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RAZZISMO/ Caro Direttore... due voci opposte sul caso Balotelli. Chi ha ragione?

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Caro Direttore,

 

Mario Balotelli è un ragazzo di diciotto anni, che gioca benissimo a calcio nella squadra che, da anni, domina il campionato italiano. Mario Balotelli parla con un accento bresciano strettissimo, ha frequentato e frequenta scuole italiane. Gioca nella nazionale under 21 con cui ha fatto vincere il nostro Paese e, probabilmente, sarà un simbolo dell’Italia sportiva per anni e anni ancora. Sembrerebbe la storia da copertina di un “predestinato” che illustra il successo di un giovane italiano di valore. Mario Balotelli, però, ha qualcos’altro di diverso oltre al suo straordinario talento calcistico, rispetto all’italiano medio: ha la pelle scura e, sempre più spesso, quando gioca a pallone, nei vari stadi italiani, è vittima di insulti razzisti. Incredibilmente, questi insulti vengono “attenuati” da chi dovrebbe condannarli perché il ragazzo – si dice -avrebbe un cattivo carattere.

 

Diciamolo, chiaramente, il fatto sportivo non è rilevante in se stesso, non importa che il tutto avvenga in uno stadio, perché lo stesso potrebbe verificarsi ovunque. Ci sono continui riferimenti che ci vengono dalla cronaca a testimoniarlo. Gli insulti a Mario Balotelli, per esempio – ma non solo - durante la recente partita di calcio Juventus-Inter, sono il segnale di una società malata che vive con difficoltà la sfida dell’inclusività sociale.

Lo stadio quale simbolo dello stare insieme, il tifo come estremizzata modalità per esprimere il proprio sentire (e, talvolta, il proprio disagio), la conseguente “mediatizzazione”, la componente economica per cui “lo show deve sempre andare avanti”, certamente amplificano questa evidenza, ma non è possibile tacere quello che è uno dei principali drammi della nostra epoca. Siamo in presenza di una sorta di “choc da multiculturalità” che dimostra l’incapacità di governare al meglio un fenomeno che è, invece, positivo: l’incontro tra diverse culture, tradizioni ed identità è fattore di fecondità e crescita per tutti. Non è, in altre parole, un limite, un disvalore. Quello che subisce Mario Balotelli, allora, non può e non deve lasciare indifferenti. Non ci sono attenuanti o scriminanti di sorta. E’ importante che, da situazioni come questa di cui i media parlano copiosamente, si tragga una lezione e si abbia il coraggio di portarla avanti. Il razzismo deve sempre essere positivamente condannato: non può essere subito, non può essere tollerato. A nessun livello.

 

Non confondiamo le regole dettate per disciplinare l’immigrazione, le norme per assicurare sicurezza ai nostri quartieri e alle nostre città, per coprire chi vuole affermare una verità inaccettabile: che avere un colore della pelle non conforme “agli standard italiani”, che avere storie e culture differenti rispetto a una non megli precisata “maggioranza” legittima l’insulto, la discriminazione e l’emarginazione. Non esistono italiani di “serie A” e italiani di “serie B”, perché ogni persona, ogni uomo ha diritto di essere se stesso, di essere fedele alla propria unicità. Questa verità, tra l’altro, ha anche una matrice di carattere religioso, che ogni uomo di fede deve fare propria. L’altro umano è, infatti, una traccia del divino. E questa religiosità non può essere confinata nella preghiera, ma deve diventare una precisa norma di condotta che vale, anche, negli stadi.

I Dieci Comandamenti ci insegnano tale verità: “Ama il prossimo tuo come te stesso” è l’atto di nascita dell’umanità e, quindi, dello stare insieme, perché obbliga l’individuo, prima di stabilire una relazione sociale, un io-tu, a comprendere la propria specificità. Perché amare il prossimo come se stessi vuole dire rispettare la reciproca unicità, significa apprezzare il valore delle differenze che tutte insieme arricchiscono il mondo dove viviamo. Mario Balotelli, sabato sera, non ha soltanto segnato un gol stupendo, ma, soprattutto, per quello che ha subito, ci ha indicato la necessità di un salto di qualità, per costruire un’Italia più giusta. Anche quando si gioca a pallone!

