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Calcio e altri Sport

REPORTAGE CICLISMO/ «Dopato a chi?». L'altra faccia del pedale dopo la bufera Torri

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Ma allora si dopano tutti?

Così ha detto Ettore Torri, il Robespierre deluso. Così sembrerebbero andare i nostri ragionamenti del paragrafo precedente. Noi che scriviamo non possiamo dirlo: non abbiamo le prove, ci querelerebbero. Tuttavia Torri ha detto una cosa saggia quando ha detto: ci saranno sempre nuove tecniche più sofisticate che precederanno l’antidoping. Allora l’antidoping serve a dividere i ricchi dai poveri: chi ha i soldi e si permette doping sofisticati la fa franca e vince; chi ha meno soldi e prova ad arrangiarsi arriva secondo o terzo, ma è più a rischio di essere beccato (si torna a Craxi: le tangenti servivano contro i soldi sovietici). Il sottoscritto (che non è un medico né un biotecnologo) già da tanto tempo aveva sentito parlare di doping genetico (ci sono già diversi studi a riguardo, quindi chissà a che punto sono già arrivati con le pratiche sperimentali..). Nella grande stampa nessuno ne ha mai parlato di queste pratiche; si può leggere qualcosa nei forum di ciclismo, come Cicloweb. Eppure un paio di mesi fa il CONI fa sapere di avere messo a punto un nuovo test per rintracciare la manipolazione genetica dell’organismo umano (senza specificare quale manipolazione). Ma come: nessuno ne parlava? E avete già l’antidoto? E prima, che non lo cercavate neppure? In tutti questi anni? Come facciamo a essere sicuri che tutti i nostri beniamini non ne abbiano fatto uso?

 

La legge è uguale per tutti? C’è sport e sport, c’è ciclista e ciclista

Se un antidoping ci deve essere, che almeno sia uguale per tutti. Primavera 2006, scoppia l’Operacion Puerto, la Guardia Civil spagnola scova una clinica dove un medico riceve sangue, lo arricchisce con vari procedimenti e lo restituisce al legittimo proprietario pronto a essere ri-trafuso ed utilizzato per andare a tutta. I clienti sembrano molti, c’è una lista con almeno 150 nomi. Ivan Basso confessa. Ullrich viene inchiodato da un’analisi del DNA, diversi i ciclisti coinvolti: alcuni rimangono sospesi in un limbo poco chiaro, in cui non si sa se possono correre o meno. Al massimo si arriva a una dozzina di indagati; e gli altri 140 nomi chi sono? Che mestiere fanno? A quanto emerso nei primi giorni di indagine dentro quelle liste ci sarebbero calciatori, tennisti, piloti (sicuri nessun cestista?). Gli spagnoli però insabbiano tutto. Possibile che la Spagna, le Furie Rosse che vincon tutto nello sport, abbiano dei magistrati così poco orgogliosi e vincenti? O forse (forse forse?!) non hanno tirato fuori quei nomi perché erano troppo illustri? Capita così che il ciclista Valverde, nonostante l’Operacion Puerto del 2006, corra liberamente, e gli italiani no. Quando Valverde, durante il Tour del 2008, arriva a Pratonevoso, la federazione ciclistica italiana si riconosce competente per ragioni territoriali, lo controlla, e riapre la sua posizione. Ora, nel 2010, è stato squalificato. Dopo 4 anni di vittorie. E tutte le corse in cui ha corso e vinto dal 2006 ad oggi? Che senso ha tutto questo?

 

Gigi Crema

 

(Fine prima punta. Continua domani)

 

 

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