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REPORTAGE CICLISMO/ «Dopato a chi?». L'altra faccia del pedale dopo la bufera Torri

Il mondo della due ruote è stato investito dalle polemiche dopo le dichiarazioni del capo della procura antidoping, proviamo a sfatare alcuni luoghi comuni

torri_ettore_R400_6OTT10.jpg (Foto)

 Un mese intenso per il ciclismo. Nibali ha vinto la Vuelta di Spagna; si è appena corso un entusiasmante campionato del mondo in Australia, Cancellara strabilia a cronometro e Hushovd si impone a braccia alzate nella prova in linea. Eppure le prime pagine dei giornali italiani in queste ultime settimane ci hanno raccontato quasi solo di doping. L’attacco a Lance Armstrong da parte dell’antidoping statunitense, l’affare Cobra-Red con decine di avvisi di garanzia, la positività di Alberto Contador a un test antidoping effettuato durante il Tour de France vinto qualche mese fa (il doping di Mosquera è stato poco pubblicizzato solo perché i capiredattori probabilmente non sanno chi sia).

 

Ora pure il Robespierre dell’antidoping, Ettore Torri, si lascia andare a un moto di sconforto che, parafrasato, suona così: tutti i ciclisti indagati che depongono mi dicono la stessa cosa, che tanto si dopano tutti. Ovviamente anche Ettore Torri va in prima pagina (Nibali, alla Vuelta, ci è andato a fatica: sembrava non interessasse a nessuno che un italiano andasse fortissimo in una tra le gare più difficili e importanti al mondo, e che addirittura la vincesse). Partiamo da questo: c’è qualcosa che non va. Non solo tra i dopati; c’è qualcosa che non va in questi controlli antidoping, tarati su valori buoni solo per i moralisti; c’è qualcosa che non va nei media, morbosi, tendenti al sensazionalismo, che si divertono a pescare nel torbido, a fare rumore in nome di uno sport decoubertiano immaginato, e si dimenticano delle imprese sportive. Ma che cos’è poi l’impresa sportiva? E questo doping, possibile che non riusciamo a estirparlo? Proviamo a muoverci per topos, per luoghi comuni, e cerchiamo di confutarli e di trovare delle risposte a troppe amare considerazioni che scopriamo sulla nostra bocca di sportivi delusi.

 

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