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SCONTRI ITALIA SERBIA/ Flop sicurezza o evento imprevedibile? Eppure Ivan Bogdanov aveva cesoie e bengala

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LA PERICOLOSITA' DEI SERBI. Smagliature o meno, qualcosa non è funzionato e il "cosa" è chiaro a tutti. Il problema del "non dovevano arrivare a Genova" è il punto di una questione certamente complessa, ma non indecifrabile. L'impressione, guardando le immagini, seguendo gli sviluppi della serata e le sue degenerazioni, è che non si avesse presente la potenzialità offensiva dei gruppi serbi, poi definiti "criminali" dalle stesse autorità italiane. Individui come "Ivan il terribile" leader di prime pagine col passamontagna in testa, hanno fatto il bello e il cattivo tempo, prima a zonzo per la città, poi nella gabbia (tagliata dalle cesoie) di Marassi. Il tutto perché nessuno li ha bloccati alla partenza (dal 2009 non c'è più bisogno del visto per uscire dalla Serbia), nè all'arrivo, nè tantomeno allo stadio.

 

PREMEDITAZIONE. Si parla di un apparato di sicurezza evidentemente mal organizzato in partenza, al quale è mancato un essenziale raccordo sull'asse Roma-Belgrado. Dove forse qualche parolina in più dai Balcani avrebbe perlomeno mitigato le conseguenze. A maggior ragione se, come emerge con maggiore insistenza nelle ultime ore, gli scontri di Genova sarebbero premeditati e avrebbero una regia direttamente in Serbia. In più, tale carenza di informazioni con annesse contromisure (servivano più uomini e mezzi) ha rivelato l'inadeguatezza di un dispositivo incapace di effettuare il regolare filtraggio all'ingresso dello stadio. Pratica a volte asfissiante per i tifosi onesti, rivelatasi del tutto inesistente per i chiassosi ospiti serbi che, in virtù delle gravi contingenze del momento, hanno avuto libero accesso agli spalti del Ferraris. Con conseguente dispiegamento dei propri mezzi di offesa.

 

LA POLIZIA. Ciò non toglie che l'atteggiamento delle forze dell'ordine, improntato al mantenimento dello status quo, sia stato di saggezza e professionalità, tale da evitare "una possibile tragedia", come ribadito anche dal Viminale. E' sotto gli occhi di tutti l'abnegazione delle decine di agenti che hanno fatto il possibile per controllare la situazione, moderare gli animi dei serbi e assicurarne un regolare deflusso al termine della partita mai iniziata. Un lavoro paziente e certosino protrattosi fino alle prime ore del mattino quando alle 2.40 è stato scovato il capo ultrà Ivan Bogdanov, nascosto nella pancia di un pullman. Inoltre 138 tifosi sono stati identificati e controllati per vagliarne la situazione, il tutto scongiurando altri disordini dopo il surriscaldamento delle ore precedenti.

 

RESPONSABILITA'. Poteva andare peggio, questo è sicuro. Ma la realtà è che una serata di calcio ufficiale doveva andare in un altro modo, evidentemente incardinata entro i ranghi dello sport e della civiltà. Anche perché, se nel corso del campionato si vietano trasferte considerate rischiose e si adottano provvedimenti restrittivi motivati da esigenze di pubblica sicurezza, a maggior ragione in occasione di Italia-Serbia qualcuno avrebbe dovuto valutare con più serietà quella che, per centinaia di ultras serbi, è stata una vera gita di piacere tra violenza e razzie.

 

(Marco Fattorini)



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