BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

60° SUPERGA/ Nella memoria del grande Toro sognando un nuovo Filadelfia

Solo quando il Filadelfia, luogo della Gloria, tornerà ad esistere, allora Superga, luogo del Dolore, perderà un po' della sua assoluta importanza, regalandone un po' ad un Toro che sarà nuovamente vivo

Filadelfia_stadio_R375_4mag09.jpg (Foto)

Pubblichiamo la lettera di Alessandro Salvatico, coordinatore editoriale di Toronews.net

Caro Direttore,

Il tifoso granata sguazza nella retorica, ci si trova a proprio agio. É abituato ai continui richiami a tutta una serie di elementi che non sono di attualità, non sono concreti, e in molti casi non sono neppure legati al gioco del calcio: l’orgoglio, il Filadelfia, il Vecchio Cuore Granata, il tremendismo (termine, quest’ultimo, inventato ad hoc per sintetizzare i caratteri propri del dna del Toro, e di prossima introduzione nei vocabolari della lingua italiana). E’ un tifoso abituato alla retorica e all’utilizzo della memoria, così come alle “accuse” che ciò genera: “vivete solo di ricordi” è la critica che più frequentemente si sente muovere. E probabilmente è vero, la povertà dell’oggi rafforza il già consolidato torcicollo di questo particolare tifoso, che volge più spesso lo sguardo all’indietro quanto più il presente non gli fornisce motivi per essere preferito. Oggi è il 4 Maggio, e come ogni anno il nostro granata si prepara a palesare pubblicamente la sua viva memoria. Perché il popolo del Toro ha la propria ricorrenza sacra, e le proprie mete di pellegrinaggio: la Torre Maratona, il Filadelfia (che però è un “non-luogo”, distrutto), il cippo eretto ove perse la vita Meroni (angelo custode accanto a Ferrini), e infine Superga, cui salire come a un Calvario.

Oggi questa scalata si terrà per la 60° volta, che non è solo una cifra tonda buona per destare l’interesse dei media, ma è anche, prosaicamente e agli occhi di chi non vi coglie alcun significato, un sacco di tempo. Già. Perché celebrare Superga, oggi? Al di là della ricorrenza fine a se stessa, che per molte occasioni simili finisce per sfumare nell’abitudine; al di là del ricordo vero, del ricordo a colori, dei non moltissimi ancora in vita ad aver visto giocare quella squadra, e che la persero; al di là di tutto, cosa rappresenta, nel 2009, quel ricordo? Credo che, se si vuole rispondere a un interrogativo simile, ci si debba prefiggere di farlo abbandonando ogni retorica, il che -se non si fosse capito- non risulta cosa semplicissima per il granata. Intanto, il 4 Maggio deve essere celebrato per il valore della memoria, della memoria come valore. Se la società mette tale valore in discussione, il tifoso del Toro si è schierato: il ricordo, il ricordo di ciò che ci è d’esempio, va preservato e mantenuto vivo.

E un secondo perché sta giusto qui, nella parola “esempio”: proprio per stare lontani dalla retorica, ecco che il lavoro fatto da chi raggiunse grandi risultati può oggi essere studiato e analizzato da chi ha aspirazioni di successo. Non è questa la sede per sviscerare l’operato di Ferruccio Novo, ma penso a valori validi anche in un calcio profondamente cambiato, come capacità di programmazione, costruzione di un team dirigenziale abile, fidato e appassionato, lungimiranza, coraggio. Come è evidente, si tratta di motivazioni universali, che rendono importante per tutti questo 60° anniversario; è chiaro, poi, che per il tifoso del Toro si aggiungono motivazioni ulteriori. Chi è granata in Torino lo può confermare: non è facile, avere la Juventus come coinquilina. Ricordare da dove si viene è la sola strada per sapere chi si è, e dove si sta andando; con l’invadente signora bianconera in casa, è necessario rafforzare tutto ciò che crea la propria identità, tutti i ricordi che concorrono a formarla, tutti i luoghi che la simboleggiano materialmente.

A proposito di luoghi, un’ultima riflessione: chi scrive, stamattina si recherà al Cimitero Monumentale di Torino, dove riposano i caduti di 60 anni fa. Dopo, salirà a Superga, e prima sarà passato al Filadelfia, dove i Campioni vincevano e la nazione applaudiva; solo che, mentre la basilica dello schianto continua a troneggiare splendida sulla città, lo stadio di quegli allori non c’è più, e, al suo posto, un buco nero che inghiotte ogni possibile rinascita, risucchiata da politicanti e affaristi. Ecco, penso che quando tornerà ad esistere il luogo della Gloria, allora, forse, il luogo del Dolore perderà un po’ della sua assoluta importanza, regalandone un po’ ad un Toro nuovamente vivo, e i tifosi potranno guardare maggiormente avanti e meno indietro. Ma senza perdere la Memoria.

© Riproduzione Riservata.