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CASSANO/ Il grido d'aiuto di FantAntonio che Garrone non può ignorare

Nella vicenda di Antonio Cassano e il patron della Samp Garrone c'è qualcuno che non vuol capire cosa sta succedendo. I giornali

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Oggi è il giorno delle ricostruzioni, della curiosità, del voyerismo mediatico che vuole indagare, scoprire, vedere cosa avrebbe detto Cassano a Garrone, come, quali coloriti epiteti avrebbe utilizzato per arrivare a far prendere al patron della Sampdoria una decisione così incomprensibile come quella della rescissione. Discorsi da sciocchi un po' guardoni che si fissano il dito e non guardano la luna, per usare una espressione che rende bene l'idea.

 

Sui giornali, la lite Cassano-Garrone è finita così, con una quantità innumerevole di insulti davanti ad alcuni giocatori, fra i quali Pazzini, Lucchini, Marilungo, Pozzi e Dessena, oltre ad altri tesserati.

 

Eppure il perché Cassano sia arrivato a questo non è stato mai e mai indagato. E non con la curiosità da reality, ma con l'interesse a un giocatore maturato tra mille difficoltà, passando dai vicoli di Bari ai tappeti rossi del Bernabeu, rivelatisi poi ipocriti e non in grado di accompagnare il talento e il carattere bizzoso e fragile di un ragazzo che solo con il matrimonio si era lasciato alle spalle il passato.

 

Il resto è cronaca, ma forse è proprio qui che il ragionamento cade. Quello di Cassano, che oggi ha raccontato, con pudore, la sua verità arrivando a scusarsi, lui che orgoglioso lo è sempre stato, è il grido di aiuto di chi non è tranquillo, forse proprio perché vive un momento di difficoltà in quei rapporti che lo hanno fatto diventare di colpo "grande" non solo come età anagrafica. Difficile credere che la fotografia di Garrone al matrimonio del suo campione, gonfio di orgoglio, sia già sbiadita. C'è qualcosa che non torna e Cassano urla così il suo grido di aiuto. Garrone lo sa.

 

Cassano finisce fuori rosa, non parte con la squadra per la trasferta di Cesena e non si presenta a Bogliasco per la rifinitura. Non parla dell'accaduto, gli unici a farlo sono i dirigenti sampdoriani che in una nota, a ulteriore conferma della veridicità del racconto, constatano che "i fatti esposti" sono "non contrastati e non contestabili dal calciatore".

 

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