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INTER/ Zanetti come Facchetti, 364 volte nerazzurro

Il capitano ha raggiunto il compianto ex presidente nel numero di presenze. Moratti racconta come arrivò a vestire la maglia dell'Inter

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364 volte Javier Zanetti. L'inossidabile capitano dei nerazzurri, che ha 35 anni ma tn tutte le stagioni finisce per essere l'interista con più presenze in campo, ha raggiunto nientemeno che Giacinto Facchetti nel numero di partite giocate con la maglia dell'Inter. «Sono emozionato per tutto quello che sta accadendo. Ho avuto la fortuna di conoscere Giacinto, una persona straordinaria, un punto di riferimento che mi ha fatto capire che cosa significasse appartenere all'Inter - ha spiegato Zanetti - Devo ringraziare il nostro presidente, Massimo Moratti, perchè mi ha dato la possibilità di giocare in Italia quando ero ancora uno sconosciuto. Ricordo ancora il mio primo giorno all'Inter: sono arrivato con un sacchetto di plastica con dentro le mie scarpe da calcio, ho attraversato la folla di tifosi che si chiedevano chi fossi, è da qui che è iniziata questa storia. Ho sempre creduto in questa società, anche quando l'Inter vinceva poco perchè sapevo che, prima o poi, le cose sarebbero cambiate, e il cambiamento è stato frutto della serietà con la quale ha sempre lavorato l'Inter. Un ringraziamento speciale va a coloro che mi hanno sostenuto anche nei momenti più difficili e, soprattutto, a Giacinto, una persona che parlava sempre e solo nel momento opportuno e che per me sarà sempre presente perchè è stato lui a indicarmi la strada da seguire e a fare dell'Inter la mia casa».

 

Non poteva mancare un commento di Massimo Moratti, l'uomo che ha portato Zanetti all'Inter. L'attuale capitano arrivo in sordina, "quello forte" doveva essere l'altro argentino acquistato quell'anno, un certo Rambert, di cui pochi si ricordano. «Allora mi avevano segnalato un giovane attaccante argentino, Ortega, ma osservando una sua partita con la nazionale under 21 mi colpì soprattutto un terzino - ha spiegato il patron nerazzurro - Giocava in maniera incredibile, saltando tutti gli avversari senza mai perdere la palla. Qualche mese dopo, mentre alcuni dirigenti dell'Inter erano in Argentina per l'acquisto di un altro attaccante (Rambert appunto, ndr), mi telefonano per chiedermi che cosa dovevano fare con quel famoso terzino. Io, allora, rivedo velocemente quella videocassetta con mio figlio e dico 'portatelo subito in Italia, poi l'altro vediamo... '. Non è un mistero, quindi, ma è la passione e soprattutto la fortuna di aver trovato un grande calciatore con il carattere giusto. Ricordo ancora anche il giorno dell'esordio di Zanetti a San Siro. Era una gara col Vicenza. Prima della partita scendo negli spogliatoio e chiedo a Javier come si sente. Lui mi rispose 'sono abituato a prendermi tutti questi stadi sulle spalle'. Lo fa ancora oggi e, soprattutto, dal primo giorno, con Javier abbiamo avuto la netta sensazione di aver portato in società la persona giusta».

 

Ma Zanetti, non si fermerà qui, è lui il simbolo di questa Inter e c'è il record di presenze di Bergomi da cercare di battere. «Abbiamo con noi non una bandiera, ma la nostra bandiera, anche la mia personale, perché lui è stato il primo giocatore ad arrivare all'Inter quando sono diventato presidente. Allora - spiega Moratti - tutti dicevano e scrivevano che avevo preso uno sconosciuto con il cognome semi italiano, che sarebbe rimasto pochi mesi. Da allora non solo lo sconosciuto è il giocatore che è durato di più, è stato anche quello con il rendimento migliore, con l'attaccamento maggiore, quello che ha un carattere formidabile e continua a giocare non come il primo giorno, ma meglio del primo giorno».

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