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Calcio e altri Sport

SCONTRI ITALIA-SERBIA/ Le cariche, la tensione e la tragica "vittoria" degli ultras

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L’immagine di quel teppista che, coperto dal passamontagna, incitava i propri compatrioti alla violenza più cieca resterà nella mente per tanto tempo di tutti i ragazzi presenti oggi allo stadio.

 

E di tutti noi. Che volevamo goderci una partita di calcio e che ci siamo invece trovati senza parole a scuotere la testa di fronte all’assurda violenza che la televisione trasmetteva nelle nostre case.

 

Non erano serviti i tentativi della polizia, non sono serviti quelli di Stankovic e compagni di placare la lucida demenza di questi facinorosi. La follia si placa per 6 minuti. Giusto il tempo di iniziare la partita. E di farla interrompere definitivamente riprendendo il folle lancio di oggetti e di fumogeni verso il campo.  

 

Il pubblico applaude. Giusta la decisione. Stasera non si poteva giocare. Lo stadio piano piano si svuota.

 

Loro restano li, a godersi la ribalta. Cantano, ballano, urlano e distruggono tutto ciò che gli capita a tiro. I delegati Uefa, l’arbitro, i responsabili della sicurezza e quelli delle due delegazioni  ci mettono un’ora a prendere l’unica decisione possibile: sospendere definitivamente una gara di fatto mai iniziata.

 

Quando la situazione sembra tornare alla normalità, tutto precipita. Gli ultras approfittano delle lente operazioni di deflusso per scatenare l’inferno all’esterno dello stadio. Sulle tv rimbalzano immagini di una guerriglia urbana che ci fa tristemente ripiombare ad una Genova che volevamo dimenticare: quella del G8 del 2001. Cariche di violenza spaventosa contro le forze dell’ordine, aggressioni ripetute ai volontari delle ambulanze, macchine incendiate, tombini divelti e lanciati contro la polizia.