BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CALCIOMERCATO/ E se Geronzi si "ri-prendesse" la Roma? Fioranelli, Angelini, il fantasma Gea...

Pubblicazione:venerdì 3 luglio 2009

tifosi_roma_unicredit_R375x255_01LUG09.jpg (Foto)

Da Trigoria una cartolina in bianco e nero a immortalare il primo giorno di scuola dei ragazzi di Spalletti. Zero tifosi, zero proclami, zero calciomercato, zero certezze. I primi giri di campo, il saluto dell'ex presidente Rosella Sensi, e la partenza per il ritiro di Riscone di Brunico.

 

L'occasione di oggi, però, è di quelle ghiotte. Pronti e via, si riparte. Ti verrebbe da dire: basta con le chiacchiere, pensiamo al calcio giocato. Ma non è così. E non può essere così. Parlare dell'aspetto sportivo e tecnico della Roma è fuori luogo, non se ne sente il bisogno, almeno per ora. C'è troppo confusione, troppe parole al vento intorno alla Roma-società. E dalla Roma-società nessun chiarimento, nessuno che si affaccia a dire come stanno le cose. Solo un cartello, di quelli rossi, sulla cancellata di Trigoria, con la scritta “Roma in vendita. Rivolgersi alla banca”.

 

Qualcuno sappiamo che alla banca si è rivolto in tempi recenti. Ha chiesto informazioni, presentato offerte. Ma la risposta è sempre stata la stessa: “no, grazie”. E' questo che la gente non capisce: tu, banca, hai bisogno di recuperare i tuoi soldi, ti offrono il giusto, ma lo rifiuti. Una, due, tre volte... Così, banca, oltre a non voler rientrare del prestito fatto a Italpetroli (in tempo di crisi, poi...!), col passare del tempo svaluti l'asset-Roma, l'unico bene della fam. Sensi senza debiti e appetito dal mercato. Che senso ha tutto questo, non lo si capisce.

 

Proviamo un attimo a rimettere in fila i passaggi. Il sig. Vinicio Fioranelli un giorno decide di comprare la Roma. Contatta i legali dei Sensi, tratta per mesi e mesi, raggiunge un accordo. Quando arriva poi il momento della stretta di mano e dei saluti finali, qualcuno fissa la valigetta dei soldi e domanda a Fioranelli: “Ma scusi, tutti quei soldi come li ha guadagnati? Se non me lo dice non le vendo la Roma”. E' la stessa domanda che mi ha fatto l'altro giorno il mio giornalaio quando gli ho dato l'euro per la Gazzetta: “come lo hai guadagnato? Se non me lo dici non te la vendo”. Per fortuna, per me, che il giornalaio (romanista) scherzava. Peccato, invece per il sig Fioranelli, che il banchiere non scherzava affatto. E la Roma non gliel'ha venduta.

 

Stessa sorte per un altro aspirante acquirente, il dott. Francesco Angelini, mister Tachipirina. Romano e romanista, tre figlie femmine come il compianto Franco Sensi, e tanta voglia di contribuire alla causa della squadra del cuore. I soldi ci sono, sono “trasparenti”. Da anni è a capo di un impero economico, solido e in crescita. Ha un buon rapporto con le banche, possiede il 2% di Mediobanca, l'advisor di Italpetroli. Il candidato ideale, vero? Non per la banca che non lo riceve nemmeno, dicono. A questo punto, ingenuamente ci vien da chiedere alla banca: “O sei già in parola con un altro tuo “amico” o hai deciso di tenerti la squadra, almeno per un po'”.

 

La seconda ipotesi è la più suggestiva: immaginiamo Geronzi che di fatto si “ri-prende” la Roma. Un cognome che, indirettamente, ci ricorda la Gea (la figlia ne faceva parte insieme a Davide Lippi ecc) e il Moggi, tornato in voga proprio in queste ore per l'accostamento al Bologna... Un cognome, Geronzi, che incrocia da anni i destini economici (è stata proprio la sua banca a trattare per prima il rientro del debito di Italpetroli) e sportivi del club giallorosso. A tal proposito è celebre la leggenda che narra di un incontro nella sede dell'allora Banco di Roma tra Moggi, il banchiere e la Sensi. Oggetto del colloquio: Guidolin, uomo Gea, sulla panchina della Roma. L'affare, presunto, alla fine non si fece.

 

Tornando alla cronaca, è ormai chiaro che a decidere dei destini della Roma non siano più i Sensi, ma saranno sempre più le banche. Nella speranza che le banche facciano le banche, i banchieri facciano i banchieri, e lascino a qualche generoso e valido imprenditore (magari romanista) l'onore e l'onere di fare il Presidente. Perché questo non è compito da professori né da commissari, nè da banchieri...

 

 

(Eugenio Monsi)



© Riproduzione Riservata.