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AS ROMA/ Lo strano caso di Francesco Totti: premiato a Montecarlo e criticato in patria

Pubblicazione:martedì 12 ottobre 2010

Totti_maglia_R400.jpg (Foto)

 

LE PAROLE. A margine del premio monegasco, il capitano rompe il silenzio. E lo fa in un momento delicato, tra i più bui della storia recente giallorossa, in cui Totti è implicato, ma non passivo spettatore. "Ho parlato con Ranieri - ha dichiarato a Sky Sport - sono a sua disposizione. Se sto bene vorrei giocare, ma se il tecnico mi vorrà mandare in panchina, lo accetterò volentieri". Conclusa l'era degli intoccabili a Trigoria, anche Totti (com'è giusto che sia) è in discussione e il suo utilizzo vagliato da Ranieri. Ma il messaggio del numero 10 è rivolto a tutti, compreso chi ha intravisto aria di guerra nei suoi atteggiamenti recenti. Atteggiamenti che tifosi, critica e occhi indiscreti vari hanno passato in rassegna con anomala oculatezza.

 

ATTEGGIAMENTI DEL SINGOLO. Lo sguardo incupito, l'uscita dal campo senza passare dalla panchina, le parole sul catenaccio e le lettere al giornale. Ogni gesto del capitano è stato letto con la lente della miglior dietrologia politica dei nostri tempi. Senza fermarsi a riflettere sulla semplicità e la sincerità delle emozioni di un giocatore combattivo per la propria maglia. Francesco Totti è sempre stato emblema di genuinità e schiettezza, senza la pretesa di apparire davanti a questo o quel riflettore. E se oggi è tornato a reagire da capitano, con tanta grinta e pochi peli sulla lingua, è stato perché Totti continua a scommettere sulla Roma come fa da vent'anni a questa parte. Lui, che più di tutti ha servito la causa giallorossa, ora è additato quale imputato principale in un processo affollato quanto confuso.

 

PROBLEMI DI SQUADRA. La tattica del capro espiatorio non regge perché il problema della Roma non è insito nell'individualità dei suoi calciatori ma nello spirito di un gruppo che sembra rimasto fermo al maggio scorso. Tra una difesa colabrodo, un centrocampo in ritardo di condizione e un attacco sovraffollato ma abulico, ora qualcuno pretende di spedire Totti in pensione e risolvere di colpo tutti i problemi della squadra. Isterismo o malafede? Forse anche un pizzico di amnesia, visto che numeri e prodezze del numero 10 sono verificabili ovunque, compresi i 25 gol della passata stagione. D'altronde la pur non cercata sovraesposizione mediatica del capitano lo ha condannato ad un'amplificazione di dichiarazioni e comportamenti che lo riguardano. Con il risultato che, in un paio di settimane, uno degli ultimi talenti nostrani che avrebbe meritato di vincere il pallone d'oro è stato trasformato in un vecchio scarpone da riporre in soffitta. Per fortuna qualcuno, lassù a Montecarlo, si è ricordato del capitano.

 

(Marco Fattorini)



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