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As Roma, le verità non dette sul caso Fioranelli e sulle mosse di Mediobanca

Compagnia Italpetroli ha emesso un comunicato che apparentemente chiude la porta alla trattativa con Vinicio Fioranelli, agente Fifa, per la cessione della Roma. Apparentemente perchè l'altra campana, il gruppo svizzero-tedesco, fa sapere che non tutto è perduto, che si tratta di una comunicazione dovuta. Manovre di disturbo di Mediobanca

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Compagnia Italpetroli ha emesso un comunicato che apparentemente chiude la porta alla trattativa con Vinicio Fioranelli, agente Fifa, per la cessione della Roma. Apparentemente perchè l'altra campana, il gruppo svizzero-tedesco, fa sapere che non tutto è perduto, che si tratta di una comunicazione dovuta, per mettere un po' di ordine dopo i tanti e confusi scenari di questi giorni. Prevalgono però letture negative della trattativa. Per i più si tratta di una chiusura netta. Forse definitiva.

L'unica cosa certa, al di là della girandola di interpretazioni, è che viene ufficializzata una fase di stallo che ormai dura da una settimana. Tra le parti, Mediobanca, i Sensi e Fioranelli, la situazione è chiara da tempo. Gli attuali proprietari e il gruppo svizzero-tedesco hanno raggiunto un accordo ormai da più di un mese. Mediobanca ha fatto le sue richieste: ha voluto verificare che i soldi ci fossero, e gli sono stati fatti vedere; ha voluto sincerarsi che fossero sufficienti a coprire l'intera operazione, li ha contati e ha visto che bastano.

Ma allora qual è il problema? Trapela che, apparentemente, il problema sarebbe la mancata tracciabilità dei fondi di cui dispone Fioranelli, ovvero la loro “dubbia” provenienza. La Banca avrebbe chiesto: “Sig. Fioranelli, lei ha i soldi, quelli che i Sensi le chiedono, ma come ha fatto a guadagnarli?”. Immaginiamo che questa possa essere stata la domanda di Mediobanca all'aspirante proprietario della Roma. La sua risposta sarebbe stata perentoria: “La richiesta è inaccettabile!”

Ci riesce difficile, però, pensare che questa sia la vera causa del congelamento di una trattativa ben avviata. Piuttosto, sembra che Fioranelli, da subito, sia stato considerato inquilino scomodo, poco gradito. Di quelli che ti trovi lì, in casa, ma che non ti saresti mai scelto. Ed ecco allora il maggiordomo (un noto banchiere romano, brizzolato) accompagnare all'uscita l'agente Fifa. Forse perchè c'è già alla porta un ospite più che gradito, invitato da tempo e che aspetta solo il momento buono per entrare. Questo ospite parla arabo e recentemente è stato in visita nel nostro Paese, a Roma. Ed ecco servito il possibile nuovo scenario: dopo essersi “liberati” di Fioranelli, si passa al piano B: convincere Gheddafi a rilevare la Roma (ma non solo il 40%, come il leader libico si sarebbe detto disposto a fare) per intero, e poi affidare la gestione operativa a qualche personaggio romano affidabile.

Ad oggi, dopo gli ultimi atti ufficiali, tutto sembrerebbe pendere per uno scenario simile a quello appena ipotizzato, con Fioranelli fuori dai giochi. Ma abbiamo gli elementi per pensare che il comunicato non sia l'ultima parola. Da ambienti vicini all'agente Fifa fanno sapere che loro non mollano, che ci credono ancora, che fino al 30 giugno non ci saranno novità eclatanti. Nessun incontro con Unicredit, o cose simili, come ipotizzato da alcune emittenti. Procedere a fari spenti, lasciando decantare la situazione. Si sa però che Fioranelli è stanco: troppe parole sul suo conto, molte ingenerose e imprecise, troppa diffidenza e poco credito nei suoi confronti dopo mesi di trattative. Ma non lascia ancora il campo perchè la persona è testarda e ambiziosa, ha lavorato tanto a questo obiettivo e vuol giocarsi le carte fino in fondo, dopo aver sfiorato l'impresa.

La realtà dei fatti ora è più dura e ostile. Il pallino è in mano alle banche, a Mediobanca in particolare, con la Sensi che segue l'evolversi degli eventi da spettatrice, sperando che Fioranelli riesca ad essere convincente con il “banchiere romano”, come ha saputo esserlo con lei. Purtroppo, però, quando ci sono in gioco molti soldi e interessi diversi le mozioni degli affetti non sono mai determinanti per chiudere un affare.

(Eugenio Monti)

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