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ESCLUSIVA/ Galeone: «Allegri è pronto per il Milan, Gasperini per la Juventus. E quante cose hanno imparato da me…»

Abbiamo chiesto a GIOVANNI GALEONE di tracciare un profilo di Allegri, Gasperini e Giampaolo, tre allenatori sulla cresta dell'onda che devono molto al tecnico del "Pescara dei miracoli"

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Il miglior calcio? Quello di Gasperini e Allegri. L’allenatore rivelazione? Giampaolo del Siena. Tutti hanno come maestro un allenatore che ha fatto la storia del calcio: Giovanni Galeone. E il mister, “guru” del Pescara e che abbiamo rivisto negli ultimi anni nell’Udinese, è un fiume in piena di ricordi, quando racconta, in esclusiva a ilsussidiario.net, il legame e l’affetto per i suoi “ragazzotti”, come ama definirli. Per loro potrebbe essere giunto il momento della consacrazione: Allegri al Milan e Gasperini alla Juventus. Un pensiero anche per le vittime del terremoto, che lui ha vissuto in Friuli nel 1976. Il popolo abruzzese è come quello friulano: sa alzarsi e ripartire

Partiamo da Allegri a Cagliari, che giocatore era…

Arrivò per caso nella stagione 90-91 in serie B. Sicuramente non per merito mio, visto che noi volevamo un altro giocatore, un certo Massara. Solo per le insistenze della presidentessa del Pavia venne al Pescara Allegri, che era uno sconosciuto. Dopo mezza giornata di allenamento capimmo che il vero campione era lui.

Una stagione ancora insieme poi una parentesi di distacco e infine la chiamata al Perugia…

Fece un anno con me in Serie A con il Pescara, segnò 10 gol. Poi andò al Cagliari e lo chiamai dopo alcuni anni al Perugia. Anche lì vincemmo un campionato di B e poi la A. Sempre con me ha giocato a Napoli e infine è stato mio aiuto all’Udinese due anni fa. Si vedeva da come lavorava in campo che aveva la stoffa per allenare…

Vi sentite ancora?

Io cerco di non disturbarlo ma lui mi chiama spesso. L’ho sentito anche un paio di giorni fa e gli ho fatto i complimenti per il primo tempo di Cagliari-Catania. «Una schifezza del genere era da tempo che non la vedevo. Una roba inguardabile» gli ho detto. E ridendo me lo ha confermato anche lui. Naturalmente mi piace quando la sua squadra gioca come sa fare. Si vede in queste situazioni la sua mano.

E’ pronto per il Milan?

Delle grandi il Milan è la più adatta e pronta per fare questo tipo di “esperimenti”. L’ha già fatto con Sacchi, con Capello che aveva allenato il settore giovanile. Lo stesso Ancelotti proveniva da una carriera da allenatore senza grandissimi risultati. Non hanno paura di rischiare nel prendere un giovane. Ho letto alcune dichiarazioni di Galliani che riconosceva che Allegri avesse le phisique du role del grande allenatore. E’ uno che non parla con frasi fatte. Credo che nel Milan possa fare molto bene mentre sarei più perplesso a vederlo all’Inter o alla Juve. I rossoneri sono quelli più pronti per lanciare giovani allenatori.

Anche Gasperini faceva parte di quel Pescara dei miracoli…

E’"pestifero" da matti. E’ uno molto attento, caparbio, preciso e cura le cose fino ai minimi particolari. Quando faceva allenamenti con disposizioni in campo lui in quei momenti era il vero allenatore: dava suggerimenti e consigli.

Come carattere e preparazione è pronto per una big come la Juventus?

E’ perfetto. Lui si è affinato molto nel settore giovanile bianconero, un figlio della famiglia bianconera ai tempi di Moggi. Gasperini è più uomo Juve di Allegri mentre non lo vedrei per niente al Milan. Sono bravissimi, ma uno in un ambiente rende di più uno dell’altro. Prendiamo Lippi: quello che ha fatto alla Juve, escludendo la Nazionale, non lo ha fatto in nessuna altra realtà. Non vedo altri al momento se non Gasperini che possa andare alla panchina della Juve.

Giampaolo invece l’ha conosciuto come aiuto non come giocatore...

L’ho trovato a Pescara e sul campo ha dimostrato tutto il suo valore. Poteva essere frenato dal mio ruolo ma il bello, di quelli che hanno lavorato con me , era che gli davo responsabilità e lavoravano per me. Non erano semplici raccattapalle ma impostavano direttamente il lavoro della squadra. Io intervenivo per correggere ogni tanto ma erano loro a gestire tutto.

Quali caratteristiche ci sono di Galeone nelle squadre di Gasperini, Allegri e Giampaolo?

Quella che noto maggiormente è che danno un’impronta decisa alle loro squadre. Si vede che c’è la mano dell’allenatore che guida il gruppo. Non sono squadre senza ordine. E sono realtà che se la giocano con tutti. Allegri e Gasperini erano bravissimi a leggere la partita, a capire il punto debole dell’avversario per poi punirlo nelle debolezze. Loro queste cose le capivano ed erano bravissimi a leggerle. E la loro lettura era un vantaggio per tutta la squadra. Si vedeva da come guidavano gli allenamenti che avevano una predisposizione. Lo dicevo già ai tempi: questi faranno gli allenatori. Dettano i tempi nell’allenamento, nei confronti dei compagni hanno un comportamento non isterico, hanno carisma.

E’ contento Galeone di tutto questo?

Sono contentissimo e spero che loro possano aver preso qualcosa da me. Gasperini ha imparato molto nell’esperienza alla Juve, avendo come modelli Lippi, Trapattoni… Alcune soluzioni offensive che vedo fare al Genoa assomigliano alle mie che facevo negli anni 87-88, unico a quei tempi, sfruttando la velocità e le corsie laterali. Il Grifone fa molto questi cambi di gioco con inserimenti delle mezze ali, che si usa poco in Italia. Anche Allegri usa molto questa disposizione tattica.

Gasperini poi è in una grande squadra…

Sta ottendendo ottimi risultati con una grande squadre perché il Genoa è questo; una grande realtà. E’ un suo merito perché gestire gente del calibro di Milito e Motta non è semplice.

Parliamo di calcio, Galeone si sta divertendo a guardare il campionato?

Guarda solo le sfide classiche tra le big, i derby. Di solito preferisco guardare loro, i miei “ragazzotti”…

Lei ha trascorso parte della sua avventura da allenatore in Abruzzo, una regione colpita in queste ore dal terremoto. Sensazioni e ricordi di questa terra...

Ho provato sulla mia pelle il terremoto nel Friuli nel 1976. Ero a Gemona la notte del sisma e ho vissuto questo senso di impotenza che ti colpisce. Non si può spiegare a parole quello che si prova, bisogna viverlo per capirlo. E’ stata una botta terrificante. Di positivo, come capitò in Friuli, c’è che si stanno muovendo bene nei soccorsi e negli aiuti, al di là della tragedia immane e dei morti. La gente abruzzese ha la stessa tempra di quella friulana: persone forti, che non si piangono addosso, che hanno lavorato una vita e che sanno rimboccarsi le maniche.

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