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Calcio e altri Sport

ESCLUSIVA/ Tullio Gritti: «Il Genoa è diventato grande grazie a Gasperini»

TULLIO GRITTI, collaboratore tecnico di Gian Piero Gasperini, ci accompagna all'interno del Genoa e dei motivi che lo hanno portato ad esprimere il miglior calcio della stagione e al quarto posto in classifica. Racconta Milito, il recupero di Thiago Motta, della crescita dei giovani. Ma soprattutto la figura di Mister Gasperini, l'uomo che permette che ogni singola persona sia un ingranaggio perfetto del giocattolo rossoblu

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«La forza del Genoa sta in questo grande gruppo. Ognuno ha la sua parte e si lavora tanto per far bene. I risultati si vedono, ma senza un grande mister e una società seria tutto questo non potrebbe esistere. Milito? Diego pensa quello che dice e le voci di mercato non lo turbano affatto. Thiago Motta? E’ ritornato quello di Barcellona. Sono contento di come stanno maturando i nostri giovani, che crescono anche come uomini oltre che come giocatori». Tullio Gritti, bomber degli anni 80 di Brescia, Torino e Verona, inizia quest’anno il suo quarto anno al Grifone. Durante la settimana lavora con il gruppo a Pegli, mentre nel week-end va a “studiare”, in giro per l’Italia, le prossime avversarie dei rossoblu (domenica era a Udine). Il suo ruolo è quello di collaboratore tecnico di Gian Piero Gasperini ma più concretamente è uno degli ingranaggi fondamentali che fanno funzionare il giocattolo Genoa. Lavora sull’aspetto tecnico di ogni singolo giocatore, migliora i suoi punti deboli e ne rafforza le qualità, facendoli maturare. E in questa intervista, in esclusiva per ilsussidiario.net, ci svela dall’interno i segreti e le caratteristiche che stanno lanciando i rossoblu nell’Olimpo del calcio nazionale, facendo tornare il Grifone al posto che gli compete.

Come è nato il rapporto con il Genoa?

Fui chiamato 4 anni fa dopo la retrocessione in C1. Guidolin lasciò e in panchina arrivò Vavassori. Il direttore sportivo di allora gli propose il mio nome come collaboratore tecnico. Lui accettò e iniziai la mia collaborazione con i rossoblu: era il 20 agosto del 2005. Il rapporto durò anche con l’arrivo di Gasperini… All’inizio restai nell’anonimato, perché Gasperini aveva suoi uomini di fiducia come Bruno Caneo. Andammo in ritiro in Austria e al ritorno il Genoa si trovò ad avere 10 giocatori fuori rosa. La società, avendo io il patentino di prima categoria, mi affidò questo gruppo da allenare. Gasperini apprezzò il mio lavoro e alla fine di agosto, quando questi giocatori furono ceduti, mi chiamò nel suo staff come collaboratore tecnico. Grazie a lui sono ancora al Genoa a divertirmi…

Come si articola il tuo lavoro?

Sono una sorta di terzo allenatore, dopo Caneo. Lavoro in uno staff che comprende l’allenatore in seconda, 2 collaboratori tecnici, 2 preparatori atletici, un preparatore dei portieri. Io sto tutta la settimana con la squadra e il mister. Lavoro sul campo, sull’aspetto singolo di un giocatore o di piccoli gruppi insieme a Caneo e a Maurizio Venturi, seguendo le richieste che ci arrivano da Gasperini. Miglioriamo lo stop, il tiro in porta, il colpo di testa…

Una sorta di braccio destro di Gasperini?

Diciamo uno che collabora direttamente con il Mister. All’interno di uno staff il lavoro di ognuno è nel suo piccolo fondamentale e importante. Qui ci sono persone preparate e capaci nei vari compiti a cui sono chiamati, che hanno ben chiaro quale sia il loro ruolo. Nessuno prevalica o si mette a discutere il lavoro del resto del gruppo. L’unico capo è Gasperini, a cui dobbiamo tutti rendere conto.

C’è qualche segreto dietro il successo del Genoa?

Il primo è l’allenatore. E’ al terzo anno e ha sempre fatto bene, pur cambiando assetto all’interno della squadra. Gasperini ha la dote di saper valorizzare ciò che gli viene dato. Il secondo è avere uno zoccolo duro, formato da giocatori come Scarpi, Juric, Milanetto, Rossi, Sculli, che permette di far capire ai nuovi arrivati come si lavora, quali sacrifici si debbano fare e nei momenti di difficoltà sostenere il compagno a non mollare. Da noi si lavora tanto, con metodo e bene, i risultati lo dimostrano e sono importanti per far vedere ad ogni singolo giocatore che lo sforzo è importante e viene ripagato. Questo ha creato un gruppo dove non ci sono invidie ma tutti tirano in un’unica direzione: il bene della squadra.

Tutto è reso possibile anche da una solida società…

Certo, visto che ci permette e ci da gli strumenti per poter lavorare nel miglior modo possibile. Ma se mancasse solo uno di questi aspetti non potremmo parlare dei successi del Genoa.

Colpisce molto la preparazione fisica rispetto ad altre squadre

Un lavoro fatto con metodo e precisione porta poi la domenica anche a correre più degli altri.

Quanto conta Gasperini in tutto questo?

