni la rete della sicurezza con lo stesso attaccante di Trinidad, prima che il pasticcio del meno noto dei Ferdinand ponesse fine al sogno dei Black Cats di espugnare Old Trafford dopo 41 anni di digiuno.
 
Lo United, alla fine dei conti, è ancora molto vicino al Chelsea e il divario in termini di gioco non è evidente, date le concomitanti difficoltà dei blu, ovviate dagli spunti individuali della coppia Drogba-Anelka: nessuna preoccupazione apparente per Sir Alex Ferguson, che se la prende con la scarsa forma fisica dell’arbitro Alan Wiley, mascherando abilmente i problemi dei rossi, che devono trovare soluzioni alla sterilità offensiva (la perdita di Cristiano Ronaldo non è stata assolutamente tamponata), con uno scarso apporto del centrocampo alla fase di impostazione di gioco quando Ryan Giggs, unica fonte illuminante, è assente, mentre Anderson non possiede ancora la continuità che servirebbe ai rossi.
 
Grande prestazione dell’Arsenal, che schiaccia il Blackburn sotto una pila di 6 gol e regala spettacolo con i suoi talentuosi interpreti e il solito Andrey Arshavin su tutti, mentre i Rovers cedono nella ripresa dopo essere stati per 2 volte in vantaggio nella prima frazione.
Primo gol in Premiership del francese Steven Nzonzi, ex Amiens lanciato in prima squadra da Sam Allardyce, direttamente da un lancio del portiere Paul Robinson, cui replica la quarta realizzazione stagionale del belga Thomas Vermaelen, incerto in fase difensiva (vedi primo gol dei Rovers ed un auto-palo nella ripresa) quanto molto temibile sui calci da fermo nonostante i soli 182 cm di altezza, prima del botta e risposta tra David Dunn e Robin van Persie e della grandinata firmata da altri quattro marcatori differenti, Andrey Arshavin, Cesc Fabregas, il rientrante Theo Walcott (non convocato però in nazionale da Fabio Capello) e Nicklas Bendtner.
 

 
 
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