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LA STORIA/ Mohamed Abu Treka, il Kakà egiziano

Alla scoperta di Mohamed Abu Treka giocatore dell'Ahly, squadra più titolare e idolo popolare in Egitto. E che presto potremmo vedere giocare in Europa

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In Italia siamo abituati ad associare la vita dei calciatori alla mondanità, alle feste e alle veline. In questo sono stati profeti gente del calibro di Vieri, Ronaldo, Adriano,... E prima di loro tanti altri. Al di là della dubbia professionalità, spesso perdonata dalle società sportive, si discute ciclicamente con un po' di moralismo su quale esempio diano questi sportivi ai giovani. Proprio sull'integrità morale ha invece costruito la propria fama il più conosciuto calciatore egiziano in attività. Parliamo di Mohamed Abu Treka, numero 22 dell'Ahly, il club che di gran lunga vanta il maggior numero di tifosi (e di titoli) in Egitto, recentemente eletto club africano del secolo. Il talentuoso 30enne di Giza, che dal 2004 indossa la maglia rossa dell'Ahly, è un centrocampista offensivo tutto destro che per eleganza potrebbe ricordare Zinedine Zidane (mutatis mutandis...) e che per posizione in campo, tempi di inserimento e attitudine al gol potrebbe ricordare Kakà.

Non gli fa difetto la classe, tanto che qualche anno fa si parlava di un interesse dell'Arsenal, club da sempre attento ai piedi fini e al mercato africano. Non se ne fece nulla, un po' perché Abu Treka di anni nè aveva già qualcuno di troppo per essere annoverato tra le precoci stelle di Wenger e un po' perché dall'Egitto non ha mai pensato davvero di andarsene. Poco male, di momenti di gloria nella sua carriera ce ne sono stati molti, sia a livello di club (si ricordi la Champions League Africana 2006 vinta proprio grazie ad un suo gol in pieno recupero nella finalissima) che con la Nazionale (memorabile la conquista della Coppa d'Africa 2008, vinta in Ghana grazie nuovamente ad un suo gol nella finale con il Camerun. Un inatteso bis per l'Egitto già campione nel 2006 ai rigori contro la Costa d'Avorio, con penalty decisivo - manco a dirlo - di Abu Treka). In tutto ha già vinto 3 Champions League africane, 4 Scudetti con l'Ahly e 2 Coppe d'Africa per Nazioni. Senza contare coppe nazionali e supercoppe. Onnipresente nelle pubblicità (è testimonial Vodafone), Abu Treka è fortemente impegnato nel sociale, avendo girato famosi spot per il World Food Program contro la fame nel mondo e a favore dei bambini malati di cancro in Egitto, contribuendo alla nascita di un ospedale per loro. E' anche ambasciatore UNDP.

I successi con la Nazionale e l'impegno pubblico lo hanno reso il calciatore più popolare degli ultimi anni in Egitto. Una popolarità che ha contagiato tutto il Mondo arabo in occasione dell'ultima Coppa d'Africa. Durante la partita Egitto-Sudan, dopo un suo gol mostrò una maglietta con la scritta "Sympathize with Gaza" contro il blocco di Israele nei confronti della Striscia di Gaza. Un gesto di grande impatto mediatico, per il quale rischiò la squalifica della Federazione Africana, scongiurata a furor di popolo. Sulla tempra morale di Abu Treka ci sono numerosi racconti. La leggenda narra che ai tempi del Tersana, il piccolo club nel quale giocava prima di essere acquistato dall'Ahly, si rifiutò di firmare un contratto molto più ricco di quello di un suo compagno di squadra, chiedendo di ricevere lo stesso stipendio del compagno. Per il Presidente del club non ci fu verso di convincerlo. Altro che Kakà... Ma soprattutto, Abu Treka è molto credente, somiglianza questa con il più noto numero 22 rossonero che spesso ricorda al pubblico di S.Siro a chi appartiene. Musulmano praticante, è tra i fautori dell'esultanza con la quale i giocatori egiziani erano soliti festeggiare un gol durante l'ultima Coppa d'Africa: dopo ogni gol tutti i giocatori si mettevano in ginocchio e, appoggiando la testa sul terreno, per formavano il sugud, uno dei gesti chiave durante le cinque preghiere giornaliere (un'esultanza che si è vista recentemente anche in Italia, adottata dalll'interista Muntari). Nelle edicole del Cairo non c'è da stupirsi se si trovano libretti illustrati per bambini nei quali Abu Treka spiega come pregare correttamente. Difficile che Kakà venga mai pubblicato dalle Paoline, più probabile che il brasiliano si limiti all'attività calcistica, continuando saltuariamente a guidare il pulmino Ringo.

(Amir Tewfik)

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