Come allenatore ha grandi qualità e lo sta dimostrando.E’ una persona che con l’esempio sa farsi voler bene, corretto. Un uomo schietto: dice in faccia quello che pensa che sia un giudizio negativo o un apprezzamento al tuo lavoro. All’interno della spogliatoio è uguale. Per lui Milito o El Shaarawi, sedicenne della Primavera, sono sullo stesso piano. Questo ti porta ad essere rispettato all’interno dello spogliatoio. E questo suo modo di fare lo usa anche con il magazziniere come con il suo allenatore in seconda che con il dirigente. Tutti sono ingranaggi importanti del sistema Genoa.

Il Genoa e la Champions. Potrebbe rompersi qualcosa se verrete chiamati a giocare ogni 3 giorni?

I prossimi due mesi li vivremo come abbiamo impostato tutta la stagione: con serenità. Nessuno ci mette pressione per centrare l’obiettivo e questo dà tranquillità alla squadra. Nessuno con la mente sta pensando a cosa fare l’anno prossimo in caso di Champions. Noi dobbiamo dare il massimo per competere con Roma e Fiorentina, realtà abituate a lottare tutti gli anni per quelle posizioni. Lotteremo fino alla fine, senza assilli, per questo sogno. Una volta raggiunto il mister e la società si siederanno a un tavolo per impostare la prossima stagione. A quel punto sarà un “bel sedersi” per tutti.

I giovani come Criscito, Palladino, Papastathoupulos stanno facendo bene…

Non ci sono solo loro 3. Ci sono anche Bocchetti, Paro, Vanden Borre. Paro dovrebbe rientrare tra non molto e spero che la sfortuna che lo ha colpito quest’anno lo lasci stare per almeno i prossimi 10. E’ un grande giocatore che ha affrontato da uomo maturo le difficoltà che gli sono capitate. Palladino dovrebbe migliorare in cattiveria, lavorando sulle grandi caratteristiche tecniche che ha. Ha tempo per crescere, come gli altri sia dal punto di vista tecnico che umano. “Papa” ha avuto problemi all’inizio con la lingua ma come Vanden Borre, che è nazionale belga, ha ampissimi margini di miglioramento. E’ un gruppo di giovani con ottime potenzialità, qualcuno formatosi già anche come giocatore, che ha reso possibile il quarto posto attuale.

Un gruppo che ha al suo interno un giocatore come Diego Milito

Diego, con il fatto di essere già stato a Genova, la sente un po’ come casa sua. Tecnicamente è un fenomeno con una grande potenza negli arti inferiori. Oltre a far gol, è capace di mettere nelle condizioni gli esterni o altri di segnare. Fa reparto, aiuta a salire e a tener palla. Forse i suoi punti deboli sono il colpo di testa e le conclusioni con il piede sinistro. Sul colpo di testa stiamo lavorando e un risultato si è visto con il gol nel derby…

Le voci sul suo possibile addio?

Quello che lui dice sul suo futuro al Genoa lo pensa perché è un ragazzo limpido e semplice. Se no se ne starebbe zitto. I giornali vanno riempiti e le voci sono messe in giro ad arte. Un giorno il suo futuro è all’Inter, un altro alla Juve. Poi Real e Barcellona… In Italia funziona così…

Queste cose lo turbano?

Se fosse un giovane direi che potrebbe essere influenzato ma Diego è ormai abituato ad affrontare queste situazioni. Lui sa che il suo rapporto con la società è chiaro. Sa di dover dare il massimo fino alla fine del campionato. Se poi a giugno volesse andar via dal Genoa libero di farlo. Ma le voci ci saranno sempre, soprattutto ora che ci avviciniamo alla fine del campionato.

Un altro giocatore importante è Thiago Motta

Brasiliano atipico con una potenza fisica eccezionale. E’ forte, regge il contrasto, non gli rubi mai il pallone. Scarta, ha un sinistro fantastico che sa mettere e creare la palla gol e salta di testa in maniera incredibile. Un giocatore che per questi motivi ha fatto la carriera al Barcellona.

Motta è rinato al Genoa..

Su questo possiamo prenderci dei meriti. Preziosi ha creduto in lui puntando sul suo recupero e su un giocatore che tutti davano per finito dopo l’infortunio. Fondamentale è stato il lavoro del nostro staff insieme a quello medico. E lui è ritornato, capendo il lavoro che gli veniva richiesto, quel grande giocatore che era ai tempi del Barcellona. E’ pronto di nuovo ad essere un giocatore da prime 8 squadre europee. E sono certo che lui sia grato a tutti noi e ai preparatori per come si sono comportati con lui.

Olivera è un giocatore a cui tu sei legato. Con i suoi gol sono arrivati punti pesanti. E’ un esempio di come il gruppo funziona?

L’unico mio viaggio in Uruguay l’ho fatto proprio per visionare Ruben: una settimana per lui prima di dare il mio ok al suo trasferimento in Liguria. Gli dico sempre che non mi deve deludere. E sta dimostrando di essere decisivo quando è chiamato in causa. Non si è mai lasciato andare e ha lavorato bene, anche quando Gasperini lo utilizzava pochissimo. Ha fatto gol importanti per lui e per la squadra.

Stai seguendo delle piste per la prossima stagione?

Seguo giocatori in Europa, visionando le partite e le indicazioni che arrivano dai nostri talent scout. Poi a secondo degli obiettivi che pianificheremo per il prossimo anno sceglieremo le varie piste. Noi siamo l’occhio del mister e lui si fida dei nostri giudizi.

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