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ESCLUSIVA/ Di Vaio: «Bologna la mia casa, sogno il 100esimo gol in A con questa maglia»

Pubblicazione:sabato 4 aprile 2009

Di Vaio_R375_3apr09.jpg (Foto)

Marco Di Vaio, attuale capocannoniere in compagnia di Zlatan Ibrahimovic, ripercorre, in esclusiva per ilsussidiario.net,  la sua recente storia calcistica: dalla Juve, al suo periodo in chiaroscuro al Valencia e al Monaco, fino allo splendido campionato che sta vivendo con la maglia del Bologna, dove ha trovato la sua dimensione di calciatore e di uomo segnando, come ha sempre fatto,  valanghe di gol. 

 

Cosa ha trovato nell'ambiente del Bologna che l'ha fatto tornare il Di Vaio di una volta?

Sicuramente il fattore ambientale ha la sua importanza, ma c’è anche del mio: la voglia di dimostrare che ero e che sono ancora un giocatore, la voglia di mettermi in gioco. In più, ho trovato una società che mi ha dato fiducia e un ambiente, quello bolognese, che vive il calcio come piace a me, per la passione che si respira e il rispetto verso i giocatori. Bologna è una città che mi fa stare bene


Le sue esperienze all'estero sono state in chiaroscuro, che difficoltà ha incontrato?

Più che altro ho trovato qualche difficoltà con gli allenatori: a livello ambientale, sia a Valencia che a Montecarlo, mi sono inserito bene, ma in entrambi i casi nel secondo anno le società hanno cambiato allenatore e chi è arrivato non mi prendeva in considerazione, costringendomi di fatto a cambiare aria.


Cosa consiglierebbe a un giovane che si appresta a intraprendere un'avventura all'estero?

Consiglio di imparare presto la lingua: è fondamentale per inserirsi nello spogliatoio e nella città. Inoltre, bisogna cercare di lasciare a casa ciò che abbiamo di “italiano”, per adattarsi a quello che si vive nel posto in cui si va a giocare.

 

Ha qualche rimpianto del periodo juventino? Non era maturo di Vaio o l'ambiente non era adatto a lei?

Non ho rimpianti: quelli alla Juventus sono stati due anni bellissimi. Magari non sono riuscito a fare quello che sto facendo adesso a Bologna, ma ho vissuto comunque due buoni campionati: non si può sempre segnare così tanti gol, anche perché a Torino lo spazio per me era un po’ diverso.


Che differenza c'è tra lottare per lo scudetto e per non retrocedere?

C’è più stress nella lotta per non retrocedere che in quella per vincere. Lottare per vincere è difficilissimo, ma lottare per la salvezza è logorante. Perdere uno scudetto è sicuramente qualcosa di importante, ma giocare in B anziché in A toglie tantissimo.


Ha qualche obiettivo o sogno che vorrebbe realizzare?

Salvarmi ed arrivare con questa maglia al traguardo dei 100 gol in A.


I mondiali del 2010, pensa di avere qualche speranze ripetendo una stagione come quella attuale?

Sicuramente bisogna fare una grandissima stagione per meritarsi la maglia della Nazionale.Adesso penso a finire bene questa stagione, con la salvezza, poi l’anno prossimo vedremo come andranno le cose.

 

Nella sua carriera ha avuto alcuni momenti non esaltanti. Cosa succede nella testa di un attaccante in quelle circostanze?

Non c’è differenza tra un attaccante e un giocatore che copre un altro ruolo, da questo punto di vista. In questi casi, capita di vivere difficoltà tattiche, nei rapporti con l’allenatore o con l’ambiente, non si trova il proprio gioco, si perde fiducia in se stessi e nei propri mezzi e si finisce per rendere meno. In particolare riuscire a mantenere la fiducia in se stessi è importantissimo.


Quanto contano la famiglia e gli affetti per la serenità di un giocatore?

Per gli altri non lo so, ma per me conta davvero tantissimo.

 

C' è qualche allenatore che l'ha segnata sia calcisticamente che umanamente in maniere particolare?

Il mio allenatore ai tempi della Primavera con la Lazio: Domenico Caso.

 

Cosa deve fare il Bologna per salvarsi?

Tornare a giocare come quando è arrivato Mihajlovic, con la stessa grinta, la stessa voglia, la stessa fame: in queste ultime partite dobbiamo ripetere quelle prestazioni.



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