 

(Claudio Morpurgo)

 

 

Caro Direttore,

 

ero a Torino, sabato sera, per vedere Juventus Inter. Lo avevo promesso a mio figlio minore che oggi compie 12 anni. Ci siamo fatti 1300 chilometri in macchina per andare allo Stadio Olimpico, da Roma dove viviamo, e dove mio figlio tifoso juventino è cresciuto all’ombra degli sfottò di romanisti e laziali. Anche nell’anno della B. Dico subito come la penso: andrebbe punito, e in modo esemplare, Mario Balotelli. Punire invece la Juventus e farla giocare a porte chiuse è come vedere il dito e non la luna. E’ paradossale. Mi spiego. I tifosi sono sempre un po’ stupidi e i loro cori segnati dagli unici tabù rimasti nella nostra società permissiva, tipo svastiche naziste, razzismo, cose del genere. E’ sempre stato così in ogni stadio. E anche naturalmente sabato sera dove ho sentito vicino a me ripetere lo slogan idiota: “Non esistono negri italiani”. Ricordo peraltro di aver sentito gli stessi soliti Buuu a Roma contro Sissoko, grande atleta nero della Juve da altre tifoserie.

 

Rammento bene anche gli insulti allo zingaro Ibrahimovic, quando per nostra fortuna giocava ancora in bianconero. La differenza però sabato sera l’ha fatta Balotelli. Il vero caso è rappresentato dal suo comportamento in campo. “Super Mario”, come lo chiamano a San Siro i tifosi dell’Inter, è un giovanissimo giocatore di talento, di grande talento. Ma il suo modo di andare in campo è il peggio del peggio. Sbruffone, gradasso, provocatore. Irride Cristiano Ronaldo, scalcia Alessandro Del Piero, pensando che insultare o provocare un grande campione faccia aumentare la sua popolarità, fa gestacci agli arbitri, linguacce alle curve. In altre parole è un ultrà che gioca. Questo ho visto a Torino con i miei occhi. La stupidità delle curve è stata eccitata da un giovanotto di talento, cui nessuno ha ancora insegnato che il vero campione di calcio deve comportarsi in altro modo. Le sue continue provocazioni hanno esasperato il pubblico che lo ha preso di mira. Non ho sentito quella sera stupidi cori razzisti verso Muntari o Vieira, interisti di colore anch’essi.

 

Perché? Perché Balotelli vive di sberleffi, linguacce, insulti. Rimedia sempre il cartellino giallo ma evita sempre quello rosso. Sabato sera un giocatore consumato come Tiago è caduto nella trappola della sua irrisione e si è fatto espellere. Capita. Però Balotelli andrebbe fermato. In un Paese che non ha convocato Cassano in Nazionale, lui gioca nell’Under 21 e non è un bell’esempio. Quanto a Moratti, gli chiedo: perché non ritira Balotelli? Se fosse coerente lo dovrebbe fare. Tanto più che SuperMario, idolatrato dagli ultrà, a quanto risulta è stato punito per indisciplina già da Mancini e sicuramente anche da Mourinho, e non sembra simpatico agli stessi compagni di squadra, come Ibra. La vergogna nazionale non sono i cori razzisti che vanno sì puniti, ma il fatto che nessuno si ponga il problema di un ragazzino campione che dà questo esempio. Che eccita gli istinti peggiori di ogni tifoseria. A Manchester come a Torino.

