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CRISI AS ROMA/ Tanti moduli, zero soluzioni e un attacco da ridimensionare

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. La Roma ha cambiato il vestito troppe volte, con molta fretta e pochi risultati in un avvio di stagione da dimenticare. Tante identità, tutte traballanti e sconfessate dalle partite finora giocate, vuoi per la retroguardia incerta, le fasce senza esterni o per il raccordo tra centrocampo e attacco. Se per i lavoratori di oggi c'è il problema del posto fisso, a Trigoria si cerca un modulo fisso che possa valorizzare le individualità (tante) e la collettività (al momento poca) di una squadra in cerca di autore. Appurata la condizione fisica non ottimale e il calo di concentrazione nei secondi tempi, c'è pure da gestire un attacco ricco di nomi ma incredibilmente povero di gol (5 in campionato). La sovrabbondanza è una condizione che molti allenatori vorrebbero vivere sulla propria pelle ma che, a ben guardare, non è archiviabile con qualche cambio o turnover.

 

Il reparto offensivo giallorosso (con Baptista e Okaka riserve di lusso) conta tra le sue fila il jolly Menez, talento cristallino a volte lezioso ma dalle ampie prospettive di crescita. Il francese si è dimostrato un fiume in piena sia come trequartista che come esterno: le sue incursioni in velocità hanno mandato ai matti Chivu e colleghi. Ma la sua collocazione in campo e non meglio precisate esigenze di squadra lo hanno costretto al cambio per ben sei volte in sei partite. Poi c'è un Marco Borriello che nella Capitale ha impiegato pochi minuti per ambientarsi e tornare al suo mestiere di bomber tanto da riconquistarsi il posto in Nazionale. L'attaccante napoletano, inspiegabilmente sostituito al San Paolo, ha già fatto breccia nel cuore del pubblico romanista che, in questo momento di crisi, vorrebbe "undici Borriello" in campo. Scorgendo la lista dell'artiglieria giallorossa troviamo anche quel Vucinic genio e sregolatezza, ancora affetto da discontinuità e prestazioni ad intermittenza per poi arrivare alla scommessa Adriano che, lontano dalla sua forma migliore, è alle prese con l'ennesimo infortunio. In attesa che torni l'Imperatore della Milano dei tempi migliori.

 

E alla fine arriva Totti. Non il titolo di un film, ma la situazione del capitano giallorosso, balzato agli onori delle cronache in questo momento no dei giallorossi e da più parti individuato come uno dei "problemi" del clan romanista. Il suo contributo in queste prime giornate, nonostante corsa e grinta di un ventenne, è risultato carente, non sempre in linea con le esigenze di un reparto offensivo che chiede velocità e costanza e dove Totti non può più fare la punta dura e pura, chiuso dall'arrivo di due centravanti. Il capitano, ancora fermo a zero gol e dall'alto dei suoi 34 anni, dovrà rimettersi in discussione ed è probabile che gli sarà chiesto un sacrificio per la squadra, a partire dal suo ruolo in campo e nelle sostituzioni a partita in corso. Con buona pace di chi lo considera un intoccabile. Senza però condannarlo con sentenze sommarie come avviene in queste ore di crisi. La scorsa stagione, seppur costellata di infortuni, ha visto un capitano grintoso e prolifico con 25 reti e tanta determinazione. Nulla di irripetibile, a maggior ragione per uno degli ultimi fuoriclasse dal passaporto italiano.

 

(Marco Fattorini)

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