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ESCLUSIVA NUOTO/ Di Mito: Federica Pellegrini: ferocia e determinazione, ha cambiato il nuoto

MAX DI MITO è stato per sei anni l'allenatore di Federica Pellegrini e ora racconta i pregi e le debolezze di un'atleta che sta facendo la storia di questo sport

pellegrini_sorridente_R375x255_30lug09.jpg (Foto)

Nel nuoto il successo non arriva all’improvviso e senza meriti, anche l’atleta dotato di mezzi fisici e di quella virtù chiamata talento ha bisogno di sacrifici e di rinunce per poter andare avanti. Dietro il doppio oro di Federica Pellegrini nei 200 e nei 400 stile libero ai Mondiali di Roma con tre primati del mondo c’è tanto lavoro, ci sono migliaia di chilometri passati sul filo dell’acqua. Non ancora ventunenne ha realizzato dieci record in carriera. Ma chi era Federica Pellegrini? L’abbiamo chiesto a Max Di Mito, il suo primo allenatore, il tecnico che l’ha accolta nella piscina di Mestre, quando ancora bambina si avvicinava al mondo natatorio. Federica non era un fenomeno, ma era determinata e feroce. L’ambizione e il talento l’hanno consegnata alla storia del nuoto italiano e internazionale. Max, come ha ricordato più volte Roberto Pellegrini, il papà della campionessa, è come un secondo padre per Federica. Di Mito ricostruisce in esclusiva per ilsussidiario.net l’evoluzione sportiva e umana della due volte campionessa del mondo a Roma.

 

Federica Pellegrini giovanissima nella piscina di Mestre. Che atleta era?

Era una ragazzina con una grande determinazione. Molto caparbia, con una grande voglia di costruirsi e arrivare lontano.


E’ sorpreso dal suo rendimento o avrebbe scommesso sulla sua esplosione?

Federica è un’atleta dotata di un motore forte, credo che non abbia eguali dal punto di vista cardiaco e fisiologico.


Dove può arrivare? Ha ancora margini di miglioramento?

Beh, non allenandola più, non saprei. Conosco la filosofia di Castagnetti, ma non conosco il suo piano vasca. Diciamo che fino al 2006, agli Europei di Budapest, per me Fede era un patrimonio del nuoto italiano, oggi è un patrimonio del nuoto mondiale.

 

A Roma si aspettava di più il grande risultato sui 200 stile (1’52’’98) o sui 400 (3’59’’15), una distanza a lei meno congeniale?

Me li aspettavo tutti e due. Secondo me nei 400 valeva un tempo ancora inferiore, ma è stata condizionata dalla tensione emotiva. Federica soffre particolarmente i 400 e si è ritrovata a lottare fra il desiderio di non voler perdere e il desiderio di una grande aspettativa. Con la condizione emotiva che l’ha accompagnata nei 200, avrebbe potuto nuotare sui 3’58’’. Ha fatto due tempi, comunque, che fino a due anni fa erano impensabili: ha veramente cambiato il nuoto mondiale al femminile. I venti record realizzati in questi tre giorni di Mondiali non sono rapportabili alle sue prestazioni.

 

Qual è la sua arma in più?

La determinazione. Questi risultati sono il frutto di 9 anni di lavoro.

 

Cosa ha trasmesso Max Di Mito a Federica Pellegrini?

Spero di averle trasmesso cose buone. Non voglio attribuirmi dei meriti non miei. Sicuramente ho contribuito a formare il suo carattere, l’ho aiutata ad essere meticolosa nel lavoro. L’ho educata ad essere un’atleta di grande livello, poi Fede ci ha messo del suo, perché vi assicuro che lo stesso lavoro con altri atleti (uomini o donne) non ha dato gli stessi risultati. Va dato il giusto merito a lei, che è un’atleta esemplare.

 

Un difetto di Federica?

Non saprei dire, siamo tutti esseri umani. Alcuni vedono nei suoi atteggiamenti un po’ di presunzione, ma secondo me il fatto che a lei non piaccia perdere, nemmeno in allenamento, rappresenta un pregio. L’atleta di alto livello (vedi Phleps o Cavic qui a Roma) deve essere così.

 

Le fa più piacere essere ricordato per il contributo tecnico che ha dato alla crescita di Federica o essere ricordato come una sorta di “secondo padre” di Federica?

Non ho la presunzione di essere un secondo padre. A me basta il fatto che sia rimasto un legame affettivo forte e la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro dal punto di vista tecnico.

 

Conosciamo la Pellegrini appassionata di moda, di tatuaggi e di piercing, forse un po’ spavalda in alcune dichiarazioni, ma che poi arriva al tocco della piastra e si commuove…

Fede è dotata di una grandissima sensibilità. Il suo atteggiamento, spesso confuso con la spavalderia, non è altro che una maschera. Sicuramente si commuove. E’ difficile non commuoversi. Ancora prima che scendesse in acqua nella finale dei 400 stile ho pianto, ci sta che lo faccia anche lei. Da tecnico, cosa pensa delle infinite polemiche sui costumi? Penso che siano destinate a finire con il ritorno dei costumi di vecchia generazione. Alcuni tempi sono destinati a rimanere per un po’ di anni, ma poi ci arriveremo perché il nuoto va avanti e le metodologie migliorano. Oggi i record cascano con una facilità incredibile.

 

(Luciano Zanardini)

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