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REPORTAGE CICLISMO/ 2. Liberalizzare il doping? Ma siamo matti!

La soluzione e' il doping libero? Assolutamente no. Nella seconda puntata le soluzioni per uscire da questo stato di crisi del mondo del ciclismo

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Prima puntata: REPORTAGE CICLISMO/ «Dopato a chi?». L'altra faccia del pedale dopo la bufera Torri

 

Pubblichiamo oggi la seconda e ultima puntata del reportage su doping e ciclismo curato da Gigi Crema

 

Ah, il passaporto biologico!

Secondo caso di difformità di trattamento (il quale ci servirà in questo servizione sul doping per parlarvi di un nuovo strumento di controllo dei corridori): il Passaporto biologico. Come funziona? I corridori devono dichiarare una serie di valori, l’Unione ciclistica internazionale elegge una decina di corridori a suo dire sospetti (come li individua?), verifica più approfonditamente tali dati, e quando riscontra delle anomalie deferisce il corridore alla procura antidoping nazionale. Quando il passaporto venne istituito il DS Bordonali si oppose, perché gli sembrava uno strumento molto costoso (ricordiamo che sono le squadre che devono pagare tali procedure) e troppo discrezionale; morale? Ritorsione, non venne invitato a delle corse, e si adeguò, pagando.

 

L’estate scorsa due corridori sono stati fermati per valori anomali: Pellizotti, e Valjavec; il primo è stato fermato dalla Federazione italiana; il secondo ha spiegato alla Federazione slovena che per dei problemi di salute alcuni controlli devono essere stati sballati. La federazione slovena (a nostro avviso giustamente, perché se uno sta male deve curarsi, non può non prendere delle medicine perché ha il passaporto biologico come mannaia addosso) non riscontrando la certezza della colpevolezza non ha fermato il corridore; quella italiana sì. Situazione identica, regole poco chiare, applicazione da parte delle federazioni opposte.

 

Globalizzazione: fenomeno spontaneo, eppure un pochino aiutato

 

Un senso tutto ciò potrebbe averlo. In questi ultimi 15 anni oltre alla globalizzazione economica abbiamo assistito alla globalizzazione ciclistica. Australiani, americani e danesi sfidano italiani, belgi, colombiani e britannici. Anche la manifattura ciclistica non è più affare esclusivo di francesi, italiani e tedeschi. Tante nuove aziende nordamericane fanno il loro ingresso nel mercato mondiale. Cervélo, Cannondale, Felt, Specialized e Trek sbarcano in Europa dal Nordamerica assieme a Lightweight, Sram e Zipp. Tutte pressoché inesistenti nel mercato europeo prima del 2000 (a parte la Cannondale). 15 anni di forche antidoping e di Armstronghiadi ci hanno consegnato anche questo. 7 Tour de France all’americano hanno dato ai prodotti europei nuovi appassionati d’oltreoceano, e ai produttori statunitensi nuovo mercato in Europa. L’antidoping selettivo made in UCI (Unione ciclistica internazionale) ha ottenuto il suo scopo?

 

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