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ESCLUSIVA/ Bortolazzi: vi racconto i miei derby, il Genoa di ieri e quello di oggi

MARIO BORTOLAZZI racconta Genoa-Sampdoria, una sfida determinate per i giocatori e i tifosi, che decide qual è la squadra migliore sotto la Lanterna

genoaR375_20ott08.jpg (Foto)

Mario Bortolazzi racconta, in esclusiva per ilsussidiario.net, il derby, il Genoa di ieri e quello di oggi. Dal gol segnato alla Samp sotto la Nord al Grifone di Gasperini che è tornato a volare.

Lei è stato per tanti anni il capitano del Grifone, cosa significava per lei il derby della Lanterna?

Una partita che ha sicuramente un fascino particolare, per il clima che si respira prima, Per l’atmosfera, per le coreografie, per gli “sfottò”, che fanno parte del gioco, per chi perde…

Come si vive la vigilia?

Era molto sentita da noi giocatori, era importante fare di tutto per vincere. La vittoria in un derby per la tifoseria è un molto importante. Una cosa che mi è rimasta impressa quando sono arrivato al Genoa è che al limite si poteva anche retrocedere, ma non perdere il derby.

Ci racconti il gol che ha segnato nel derby del marzo 1992…

Ci fu una punizione, eravamo sulla sinistra della difesa della Sampdoria: sulla palla eravamo io e Branco. Pagliuca probabilmente si ricordava di quello che era successo l’anno prima, quando Branco aveva segnato: credeva tirasse lui, quindi fece un mezzo passo verso il centro…alla fine calciai io sul suo palo e la palla entrò in rete… Un’emozione unica, era il gol del 2 a 1, segnato sotto la Nord…

C’era qualcuno dei suoi compagni che sentiva il derby in maniera particolare?

Signorini lo sentiva in maniera particolare. Lui era al Genoa da più tempo e aveva ben chiaro cosa significasse quella partita. Aveva una carica particolare il giorno del derby.

In un derby ci fu uno screzio con Mancini…

Quando sei in campo nessuno tira indietro la gamba, io non mi risparmiavo di certo, ovviamente senza cattiveria. Era uno degli ultimi derby, e Mancini probabilmente aveva pensato che le mie entrate fossero troppo dure, che volessi fargli male. Ovviamente non era così… io e Mancini ci conoscevamo da 15 anni, avevamo fatto insieme le nazionali scolastiche e juniores, c’era un rapporto…si risolse tutto.

Come si sarebbe trovato Bortolazzi nel Genoa di Gasperini?

E’ difficile fare paragoni con una squadra, di un altro periodo. Quel Genoa, il mio Genoa, ha fatto un paio di annate ottime, fino al quarto posto e la semifinale di Coppa Uefa. Ma era un’altra epoca, si giocava ancora per i 2 punti, c’erano meno partite… Poi ogni giocatore e ogni squadra hanno fatto il loro tempo, io posso dire di essere orgoglioso di aver giocato in una squadra che è rimasta nel cuore dei tifosi genoani.

Come giudica il lavoro di Gasperini?

Tutto il girone di andata e parte di quello di ritorno ho seguito il Genoa come opinionista per una tv locale. Il Grifone ha espresso un gioco diverso da tutte le altre squadre di Serie A, infatti molti l’hanno definito il miglior gioco della Serie A. E’un Genoa che, che entusiasma, che corre, che cerca sempre di costruire l’azione, si vede che l’alenatore ha dato un’impront e che i giocatori applicano nel migliore dei modi le sue indicazioni. In più ci sono due o tre giocatori importanti che danno quel pizzico di qualità in più e che hanno portato il Genoa nella posizione di classifica dove si trova. Possiamo dire che gli stranieri, nel “mio Genoa”, come in quello attuale hanno dato qualcosa in più alla squadra. Branco, Skuravy e Aguilera nel Genoa anni ’90, Motta, Milito e Juric in quello di oggi.

Un pronostico per domenica…

I derby sono aperti ad ogni pronostico, è impossibile dire chi vince, non c’è squadra più forte o più in forma che tenga, è un derby! ---Ci racconti la sua esperienza al Napoli al fianco di Donadoni. Stiamo lavorando bene, siamo contenti e consapevoli che c’è ancora tanto da fare. Chiaramente la vittoria con l’Inter ha dato entusiasmo all’ambiente e ai giocatori che venivano da un periodo senza vittorie. Dobbiamo continuare così.

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