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REPORTAGE CICLISMO/ «Dopato a chi?». L'altra faccia del pedale dopo la bufera Torri

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Il doping c’è solo nel ciclismo

Il ciclismo è lo sport dove ci sono più controlli antidoping, dove gli atleti hanno accettato di rendersi rintracciabili durante tutti i propri spostamenti alle autorità antidoping, dove sono stati sottoscritti protocolli per il controllo della salute sconosciuti in altri sport (il cd. passaporto biologico), dove gli atleti hanno richiesto i controlli del sangue quando in altri sport non vengono effettuati (nel calcio si poteva persino rifiutare il prelievo del sangue). Il ciclismo non è più malato di altri sport: il ciclismo da una dozzina d’anni è diventato il parafulmine di ogni campagna sul doping. Non ci sono nel ciclismo tanti soldi come in altri sport, eppure sembra che solo nel ciclismo ci sia il doping, mentre nel calcio, nella pallacanestro, nell’atletica, nel tennis, nello sci di fondo, nel nuoto ecc. ecc. di doping – stando alle cronache – praticamente non ce n’è.

 

Ma il ciclismo è uno sport dove non c’è alcun gesto atletico, basta essere dei muli da soma, e si vince!

Eliminiamo per un attimo il calcio, e il tennis, e il basket (dove, si sa, correre tanto più degli avversari, colpire la palla più forte o resistere a tutta dal primo all’ultimo minuto sono dettagli trascurabili, perché quello che conta sono il tocco di piede, della racchetta, e il gioco del polso. I gregari del centrocampo e i picchiatori di fondocampo non hanno la tentazione del doping perché sono solidali coi loro colleghi talentuosi, e mai farebbero niente per sembrare alla loro altezza: loro si allenano duramente e basta, mica come i ciclisti!), ma perché nel nuoto, nell’atletica, nello sci di fondo, non si parla mai di doping? Qualcosa nell’atletica, ma rispetto alla bici è cosa risibile. In nessuno sport ci sono i controlli che ci sono nel ciclismo, eppure nessuno si sogna di aumentare i controlli negli altri sport. Perché? Perché i calciatori non sono disponibili 24 ore su 24 a controlli a sorpresa e non devono segnalare i loro spostamenti come i ciclisti? Torno a chiedermi, siamo sicuri che squadre che investono milioni di euro in un progetto sportivo siano immuni dalla tentazione di creare laboratori medici dove bombare i propri atleti (non ci sono state negli anni passati delle sentenze a riguardo?) Quindi non solo nel ciclismo le cose sono poco chiare. Perché non si fa nulla per migliorare l’antidoping anche negli altri sport?

 

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