 

(Alessandro Banfi)



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COMMENTI
21/04/2009 - Due stili diversi (Giuseppe Crippa)

Trovo particolarmente azzeccata la scelta del Direttore di accostare le due lettere che ha ricevuto su quanto accaduto sabato sera allo stadio Olimpico di Torino. Leggerle di seguito evidenzia il differente modo di scrivere dei due autori: nella prima concetti elevati quali “il tifo come estremizzata modalità per esprimere il proprio sentire”,”ogni persona, ogni uomo ha diritto di essere se stesso, di essere fedele alla propria unicità”, “Il razzismo deve sempre essere positivamente condannato: non può essere subito, non può essere tollerato”; nella seconda frasi semplici di un papà che ha portato il figlio allo stadio e che riporta quanto è accaduto. Una volta speso qualche secondo per essere sicuro di aver capito cosa volessero dire, condivido quei concetti elevati, ma la testimonianza di una persona come me, che mi parla della sua esperienza di sabato scorso senza alcuna pretesa di insegnarmi come dovrei vivere, la comprendo al volo e mi convince molto di più.

 
21/04/2009 - Due affermazioni significative! (Aldo Di Carlo)

Negli interventi di Morpurgo e Banfi, colgo due affermazioni sigificative: Morpurgo: " ....gioca benissimo nella squadra che, da anni, domina il campionato italiano." Banfi: "... è un ultrà che gioca." Mi domando da juventino se Morpurgo è al corrente dello tsunami, provocato da mani forti, che si abbattuto su Torino bianconera nel 2006. Quanto a Balotelli che "gioca benissimo" (nessuno lo disconosce), è forse più di un "ultrà che gioca", è un grandissimo provocatore che sabato sera è riuscito a far arrabbiare persino il mitissimo Le Grottaglie. Quanto a Moratti, è un grandissimo ipocrita che farebbe bene a tacere, sopratutto dopo aver dimenticato volutamente la storia. Naturalmente sono il primo a condannare gli accadimenti di sabato sera dovuti a deficienti ingiustificabili. Quello che è inaccettabile è che la Juventus debba fare per, la seconda volta e INGIUSTAMENTE, giurisprudenza per il calcio italiano.

 
21/04/2009 - Balotelli (Duilio Sala)

Allora qualsiasi persona di colore, se ha un brutto carattere, può essere apostrofato come "negro di merda"?

 
21/04/2009 - Ha ragione... (Sabatini Nicola)

... Banfi. E' indisponente la retorica sul razzismo. Tutti pronti a stracciarsi le vesti con questa storia del razzismo (che allo stadio non è altro che stupidità emergente), e MAI nessuno che consideri che il problema è educare i giocatori (e i tifosi). Moratti non perde mai occasione per dimostrarsi ipocrita come al solito: il capo degli onesti si è offeso per gli insulti al suo ragazzino. Gli insulti dei tifosi interisti ad altir giocatori di colore però gli andavano bene tempo fa: li giudicava semplicemente "sciocchezze"....

 
21/04/2009 - entrambi (CATERINA CARAFA)

ma mi chiedo se questo signorino fosse bianco avrebbe tutte queste considerazioni?? o sarebbe già stato punito??? Non mi piace il calcio, non guardo più nessuna partita neanche l'italia perchè mi sembra che i giocatori guadagnino troppo e troppo in fretta e inneschino meccanismi pericolosi. Non vado neanche a vedere mio figlio giocare perchè già nelle squadrette di provincia in campi di fortuna ci sono genitori che offendono i ragazzi avversari ...pensando di avere in famiglia un Totti o un Del Piero...quello che accade allo stadio non mi stupisce più di tanto visto il comportamento nei campi di periferia

 
21/04/2009 - RAZZISMO/BALOTELLI (MARCO BISCELLA)

Caro direttore, ho letto - da juventino - il pro e il contro sul caso Balotelli. Una sola considerazione: ricordo - da juventino - che una volta il grande John Charles schiaffeggiò in campo l'altrettanto grande suo compagno di squadra Omar Sivori perché troppo istericamente protestava con l'arbitro e con tutti. Altri tempi. Ma "giganti buoni" oggi sui campi non se ne vedono. E per i bambini viziati - sia quelli che scendono in campo sia quelli che si assiepano sugli spalti - un bel ceffone a volte vale di più di mille prediche sull'etica e sul razzismo.